Gran ristorante Senato. Prezzi in su e camerieri licenziati

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Ricordate la querelle del Ristorante del Senato che dispensava pasti a prezzi irrisori? Ebbene, uno dei simboli della casta politica sta crollando sotto le picconate della rivolta popolare. Il Sole 24 Ore ricostruisce i fatti:

Sull’onda del malumore dell’opinione pubblica, sollevato da numerosi articoli giornalistici, l’amministrazione del Senato ha tagliato i contributi, che precedentemente compensavano il minor costo fatto pagare ai senatori clienti e ai giornalisti parlamentari, facendo lievitare di colpo i prezzi dei piatti.

Oddio, una certa sollevazione in rete, dai blog ai social network alla trasmissione Servizio Pubblico, c’è stata. E qualcuno ha dovuto pagare 100 € per una pizza. Comunque, un filetto di manzo ha visto triplicare il prezzo arrivando a 25 € cioè a quanto si trova in un normale ristorante. L’effetto del taglio dei contributi statali ha sortito come effetto la diminuzione dei coperti e il conseguente calo dei ricavi. Per cui sono partite le prime 9 lettere di licenziamento inviate dalla Gemeaz Cusin, la società che gestisce il ristorante senatoriale. I dipendenti hanno occupato il ristorante in attesa di una risposta dall’azienda che vorrebbe licenziare senza incorrere in penali (probabilmente per effetto di un evento inaspettato come la messa in concorrenza del ristorante di Palazzo Madama con tutti quelli che si trovano all’esterno del Senato).

Chissà i Senatori e i giornalisti parlamentari su quale tavola si sono orientati. O in tempi di crisi e decurtazioni avranno preferito un panino portato da casa?

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