Arriva l’aglio cinese Igp. L’Unione Europea ha infatti incluso nel suo Registro delle produzione certificate il bulbo Jinxiang Da Suan proveniente dalla regione del Jinxiang. La richiesta era stata inoltrata dalle autorità cinesi qualche mese fa.

Per la Cina non è la prima volta. Prima dell’aglio Jinxiang Da Suan sono già approdati al Registro Ue delle Dop, Igp e Stg gli spaghetti Longkou Fen Si Igp, il thè verde Longjing Cha Dop e tre prodotti ortofrutticoli (l’agrume Guanxi Mi Yoi Dop, la mela Shgaanxi ping guo Dop e i tuberi lixian Ma Shan Yao Igp).

Di colore bianco brillante, munito di 8-10 spicchi esterni, forma arrotondata, media piccantezza, 5-7 cm di diametro e 40-80 g di peso, l’aglio Jinxiang Da Suan, coltivato nella zona da 2000 anni, occupa oggi un’area di 40 mila ettari.

Il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), sorella minore della Dop (Denominazione di Origine Protetta) viene attribuito a quei prodotti nei quali reputazione e qualità possono essere attribuiti ad una regione e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono in un’area geografica precisa.

Per la Cina, 1° consumatore mondiale mondiale e grande esportatore di aglio, è una bella notizia. Meno per l’Italia e per le sue produzioni di qualità come l’aglio rosso di Sulmona, l’aglio bianco di Vessalico, l’aglio di Voghera Dop, il polesano e il maremmano. Nel 2010 l’Italia ha importato dalla cina 2,5 milioni di chili di aglio e le importazioni sono in aumento nel 2011. Il riconoscimento europeo rappresenta un rischio concreto per l’economia del comparto visto che, come spiega Coldiretti, “potenzialmente la produzione di aglio cinese che potrebbe essere commercializzata con marchio comunitario Igp è pari a cinque volte il totale della produzione comunitaria”. Timori rafforzati dalle frequenti denunce dell’Olaf, ufficio anti-frodi dell’UE, per operazioni di triangolazione che vedono la Cina protagonista nel tentativo di modificare l’origine del prodotto cinese per non pagare i dazi.

L’apertura dell’Europa alla tutela dei prodotti cinesi, voluta per rinsaldare un’alleanza futura in sede di Wto per la lotta ai falsi alimentari, mette perciò in allarme i produttori italiani dei comparti ortofrutticoli interessati come le mele e gli agrumi. E come l’aglio visto che, avverte Coldiretti, il marchio comunitario Igp potrebbe trarre in inganno i consumatori sulla provenienza europea del prodotto dirottando sull’aglio cinese le loro preferenze.

[Fonte: europa.eu, coldiretti.it Foto: piacenzasera.it, winenews.it]

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