Ogm, è allarme mais contaminato in tre aziende del Lazio

Mais Ogm in campi della Provincia di Roma e Latina. La scoperta è stata fatta dall’Arsial, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo del Lazio, che ha denunciato tre aziende agricole che coltivano ibridi di mais di provenienza americana e non ammessi in Europa.

La presenza di coltivazioni Ogm non autorizzate in Italia potrebbe essere in realtà ben più diffusa considerato il fatto che i tre casi rinvenuti nel Lazio sono il risultato di una campagna di controlli che copre solo l’1% delle aziende agricole e che, come si legge in un comunicato dell’Arsial, Lazio e Toscana sono le uniche regioni che effettuano controlli in campo.

Dalle analisi di laboratorio effettuate dall’Istituto sperimentale Zoo-profilattico Lazio-Toscana su campioni prelevati dai tecnici, sono emerse due positività riconducibili rispettivamente “alla presenza dell’ibrido DAS 1507 x NK 603 oppure alla contemporanea presenza di mais evento DAS 1507 e mais evento NK 603” e “alla presenza dell’ibrido DAS 1507 x DAS 59122 oppure alla contemporanea presenza di mais evento DAS 1507 e mais evento DAS 59122”, entrambe su coltivazioni derivanti da sementi dichiarate esenti da Ogm dalla casa produttrice Pioneer, leader nel settore sementi che fa capo alla multinazionale Dupont Business.

“Oltre che all’ambiente, alla biodiversità e ai consumatori”, ha dichiarato Andrea Ferrante, Presidente dell’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), “episodi del genere danneggiano gli ignari coltivatori che avevano comprato sementi regolarmente dichiarate prive di organismi geneticamente modificati. In questi casi la sanzione deve essere dirottata su chi, mettendo in commercio semi contaminati senza predisporre adeguati controlli di qualità e ingannando così i produttori, detiene la responsabilità prima del problema. La Pioneer faccia dunque sapere come intende risarcire i coltivatori per il danno economico e di immagine arrecato”.

L’ipotesi, avallata dai tecnici dell’Arsial, di una contaminazione sul campo (“Si è trattato di due episodi di contaminazione e non di campi interamente Ogm), ripropone il problema, mai risolto, della coesistenza tra coltivazioni convenzionali e Ogm. Un problema sul quale si è recentemente pronunciata anche la Corte di Giustizia europea con una sentenza che ha imposto ad un coltivatore tedesco l’indicazione della presenza di Ogm nell’etichetta del miele biologico da lui prodotto.

Un problema che il Ministero delle Politiche Agricole sarebbe orientato a risolvere in parte con l’attivazione di una clausola di salvaguardia, cioè la messa al bando, sul mais OGM MON 810, sull’unico prodotto geneticamente modificato, insieme alla patata Amflora, la cui coltivazione è consentita dalla legislazione europea.

Un’altra strada per limitare il rischio contaminazione è l’intensificarsi dei controlli alle frontiere sulle sementi provenienti dai Paesi dove le coltivazioni geneticamente modificate non sono vietate. Soprattutto Usa, Brasile e Argentina da dove proviene l’80% dei semi Ogm commercializzati nel mondo.

[Fonte: arsial.it, corriere.it, aiab.it, greenpeace.it]

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