L’oro di Napoli/13 Quant’è buona la tavola del Foro dei Baroni a 25 €

Nennè ma tu che fine hai fatto? Stavo per chiamare a “Chi l’ha visto?” Qua oramai per conoscere qualche ristorante, se non vado con la mia Ciù Ciù, devo provvedere da sola
Donna Sofì, mi dovete scusare, ma tra eventi enogastronomici in giro per l’Italia, pannolini che devo cambiare, sapete com’è? Sono un poco impegnata…
Aaaah, agg’ capit’, te la fai con la ggente scicche…
No donna Sofì che avete capito? Ie teng’ famiglia…vabbè oggi comunque mi volevo far perdonare, siete pronta per una bella scampagnata?
Una scampagnata? E addò me puort’?
Venite con me, ce ne andiamo a Puglianello, in provincia di Benevento, il posto si chiama “Il Foro dei Baroni”…
Aaaah allora mi devo vestire schicche?
No Sofì, non vi dovete vestire “scicche”, il nome è nobile, ma la cucina lo è ancor di più e noi andiamo per quella, mica per il bello comparire.

Così un bel sabato mattina, io e Sofia ci siamo incamminate in quel della provincia di Benevento, al confine con quella di Caserta, dove si respira aria fresca, pulita, lontano dal caos della città…un senso di pace pervade anche l’animo della nostra Sofia.

“Il Foro dei Baroni”, già dall’esterno dà l’impressione di un qualcosa di antico: il sotterraneo, dove è custodita una curatissima cantina, era infatti collegato al castello di Puglianello, poco distante.

Mentre ci accomodiamo, Sofia dà uno sguardo al menu..

Nennè, ma io ti avevo detto che questa era una cosa “schicche”, guarda qua…qua si mangia roba prelibata, chissà quanto si paga?

Sofia, non ti preoccupare, i prezzi non sono eccessivi se si considera il livello di alta cucina, anzi Raffaele, lo chef, meriterebbe di più e te ne accorgerai.

Il locale è nato nel 2003, quando Raffaele D’Addio decise di realizzare il suo sogno nel cassetto, insieme al fratello Mario: aprire un ristorante gourmet, con annessa pizzeria, che purtroppo a lungo andare non ha portato ai risultati sperati. Così nel 2010 si cambiò rotta, il ristorante si trasferì nella pizzeria vicina e i prezzi dei menu furono notevolmente ridimensionati.

Sì ma qua dobbiamo cominciare a mangiare, ie teng’ famm’!

Quando Sofia è affamata, non ce n’è per nessuno…strano che però non mi abbia ancora fatto domande sullo chef…che stia pensando di farsi suora? O avrà fatto un fioretto per la Quaresima? Mah…

Scegliamo entrambe il menu degustazione, perché noi vogliamo essere gastrofighette fino in fondo: 25 €, ottimo prezzo, considerata l’alta qualità dei prodotti.

Già dall’antipasto si nota lo spessore dello chef: guanciale di maiale croccante, su composta di frutta ed emulsione di senape, con salsa alla liquirizia.

Azz cominciamo bene! Nennè ma mi sbaglio o in questo piatto ci stanno i fiori?

No Sofia, non vi sbagliate, sono proprio fiori quelli, commestibili ovviamente, per dare un tocco profumato e colorato al piatto.

Passiamo ai due primi piatti previsti dal menu: Cas’ e ova, pasta mista mantecata con mousse di lardo, pecorino e spuma di tuorlo, un piatto decisamente dal sapore bucolico, che ci fa rivivere gli antichi sapori della terra.

Ma gli occhi di Sofia strabuzzano dalle orbite quando arriva il must: la Genovese di lepre, una specialità che accompagna le mezze candele, con salsa di scamorza e porro croccante.

Che delicatezza, ma ‘sta lepre chi l’aveva mai assaggiata? E’ doce, dolce come il caramello, la carne si scioglie in bocca…

E beh, mi sa che qui qualcuno si sta affinando il palato, e si vede!

A Sofia piacciono molto i piatti elencati, perché i loro nomi sono scritti in dialetto, come nel caso del secondo: ‘A Carn’ cu ‘i puparul, pancetta di maiale con peperoni all’agro e patate croccanti, una carne tenerissima, cotta lentamente per ben sedici ore a 65°.

Niente di meno, tutto sto tempo per cuocere? E sì Sofia, se no la carne come diventa così tenera?

Chiudiamo il nostro lauto pranzo con i dolci: un lodevolissimo cremoso alla nocciola e caffè stratificato, con al centro marmellata di arancia, e in copertura scaglie di sale blu persiano.

Ma non ci siamo fatte mancare nulla, e quindi abbiamo provato anche il tanto rinomato dolce Ricotta e pere, una mousse di ricotta e pere avvolta da una simil lingua di gatto, poggiato su salsa all’Aglianico.

La cantina offre un’ampia scelta di vini, tra cui l’Aglianico de I Pentri, 2010, quello scelto da me e dalla mia bella accopagnatrice.

Sofia sembra, come sempre, pienamente soddisfatta e contenta di aver conosciuto un nuovo posto, ma io alla fine del pranzo, non resisto, glielo devo chiedere…”Donna Sofì, scusate, ma com’è che non mi avete chiesto ancora notizie sullo chef? Mi devo preoccupare?”.

Sshhhh, no Nennè ma che vai pensando? E’ che non posso farmi vedere sempre interessata a una cosa sola, io tengo ‘na reputazione, però adesso mi hai incuriosita, andiamo a congratularci con lo chef?

Il tempo di arrivare in cucina, lo chef s’è dileguato a velocità razzo: che si sia davvero così diffusa la notizia che Sofia, quando vede un uomo, soprattutto se si tratta di uno chef, non capisce più nulla??? Ai posteri, l’ardua sentenza…

Il Foro dei Baroni. Piazza Chiesa, 6 – Puglianello (Benevento). Tel. +39 0824.946033

Tag consigliato: l’oro di Napoli



giovedì, 22 marzo 2012 | ore 13:15

8 commenti su “L’oro di Napoli/13 Quant’è buona la tavola del Foro dei Baroni a 25 €

  1. il tuo articolo così divertente stimola sempre la curiosità di provare i sapori sapientemente descritti complimenti a te a donna sofia ma soprattutto allo chef!!!!!

  2. Non ho trovato un piatto che non fosse reso ai limiti del commestibile dalla spropositata quantità di sale delle portate (cui sono seguite lamentele, numerose ed inascoltate); ad eccezione del dessert in cui l’acidità di un sorbetto al frutto della passione dava l’idea di stare mordendo un limone (e il risultato non era piacevole).

    Servizio scarso e amatoriale per quanto gentile; sedie di paglia (alquanto scomode).

    • Vita difficile la tua. Praticamente a Napoli e dintorni non riesci a mangiare mai bene. Hai pensato di cambiare città o, meglio, continente?

      • Non scherziamo: Napoli e la Campania pullulano di ottimi indirizzi.

        Ció non toglie che, aldilà del gusto soggettivo, la padronanza del sale è una delle basi della cucina e un piatto con tre volte la quantità corretta di sale è un piatto sbagliato. Cosa dovrei fare, dirti: eccezionale esperienza gastronomica? Non credo proprio.

  3. E allora, dicce’ dove magnar bene(con meno sale) spendendo cifre irrisorie come queste, nella Regione citata e nella Bella Napoli.Grazie!

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