I vip si sono visti a carrettate: Fabrizio Corona (fotografo), Federica Pellegrini (campionessa di nuoto in completo azzurro e tacco 12 su per giù), Nicola Giuliano (produttore cinematografico – Il Divo, per esempio) per citarne alcuni. Tutti ad assaggiare gli hamburger della catena Ham Holy Burger che dopo Milano sbarca, come detto, a Roma con intenzioni serissime: i locali dell’ex deposito della birra e del ghiaccio della Peroni a via Brescia, contano 120 posti e una previsione di più di 2.000 coperti al giorno. In pratica, l’hamburger più venduto di Roma.

A Franco Manna, Presidente  della Sebeto SpA (Rossopomodoro, Rossosapore, Anema e Cozze, Pizza e Contorni, Ham Holy Burger) ed ex giocatore di rugby, il complimento che lo avrà reso felice dovrebbe essere quello di Oscar Farinetti. “Bello il locale” e l’invito ad andare ad Eataly che apre i battenti il 14 giugno.

La prima cosa che toccherete da Ham Holy Burger, dopo la sedia del vostro tavolo che si intona perfettamente al locale storico, è iper contemporaneo. Un iPad da cui potrete ordinare e personalizzare il vostro hamburger. Ci dedicherete attenzione scorrendo le foto e gli ingredienti che potete eliminare o aggiungere: As you like it, vi dirà la striscia di carta che accompagna il tagliere con quello che avete scelto.

“Il computer è ormai componente immancabile del nostro vivere quotidiano”, sottolinea Franco Manna. “Da 20 anni facciamo  degustare ai nostri clienti la pizza napoletana doc e continueremo a farlo, ma un giorno ci siamo chiesti: perché non valorizzare anche la buona carne di razza piemontese con una nuova filosofia gastronomica? Perché non trasformare l’hamburger tradizionale in un alimento da gourmet?”

La domanda se la sono posta e si sono anche risposti. L’hamburger junk food può diventare l’opposto, gourmet, se lo facciamo con la migliore carne disponibile. E soprattutto se non facciamo un hamburger. Grasso via e avanti con un’eccellente tartare di fassona piemontese.

Sceglietelo (/a, se vi funziona la definizione tartare) al sangue, lasciatelo ben rosso e vedrete che il panino andrà via morbido e sapido. E ne mangerete anche un altro.

Io ho scelto random il Blackburger che a 12 €, dichiara il device, è un hamburger da 180 grammi di sola carne, razza piemontese, presidio Slow Food, con provolone Auricchio Scorzanera, crudità di funghi, bacon, lattuga e salsa barbecue. Scelgo la poca cottura (di default c’è la media) e aggiungo – tanto per vedere se funziona – anche le cipolle. Si invia l’ordine alla cucina e si aspetta.

Il pane è realizzato secondo la ricetta della casa da artigiani locali, il condimento alla carne non sovrasta ma accompagna. Avrei pensato a un maggiore apporto dell’Auricchio. Vale i 12 €? Sì, tutti.

Nell’attesa avevo già terminato le patate fresche tagliate a mano a sfoglia, dichiara sempre “l’ordinatore”, e fritte. Buonine, ma non impazzisci. Birra in modalità ancora ridotta (non ci sono quelle italiane gourmet) con il Peroncino a fare da portabandiera. La Menabrea bionda mi è sembrata quella più rispettosa della poca cottura.

La leggerezza del panino permette un secondo assaggio. Soulburger a 1 € in più, è l’ammiraglia. Diligente apro il menu elettronico e mi lascio conquistare dal solito hamburger da 180 grammi di sola carne, razza piemontese, presidio Slow Food,con uova ad occhio di bue, formaggio cheddar, bacon, pomodori, cetrioli, anelli di cipolla rossa e salsa relish.

Ovviamente sbaglio il passaggio della personalizzazione per la scottatura in luogo della cottura media e devo mandare l’help. Raccolto da Ilaria (a proposito, in sala come al bancone sono molto gentili e facilmente distinguibili con la camicia a quadrettoni) che modifica l’ordine con parziale successo. Arriveranno 2 Soulburger a diverse cotture, ma il mio è quello poco cotto (anche se sulla striscetta è spuntata la voce sbagliata).

Ancora carne molto buona mentre l’uovo è un po’ tirato via. Il bacon punzecchia troppo con una nota eccessiva di salatura (ma non è lo stesso del panino precedente?). Piuttosto anonimi i pomodori. Nel complesso si piazza in zona alta della classifica.

Ci sarebbe ancora da assaggiare il basico Holyburger (8,50 €, assolutamente competitivo come prezzo), l’Easyburger (9 €, di maiale) e gli spacial con il Whiteburger (10 €, con hamburger di pollo) e il Veggyburger che dovrebbe piacere ai vegetariani – maionese al basilico da verificare – ma preferisco dare un’occhiata ai dolci. E chi proprio non ne vuole sapere di hamburger (tra l’altro lo si può chiedere al piatto) c’è sempre il tagliere che arriva in soccorso (e le insalate per le tacco 12 alla prova costume).

Un paio di ditate e il Velvet (6 €) entra nell’ordine. Crema di mascarpone con cioccolato caldo, scaglie di cioccolato e pavesini servito in un coccio per tenere la temperatura. Un po’ troppo dopo i due panini. La cremosità c’è tutta e la logica è quella di un piatto dolce fin troppo sostanzioso.

Non mancherà occasione per assaggiare qualche altro hamburger-tartare da Ham Holy Burger. Che per mettere a nudo la qualità della carne proposta ha avuto una simpatica idea: mettere sottovuoto l’hamburger, confezionarlo con ghiaccio e regalarlo a circa 1500 romani per farlo cucinare a casa propria. “Se la carne è buona verrà bene anche nella cucina domestica”, sorride la responsabile marketing. Il veicolo pubblicitario almeno una volta sarà di sostanza.

Ham Holy Burger. Via Brescia 24. Roma.