Miracolo a Milano/2 The Cube, ci piace il ristorante del futuro

Ristoranti

Ho portato il mio amico Totò a vedere The Cube in piazza Duomo. Visto che è proprio da lì che se ne era andato, sessant’anni fa, ero curioso di vedere le sue reazioni…

The Cube è un ristorante temporaneo, che viene “appoggiato” periodicamente su edifici importanti di tutta Europa: è stato per tre mesi, questa primavera, sul Parc du Cinquantenaire a Bruxelles, ora è sulla (ok, a fianco della) Galleria Vittorio Emanuele in piazza Duomo a Milano, e ci rimarrà fino al 26 aprile, poi andrà a Londra, Stoccolma, se non sbaglio Mosca… “Architettato” da Park Associati (Filippo Pagliani e Michele Rossi, progettazione architettonica e degli interni) e dallo Studio FM Milano (logo e texture design del padiglione), ideato da Electrolux, comprende una cucina aperta e una “sala” da 20 max 22 posti, in un unico lungo tavolo bianco; bianco come tutta la struttura, dentro e fuori (saranno i diversi chef che si alterneranno ai fornelli – quelli a induzione Electrolux… – a dare colore, con le loro preparazioni, all’ambiente). Diversi chef, tutti membri (stellati) dei Giovani Ristoratori d’Europa: si è iniziato con Christian e Manuel Costardi, del  Ristorante Cinzia, seguiranno Marco e Vittorio Colleoni del San Martino, Andrea Sarri dell’Agrodolce di Imperia, Alessandro Breda, Ciccio Sultano, Emanuele Scarello, Enrico e Roberto Cerea, Nicola Portinari, Tommaso Arrigoni ed Eros Picco.

L’impatto da piazza Duomo è curioso – un’ala bianca appoggiata su un palazzone ottocentesco – ma assolutamente non sconvolgente (nemmeno Totò si è turbato più di tanto): un po’ per la consapevolezza che si tratta comunque di un allestimento provvisorio (montato a tempo di record, per di più utilizzando una gru solo nelle ore notturne, portandola via di giorno per ridurre l’impatto estetico e il trambusto: grande..), un po’ perché nuovo è bello se comunque è bello (io devo ancora digerire il palazzo dell’Arengario che taglia via un pezzo di Palazzo Reale…), perché comunque una città è viva e cambia (e se cambia solo per un po’ è anche meglio…), e insomma ci è piaciuto. Da sopra poi, ancora meglio: si abbraccia tutta la città, i grattacieli nuovi in lontananza, la Torre del Filarete, la Torre Branca, la Torre Velasca; la vista sui tetti oggettivamente non è un gran che, ma è l’idea di avere Milano davanti, a 360°, e il Duomo lì a portata di mano: è l’essere milanese a Milano…

Un doppio terrazzo, la cucina in fondo, la sala con pareti in vetro che arrivano sulla piazza, una delle pareti decorata con il motivo esagonale che compone il logo del Cube; un tavolo unico, per tutti i commensali. Totò era entusiasta – era una presentazione dell’evento, per cui non c’erano posti a sedere, ma si poteva andare avanti e indietro, per di più con un bel sole.

Christian e Manuel Costardi ai fornelli: hanno preparato una serie di piattini di assaggio, il menu di mezzogiorno e sera mi sembra di capire non sia fisso (prezzi: 200€ a mezzogiorno, 270 la sera). Il bello è che te li preparano sotto gli occhi – anche se immagino che a pranzo e cena si stia più seduti –, non c’è separazione fra cucina e sala. E cucinando ti spiegano cos’è che stanno facendo, e perché, e i loro ingredienti, e loro stessi attraverso il loro piatto. A Totò è piaciuto particolarmente questo aspetto, come se fosse un sapore in più.

I piatti: abbiamo assaggiato (il buon Totò ripetutamente…) “Semplicemente gambero”, dei gamberi crudi in una riduzione direi di un brodo fatto con le teste, e pistacchi sbriciolati; un baccalà mantecato su un morbido di patate e un pizzico di noce moscata (ne avrei messo un pizzico meno pizzico e più pizzicotto….); un riso con sugo di pomodorini pugliesi (cucinato a crudo, senza soffritto… quindi più pomodoroso: ottimo) e un pesto leggero di basilico pinoli e poco aglio; una spuma di grana padano con crema di birra e polvere di caffè; una capasanta passata brevemente in forno con olio sale pepe su una crema di latte con briciole di liquirizia e limone e sopra qualche grano di sale Maldon… Insomma, piatti relativamente semplici, ma di grande effetto e qualità, e, come mi ha detto Totò, “buonissimi”.

L’essenzialità della struttura sta benissimo vuoi sul palazzo ottocentesco vuoi accanto al “gotico” del Duomo; la vista è un ingrediente in più; la cucina dei fratelli Costardi è piaciuta a Totò, e anche a me… Possiamo concludere con Totò, sempre alla ricerca di posti dove il buongiorno voglia veramente dire buongiorno: “Sì, questo mi sembra proprio un buon giorno!”.

Foto: Bruno Cordioli

 

 

 

Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.