Stress da rientro. Essere poco d’accordo con consigli, diete, food porn

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I 10 consigli per affrontare al meglio il rientro tra i banchi di scuola e in ufficio saranno l’argomento che terrà banco per i prossimi 10 giorni. Nel frattempo che vi rendiate conto che, sì è vero, le vacanze sono proprio finite, estrapoliamo le direttive irrinunciabili.

Sonno. Dormire senza passare dalle 10 ore vacanziere alle 6 lavorative. Ormai siete abituati ad addormentarvi e a risvegliarvi nello stesso giorno (ergo mai prima dell’una e mai prima delle 10) e avete sperimentato con mano che la crisi può essere combattuta tagliando la colazione e rifugiandosi nel brunch. Se continuate a mantenere lo stesso orario per spegnere i fanali è ovvio che avete bisogno di una tisana o di una qualsiasi sostanza dopante come la camomilla che vi faccia cadere nelle braccia di Morfeo a metà della replica della terz’ultima stagione di NCIS

Dieta. La starete facendo una qualsiasi dieta. Le possibilità sono due.
A) Siete dimagriti grazie all’intensa attività natatoria, alle sfibranti sfide di boccette acrobatiche, alle estenuanti maratone boschive alla ricerca dei frutti spontanei.
B) Siete ingrassati a causa del consumo bellico di panini da battaglia e parmigiane di melanzane sotto l’ombrellone, avete accumulato 5 kg di cioccolato derivanti dalla sintesi magnatoria di ennemila Magnum Infinity, siete rimasti vittima del vintage con il gelato Blob e pensando di ritornare indietro nel tempo ne avete fatto abuso, avete frequentato tutte le sagre possibili nel raggio di 50 km (maledetti navigatori con la voce tragitto più breve) beccando delusioni cocenti.
Sceglietevi la dieta di mantenimento che fa per voi o quella di dimagramento che fa per voi ma ricordate che sono vietate alcune specialità stagionali dell’autunno: funghi, tartufi, marron glacée.

Luce. Avete trascorso ore e ore rosolandovi al sole con una rigorosa cottura a bassa temperatura (altro che maialini sardi e minestre a caccavella) utilizzando preparati miracolosi a base di tutti le sostanze che la mente umana possa mai mettere insieme allo scopo e ora siete lì a rimirare la vostra fluorescente che illumina senza ombre il vostro ufficio. E’ inutile che cerchiate un ristoro accendendo a palla l’iPad con le foto della vostra dolce metà o del frugoletto che riempie di sabbia il porta smartphone con la zia che si lancia in gridolini. Dovete mettere fuori la testa e cercare di fare la pausa pranzo all’aperto. Ricordi la parola all’aperto come continuazione di permanenza h12 sulla spiaggia nemmeno se avessero arrestato il bagnino?

Pausa pranzo. Avevate dimenticato il bip della macchinetta che segna inesorabile il momento in cui entrate e in quello in cui uscite con la strisciata del tesserino? Inutile che mettiate il telepass nella borsetta o nella tasca dei pantaloni pensando di varcare l’ultima barriera autostradale e di piombare diritti diritti nei migliori autogrill gourmet (come questo o quest’altro) per una pausa consolatoria. Per riabituarvi alla pausa panino o hamburger (oltre a mettervi subito alla ricerca dei migliori) uscite e camminate, fate il giro dell’isolato con gli occhiali da sole, entrate dal vostro spacciatore di fiducia e ordinate “il solito”. Le alici del Cantabrico, di Menaica, di Scilla o di che so io vi faranno sentire in vacanza anche se siete sotto i portici ancora calducci di Bologna.

Cena. State ancora odorando la pelle del vostro partner che è transitata dal profumo misto cocco-iodio-sale a quello aria condizionata-spray per i mobili e vi sembrano bellissime anche le zanzare che vi tormentavano sotto al tavolo dello sperdutissima osteria di sopra il montarozzo o sotto quello del fighissimo e affollatissimo ristorante in riva al mare? Oltre ad aver capito che le zanzare sono intermodali, interrazziali e non se ne fregano nulla di chi appartiene la coscia, vi sarete resi conto che il vostro spaziale televisore da 62 pollici che rimanda distese di acqua cristalline e consigli per riprendere alla grande in città è inutile. Chiudetelo e iniziate a preparare una bouilabaisse come il dio della gastronomia comanda. Almeno il vostro partner avrà la pelle intorno alla bocca che sa di qualcosa di commestibile.

Colazione. Vai al punto primo. La colazione questa sconosciuta ritorna a farsi viva e quindi addio brunch da iniziare con il cornetto e finire con il pesce arrosto. Appena svegliati avrete il primo dubbio: dietetico o energetico? In teoria tutti e due. In pratica o fate la spesa da Eataly Roma (se siete lì) o comprate i Gentilini per il pappone (ma solo a Roma fanno la colazione?) o vi preparate i pancakes come Mitt Romney e se avete fortuna lui diventa Presidente e voi potete aspirare alla direzione dell’oratorio sotto casa per analogia.

Yoga. Non iniziate a pensare alla marchetta per lo yogurt che fa bene, ha i Lactobacillus bulgaricus e qualche altra diavoleria che aiuta in migliaia di cose tra cui regolarizzare l’intestino. A me non piace lo yogurt (e per questo non finirò mai di cospargermi il capo di cenere, ma non capisco quelli che lo assumano in dosi massicce cospargendolo di dosi atomiche di muesli, croccantini, soffiati al cioccolato e amenità varie. Io intendevo il rilassamento del corpo e della mente come predica Marcella Boccia, che della cucina coglie il lato vegano ma anche comico. Molto comico.

Ristorante. In tempi di crisi non puoi parlare di ristorante ma al limite del problema di mettere insieme il pranzo con la cena (cit. da qualcuno che ha rigurgito meridionalisti). Sì va bene, ma dovrò pure mangiare ed assodato che non tutti riescono a scroccare una cena a fronte di una prestazione mood Virgilio (Eneide, non Georgiche) per cercare di barattare la penna, la tastiera, la macchina fotografica o la battuta sagace in 140 caratteri su twitter (e comunque mi aspetto un attimo di socialità al di fuori di blog, social network, what’s up, viber, dropbox, instagram, pinterest, foodspotting) posso solo ricorrere ai consigli di tripadvisor e di cibando che saranno marchettati all’inizio ma almeno lo sappiamo che da una parte ci sono gli amici degli amici e dall’altra ci sono contratti di fornitura pubblicitari. E poi in tempo di crisi l’unica leva su cui posso agire è quella del prezzo per cui mi torna utile il search con la specifica fino a 25 € tutto incluso.

Ricette. Il tormentone delle ricette estive dilaga dappertutto con improvvisati esotismi e ricerche degne del Nome della Rosa tra gli antichi manoscritti della nonna che scriveva come si fa accanto alla to do list per ricordare di pagare le bollette. Una cosa mi è chiara: se avevate melanzane dovevate fare parmigiane (1 e 2) o metterle sott’olio. Se avete pomodori o ci fate la caprese (con mozzarella di bufala, la migliore che domanda, perché se usate il fiordilatte non avete capito alcunché) o vi adoperate per inguaiarvi metà delle sospirate ferie a bollire barattoli e a sudare vicino a fuochi. Ma solo così potrete stare ora a rimirale le vostre scaffalature in garage che sembrano ordinate come la libreria nel salotto in casa. L’unica differenza è che ormai leggete solo elettronico, mentre continuate a mangiare con lo stomaco. Se state pensando alla prossima ricetta a tema, vi dò l’indicazione del futuro tormentone: panettone e non ve ne pentirete. In attesa di aprire il primo barattolo di pelati, inspirare, guardare fuori dalla finestra la pioggia che scende e sospirare “ah, l’estate”, provate a portarvi in ufficio un’insalata di pasta fredda. Terribilmente old e spietatamente efficace.

Food porn. Indovinate lo sport del rientro in ufficio/scuola. Non lo sapete? Cercate il poveretto che ha il telefono cellulare acquistato con l’avvento delle reti GSM. Solitamente è uno che si fa i fatti suoi, è abbronzatissimo per molto mare o molta montagna, le sue informazioni sul mondo reale sono ferme al primo venerdì di agosto, non sa cosa vuol dire fare una fotografia digitale, pensa che facebook sia un luogo d’incontro per gente che non ha niente da fare, scrive per fortuna con un pc anche se di poco lontano dagli affidabili 486 o mcOs 8.2, conosce l’uso della mail. A un soggetto del genere potete fargli vedere l’intera galleria fotografica delle vostre scorribande gastronomiche, descrivere ogni singola portata ed esaltare l’ingrediente del territorio, a km 0, biologico. Continuerà imperturbabile ad attingere dal suo pacchetto di patatine bisunte e vi rimetterà in pace con l’idea che il supermarket è un luogo di odio e perdizione. Solo così troverete la forza per la (consigliatissima) messa in ordine delle 2750 foto che avete scattato in regime di vacanza. Ovviamente non lo troverete e domani vi chiederete che cos’è quella massa informa rossa che ricordate fredda sormontata da verdurine assaggiata al fantastico chioschetto e che siete sicuri assomiglia allo stesso preparato assaggiato 2 anni fa (e di cui avete la foto) durante un soggiorno bollente a Siviglia. Se avete donne nude o uomini interessanti (tipo il discobolo della pizza) vi seguiranno tutti con maggiore attenzione.

Se siete arrivati fin qui e almeno il 50% dei punti che avete letto vi sembrano verosimili e da seguire, vuol dire che siete lontani da spiagge, colline e montagne e state osservando la pila di cose da fare e non avete bisogno di alcuna ricetta. Sapete già cosa fare stasera: andare a letto e sognare il migliore ristorante della vostra troppo breve vacanza. Il weekend è ancora lontano.

1 commento

  1. La dieta è il punto davvero terribile. Io mi sono sfinata per l’abbronzatura che non reggerà a lungo. Temo il momento in cui sarò di nuovo bianca come le vostre amate mozzarelle e cercherò di consolarmi con qualcosa che mi farà male in un circolo vizioso. Aiutooooo

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