Identità Golose. Massimo Bottura: Stay hungry, stay foolish

A Identità Golose 2012, Massimo Bottura ricorda il suo percorso gastronomico nelle ultime edizioni del congresso gastronomico di Milano

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Roma, finalmente. Freddo, neve grigia, il solito traffico. Come è lontana Milano linda e pettinata sotto la neve, la nuova veste di Identità Golose 2012, sempre più fiera con congresso a latere. Sempre più mercanti e meno tempio, forse è questa la vocazione del settore, del resto è l’occidente baby… Però un po’ non posso fare a meno di rimpiangere le vecchie versioni garibaldine, con tutti in aula a seguire  e pochi a sciamare tra gli sparuti stand. Non c’è niente da fare, sto invecchiando e rischio i toni da reduce.

Non pensavo di scrivere questo post, la gioia di ieri era un fatto privato, che mi riempiva il cuore e la testa di emozioni. Ma leggere alcune cose, mi ha fatto cambiare idea e mi ha posto davanti all’urgenza di dare la mia interpretazione, da un angolo visuale privilegiato. Ho avuto modo di seguire la lezione di Massimo Bottura da molto vicino :D, di osservarne la genesi nei minuti prima nel backstage e non posso accettare l’interpretazione che ho letto da alcuni amici che anche stimo.

Elisia Menduni, sulla Gazzetta scrive “i piatti presentati sono talmente classici che oggi è più importante sottolineare che il fenomeno Bottura è oltre il cucinare, è il coinvolgimento passionale al lavoro e alla ricerca. E’ un abbraccio (grande) alla cucina italiana ed è un invogliare tutti a fare il proprio lavoro con passione” . Stefano Bonilli, il maestro di tutti noi, risponde con un incomprensibile “A questo punto attento Bottura all’abbraccio degli amici dell’ultima ora e attenti noi giornalisti a non farne acriticamente un mito.

Stiamo tutti “masati“ come si dice a Bologna”. Marco Bolasco poi sul suo Cibario, di nuovo vitale dopo tanto tempo, scrive riporta una mail di Eugenio Signoroni che scrive “tutto funzionerà fino a che anche il racconto non diverrà pura moda”. Ciliegina sulla torta, Fabrizio Cioffi aka Arteteca, nonché protagonista della piattaforma di Elvio Gorelli, Gastronomia Mediterranea, commenta sul post di ieri “Mah … io l’ho trovato ripetitivo e autocelebrativo. Sappiamo quanto valga, secondo me, un’occasione persa”.

Boh, nessuno più di me ha scassato i santissimi, sul racconto del cibo e del vino, sulla centralità della narrazione e sul ruolo fondante del prodotto. Penso che molti amici quando io e Giorgio melandri attacchiamo su questo registro, inizino persino a sbuffare. Ma secondo me la lezione di Massimo non c’entra niente con questo. La narrazione è data oramai per acquisita, per scontata. Quello che insegue oggi è una visione.

Il discorso di Massimo a Identità Golose 2012 non è statico, come sembra dire Elisia, non presenta piatti vecchi, ma trae una linea dalla quale ripartire. Indica la strada fatta sino ad oggi, per rivoluzionarla. E come? Non solo con le ricette, ma con la vita. È la vita, il quotidiano, una volta si sarebbe detto la politica ad impattare nella quotidiano di un grande cuoco e a diventare il progetto. Altro che ricette, tecniche, cotture. Altro che i mezzi paccheri al pomodoro da urlo che l’hanno preceduto: visione e futuro.

Il progetto è quello di insegnare, di accettare un ruolo di maestro in sneakers e mostrare la strada. L’Italia è questa, un comparto, enogastronomico, che da solo è già il secondo e che se incrociato con il turismo diventa il primo. Altro che articolo 18 e Pomigliano, altro che posto fisso e bamboccioni: visione e una ricetta finalmente, ma per il futuro.

Vai avanti Max è un onore e una gioia condividere questo cammino… Si lo so, sono un po’ masato anche io, ma non da oggi ma dai tempi in cui iniziavo scrivendo della francescana “la quadratura del cerchio”.

 

Foto: Vincenzo Pagano, Andrea Sponzilli