Fuorisalone 2012. Con gli Gnammer il gastro web non sarà più lo stessoTempo di lettura: 3 min

Ai più potrà sembrare una favola per bambini capricciosi a tavola. Invece si tratta della presentazione di un’iniziativa che non mancherà di far palpitare i cuori di appassionati gourmet e cuochi per diletto.

Dall’incontro di due social network nostrani e rivali, Cookous di Bari e Cookhunter di Torino, che per amore del cibo hanno deposto le armi, è nato Gnammo, una nuova espressione di social eating.

Lungimirantemente in anticipo sull’inizio del Salone del Mobile, l’Ostello Bello ha aperto le porte a questa creatura del web. 
Qualche parola sull’Ostello Bello va spesa: un’idea che a posteriori sarà apparsa lapalissiana ai più; un ostello, a Milano, non c’era. La bravura dei proprietari, però, è stata quella di non realizzare un luogo per dormire ma un luogo per vivere, dove le armonie sono generate dalla gioventù che vi transita, dall’apertura alla città con iniziative culturali e eno-gastronomiche, dall’offerta eccellente per rapporto qualità prezzo: tanto per dire, durante i giorni del Salone, le tariffe prevedono una riduzione del 50%.

Per quanto riguarda Gnammo, la formula non è affatto complicata. E’ sufficiente profilarsi sul sito e aspettare o proporsi. Nel senso che in questo modo di fare social eating, alcuni mangiano, altri cucinano, altri fanno entrambe le cose.

Se si ha a disposizione uno spazio idoneo che presenti delle caratteristiche tali da essere una motivazione in sé (magari una terrazza con vista sul centro storico funziona meglio del vecchio garage stipato di cianfrusaglie) e, soprattutto, se si sa cucinare, ci si può candidare come ristoratori. D’obbligo indicare menu e prezzo, così che gli gnammer possano decidere se proporsi come commensali. Gnammo trattiene l’8%-10% su ogni coperto.

Gnammo si rivolge a coloro che cucinano per passione, si definisce “un marketplace delle abilità culinarie”; ma è anche un modo per concepire la ristorazione nell’ottica dell’incontro, della conoscenza che nasce dalla condivisione del cibo, un’ottima soluzione, ad esempio, per coloro che viaggiano e vogliono sentire raccontare il territorio da chi lo abita. L’obiettivo è anche quello di mangiare bene spendendo cifre ragionevoli, come sostiene l’economista Loretta Napoleoni con il concetto di pop economy o economia del mutuo soccorso.

La serata di lunedì, Re+Eat+Art, è stata animata da una competizione in cucina, per individuare il primo cuoco di Gnammo tra tre candidate che hanno realizzato ricette con “gli scarti”, dai comuni gambi di asparago agli insoliti baccelli di fave-
In giuria, la blogger Lisa Casali, pioniera della cucina di recupero e della ormai celeberrima cucina in lavastoviglie, e Izmo Design, associazione culturale torinese promotrice di una riflessione sul ri-uso dei materiali. Gli ospiti si sono confrontati sul tema del riutilizzo in cucina e nell’arte.

La vincitrice, Stefania Corrado, personal chef per professione, ha realizzato tre diversi finger food con scorze d’arancia, baccelli di fave e barbe di finocchi.

Dopo l’appuntamento di domenica 22 aprile sempre a Milano, lo Gnammo Tour toccherà a breve altre città italiane.

Ostello Bello. Via Medici, 4, Milano. Tel. +39 02 36582720

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[Foto: Ilaria Biamonti e Marco Neri]

14 Commenti

  1. Io spero che la ASL e i NAS piombino in quei luoghi e li facciano chiudere. Oh, no aspetta, non e’ un’attivita’ commerciale, e’ una casa…mmhh il mistero si infittisce. Ma la domanda rimane sul perche’ mai dovreste promuovere ristoranti clandestini (Gnammo guadagna) che non sono tenuti a rispettare tutte le regole a cui i ristoratori sno obbligati. Prima ancora di immaginare cosa potrebbe succedere se qualcuno si sentisse male.

  2. Apprezzo il coraggio di chi mangia piatti preparati da ricette con “gli scarti”, io passo.
    Ma non è dato sapere se con accettabili standards di igiene, qualità estabiliti da chi?

  3. Il problema sollevato da C. esiste pero’ non sono cosi’contraria ad iniziative come questa. C’e’ un mondo in fermento, non solo nella ristorazione, che si manifesta piu’ volentieri, almeno cosi’ appare, in citta’ tradizionalmente piu’aperte al cambiamento come Milano. Un mondo di cui in ogni caso e’positivo parlare. Il pericolo di prendersi un bel mal di pancia viene da altrove come racconta ogni giorno la cronaca, per esempio dall’industria alimentare, controllata quanto ti pare, ma cosi’ “sensibile” alla scorciatoie… 🙂

  4. L’underground fino ad ora non ha ammazzato nessuno 🙂

    Nas, Asl, Finanza, penitenziaria…. forse è eccessivo per una condivisione di un pranzo tra futuri amici’ boh..

  5. No, un attimo…io non sono affatto contro l’underground o cenetta tra amici. il “table” surfing non e’ il problema. il problema e’ l’attivita’ commerciale e il profitto legato a questi. E poi, scusate, la legge dovrebbe essere uguale per tutti, no? Allora se somministri al pubblico devi rispettare delle regole, che siano 5 o 50 commensali.

  6. Ciao a tutti! Sono Walter, di Gnammo.
    Innanzitutto grazie a Paola per l’articolo davvero ben scritto e che coglie il mood del progetto e della serata.

    Mi permetto due considerazioni:
    1)il contest di cucina con “scarti” (stiamo parlando di baccelli di fava, gambo di asparagi, barbetta del finocchio e buccia d’arancia…mica di tappi di plastica e guano di corvo…) era l’idea del contest, collegata al TEMA della serata che era quello del ri-uso in cucina e nel design.
    2)Far passare l’idea che Gnammo non è un concorrene dei ristoranti sarà l’ostacolo più grande per la crescita dell’idea imprenditoriale di Gnammo. Noi non cerchiamo un’alternativa ai ristoranti, non è il nostro obiettivo.
    Noi facciamo sì che si generino ESPERIENZE DIVERSE, che con il ristorante classico hanno ben poco a cui spartire, anzi, nostro obiettivo sarà generare un modello che il ristorante POTRa’ OSPITARE presso i suoi locali, e la serata di Lunedì ne è un esempio.
    Sono, e tutto il team è, a disposizione per ogni chiarimento. Scriveteci ad info@gnammo.com o accordiamoci per una chiamata su skype, sarà un grande piacere spiegarvi il progetto nel dettaglio.

      • Chiaramente la mia posizione non si riferiva a QUESTO evento. Vorrei far presente che le persone non temono la concorrenza. Quella, se fatta bene, non puo’ che essere di stimolo alla crescita. Ma la concorrenza deve avere regole uguali per tutti. Ora, vediamo, forse son io ad aver interpretato male Gnammo.Voi portate Gnammers in case private dove si organizzano cene a pagamento e prendete una percentuale. Mi sbaglio? Se si, saro’ felice di ritrattare la mia posizione.

    • Ed era scritto nell’articolo che si trattava di piatti cucinati con scorze d’arancia, baccelli di fave e barbe di finocchi (so leggere!) ma a me è proprio questa idea che non mi alletta (non posso fare a meno di pensare – consumisticamente ma poco colpevolmente – a chi ha invece mangiato l’arancia, le fave, il finocchio). Poi chiedevo lumi sull’igiene e la qualità.

  7. Gnammo è un Nuovo Modello e come tale deve confrontarsi con le problematiche ad esso connesse.
    Dal punto di vista del “mercato”, la qualità dello chef che organizzerà gli eventi sarà dato dal sistema di feedbacks su cui si baserà il sito stesso. Dal punto di vista “fiscale” Gnammo ha richiesto un Interpello all’Agenzia delle Entrate per validarne il modello e provvederà all’emissione di tutti i documenti necessari. Dal punto di vista igienico, Gnammo ha studiato e verificato le norme a livello nazionale ed europeo individuando i margini d’azione su cui si basa il sito stesso.
    Gnammo poi non crea dei ristoranti ma delle situazioni in cui, pasto, location e convivialità sono gli ingredienti della nostra offerta, controllando tramite le transazioni che nessuno stia mettendo in piedi un ristorante clandestino.
    Ovviamente non mi permetto di entrare nel dettaglio, in questa sede per non generare discussioni interminabili, ma con piacere, vi re-invito a contattarci ad info[at]gnammo.com per ogni vostra curiosità e per ogni dettaglio.
    L’idea di un nuovo progetto, una startup, che nasca dall’Italia, costruita su uno degli asset fondamentali del nostro paese (il Food), dovrebbe essere motivo di orgoglio, una sfida che stiamo affrontando giorno per giorno grazie a Voi e che ogni giorno cresce e migliora.
    Sapete qual è la sfida più difficile che in questi momenti di crisi bisogna affrontare?
    Creare nuovi mercati e noi ci stiamo provando.
    Grazie per il confronto ed i feedback.

  8. ciao a tutti,
    Molto piacere, sono Stefania vincitrice del concorso e personal chef per professione (www.4youfood.it).
    La sfida lanciata da gnammo, seguendo i dettami di lisa casali, è stata per me molto stimolante.
    Mi spiego:
    la mia cucina segue un’antica filosofia greca: καλὸς κἀγαθός il bello e buono, l’etica ed estetica; perché ogni piatto racchiude la bellezza nella bontà e la bontà in una presentazione impeccabile”. Kalos kagathos, il bello e buono, due entità forti che si uniscono e si completano.
    il pensiero di essere riuscita a realizzare un ottimo piatto (perchè, credetemi, era davvero buono!) utilizzando le parti meno nobili di frutta e verdura, è stato una volta di più per me davvero soddisfacente.
    Attenzione, qui non stiamo parlando di utilizzare cose recuperate dall’immondizia: si usano semplicemente tutte le parti di un alimento, cercando di ridurre al minimo gli sprechi. Non credo sia poi una filosofia così sbagliata, soprattutto considerando il momento di crisi che stiamo attraversando.
    Le fave che ho acquistato, così come tutti gli altri ingredienti, erano rigorosamente bio e quindi di alta qualità garantita.
    Una volta lavati e cotti a vapore, i baccelli di fava, vi assicuro che sono ricchi di principi nutritivi e buonissimi.
    Facciamo un altro esempio, i crostacei:
    quando vogliamo cucinare una buona pasta agli scampi, normalmente, con le carcasse dei crostacei (gli scarti, appunto) si prepara una bisque, una riduzione che è poi quella che racchiude tutto il sapore vero del crostaceo.
    In molte delle mie ricette sono presenti ingredienti nobili ma questa sfida con “gli scarti” mi ha permesso di allargare i miei orizzonti in cucina.
    Se vi va, provateci…é davvero divertente!
    A presto,
    Stefania

    • Ciao Stefania,

      trovo che tu abbia illustrato benissimo il concetto.
      Mia madre ha sempre utilizzato i gambi degli asparagi per fare il risotto o le croste di formaggio da mettere nel minestrone e, di sicuro, non ha la minima idea di cosa sia la cucina di recupero, semplicemente perchè, per lei, non si tratta di un recupero.
      Ancora complimenti e in bocca al lupo per la tua attività professionale!

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