Ai più potrà sembrare una favola per bambini capricciosi a tavola. Invece si tratta della presentazione di un’iniziativa che non mancherà di far palpitare i cuori di appassionati gourmet e cuochi per diletto.

Dall’incontro di due social network nostrani e rivali, Cookous di Bari e Cookhunter di Torino, che per amore del cibo hanno deposto le armi, è nato Gnammo, una nuova espressione di social eating.

Lungimirantemente in anticipo sull’inizio del Salone del Mobile, l’Ostello Bello ha aperto le porte a questa creatura del web. 
Qualche parola sull’Ostello Bello va spesa: un’idea che a posteriori sarà apparsa lapalissiana ai più; un ostello, a Milano, non c’era. La bravura dei proprietari, però, è stata quella di non realizzare un luogo per dormire ma un luogo per vivere, dove le armonie sono generate dalla gioventù che vi transita, dall’apertura alla città con iniziative culturali e eno-gastronomiche, dall’offerta eccellente per rapporto qualità prezzo: tanto per dire, durante i giorni del Salone, le tariffe prevedono una riduzione del 50%.

Per quanto riguarda Gnammo, la formula non è affatto complicata. E’ sufficiente profilarsi sul sito e aspettare o proporsi. Nel senso che in questo modo di fare social eating, alcuni mangiano, altri cucinano, altri fanno entrambe le cose.

Se si ha a disposizione uno spazio idoneo che presenti delle caratteristiche tali da essere una motivazione in sé (magari una terrazza con vista sul centro storico funziona meglio del vecchio garage stipato di cianfrusaglie) e, soprattutto, se si sa cucinare, ci si può candidare come ristoratori. D’obbligo indicare menu e prezzo, così che gli gnammer possano decidere se proporsi come commensali. Gnammo trattiene l’8%-10% su ogni coperto.

Gnammo si rivolge a coloro che cucinano per passione, si definisce “un marketplace delle abilità culinarie”; ma è anche un modo per concepire la ristorazione nell’ottica dell’incontro, della conoscenza che nasce dalla condivisione del cibo, un’ottima soluzione, ad esempio, per coloro che viaggiano e vogliono sentire raccontare il territorio da chi lo abita. L’obiettivo è anche quello di mangiare bene spendendo cifre ragionevoli, come sostiene l’economista Loretta Napoleoni con il concetto di pop economy o economia del mutuo soccorso.

La serata di lunedì, Re+Eat+Art, è stata animata da una competizione in cucina, per individuare il primo cuoco di Gnammo tra tre candidate che hanno realizzato ricette con “gli scarti”, dai comuni gambi di asparago agli insoliti baccelli di fave-
In giuria, la blogger Lisa Casali, pioniera della cucina di recupero e della ormai celeberrima cucina in lavastoviglie, e Izmo Design, associazione culturale torinese promotrice di una riflessione sul ri-uso dei materiali. Gli ospiti si sono confrontati sul tema del riutilizzo in cucina e nell’arte.

La vincitrice, Stefania Corrado, personal chef per professione, ha realizzato tre diversi finger food con scorze d’arancia, baccelli di fave e barbe di finocchi.

Dopo l’appuntamento di domenica 22 aprile sempre a Milano, lo Gnammo Tour toccherà a breve altre città italiane.

Ostello Bello. Via Medici, 4, Milano. Tel. +39 02 36582720

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[Foto: Ilaria Biamonti e Marco Neri]