“Come non puoi?” Eh, no, non posso. “Scusa – tutte le storie di te che ti sei aggirato per mesi qui in via Solferino con un Corriere della Sera aperto e due buchi per vedere e riuscire a fare le foto di straforo e diventare un fotoreporter famoso mentre qualcuno si chiede se sarà un posto radical chic… e poi te ne vai?”

Abbiamo appena preso un aperitivo da Pisacco – il nuovo locale aperto da pochi giorni qui ai margini di Brera, voluto da una cordata di imprenditori vari avvocati gourmet chef (uno in particolare, Andrea Berton, reduce dal Trussardi), un bistro, gastro-bistro-ristorante dall’aria molto artistica – design molto curato, leggo in rete firmato da Tiziano Vudafieri, design lineare funzionale molto interessante, molto legno, materiali naturali, vetri specchi, tavoloni comuni all’ingresso con comodi sgabelli alti per l’aperitivo.

La sala al pianterreno propone un grande murale di Gabriella Ciancimino, molto piacevole; sedie rosse, comode, e alcuni sgabellini dall’aria molto design ma poco comoda (“Non so se sono comodi o meno – so che durante la serata vengono continuamente spostati di tavolo in tavolo per permettere ai clienti di sedersi sulle sedie – immagino che i clienti costretti a sedersi sugli sgabelli non saranno contentissimi, ma i tre o quattro sgabelli girandoloni rimarranno vuoti fino alla fine della mia cena”).

Aperitivo con Giovanna Jean Totò e io: champagne (bicchiere rimboccato a piacere), scodellini piccini con olive di Cerignola marinate, mandorle tostate al curry, piccoli cracker, piatto con quatro fette di un ottimo formaggio semistagionato altoatesino (“Ah, nemmeno tu ti ricordi il nome, eh? Sarà l’età?”) e sottili fette di pane tostato, un altro di prosciutto crudo al coltello. Molto buono, piacevole (“E 14 € a cranio…”).

Dopo di che, ce ne siamo andati…

E io sono rimasto da solo… Non potevo non fermarmi ad assaggiare qualcosa, vi sembra? Così, anche se odio mangiare da solo, ho chiesto un tavolo. Mi hanno fatto sedere al pianterreno, ho dato poi un’occhiata alle sale del piano sotterraneo: mi piace di più sopra, ma sotto ci si affaccia su un bel giardinetto, residuo delle rive del Naviglio che passava qua vicino, la Martesana se non ricordo male… ah, che bello se ci fossero ancora i Navigli di una volta… ma sono stati coperti negli anni Trenta…

  • Comunque: ho mangiato bene; l’ambiente è gradevole e simpatico, il personale sorridente e cordiale, la sala (una trentina di posti) si è quasi riempita (un poco rumorosa, forse); quattro o cinque proposte per ogni portata, prezzi in linea con la tendenza ‘abbastanza low cost’ – antipasti sugli 8 €, primi 9,50 €, secondi sui 14/15 €, contorni 4/5 €, dolci sui 6 €. Ho l’impressione di avere aspettato un po’ troppo a lungo l’antipasto, ma niente di disperante…
  • Antipasto: Carne cruda, uovo di quaglia e maionese alle erbe. Molto delicata la maionese, proprio buona, perfetto l’uovo sodo di quaglia, buona la carne – immancabili foglioline ornamentali eduli. Mi aspettavo qualche cosa in più, forse, non so, un granello di senape nella carne, un grano di sale. Bella la presentazione (anche se forse un po’ da ‘lapide’), e comunque molto buono il piatto.
  • Minestrone pesto capesante e capperi. Molto buono, giusta la temperatura, saporite le capesante col loro cappellino di pesto – appena un po’ troppo cotte? Peccato le verdure molto cotte, mi si scioglievano quasi già nel cucchiaio, avrei preferito un poco più di consistenza.
  • Guancia di manzo brasata con purè di patate al limone. Ottimo piatto, come sapore cottura consistenza. Troppo poco il purè, ho avuto difficoltà a dosarlo per farlo bastare fino alla fine. Qualche dubbio sulla ciotolina: fuori misura rispetto al contenuto, dava l’impressione di non essere il piatto giusto; e – l’ho già detto? – poco purè…
  • Tiramisu. Buono, molto buono, delicatissimo (quasi troppo?), la crema era forse un po’ troppo montata, tanto da rasentare l’impalpabilità.
  • Un calice di Therra 2009 di Podernuovo a Palazzone, in Toscana. 4€. La carta dei vini sembra interessante anche a me che non sono molto addentro nella vinologia… Ma ci sono anche alcune bottiglie che conosco, come quelle di Nino Barraco, e i Moscati di Ca d’Gal. Ottimo il caffè: Haiti Komet extra superiore.
  • Lo chef è giovane, si chiama Matteo Gelmini, ha un passato da eat’s e al Food Art; Berton direi che supervisiona il tutto (suo l’Hamburger Berton in carta: l’ho visto entrare verso le nove e mezza o giù di lì, magari lo chiamano quando c’è da cucinare il suo hamburger).
  • A mezzogiorno c’era stato anche Christian. Il menu è lo stesso (l’intestazione dice ‘settembre’: lo cambieranno tutti i mesi?): lui ha assaggiato anche Calamaro alla plancia su crema di avocado e lime con cipollotto (“molto morbido e gustoso”), Spaghetto al pomodoro e basilico con crema di mozzarella di bufala (“perfettamente al dente, squisito”), Merluzzo nero indivia belga e peperoni (“delicatezza…”) e Controfiletto di manzo purè di patate al limone (“ottimo”), Pesca e amaretto (“poco dolce ed equilibrata”). Merluzzo nero? Pesca? E devo anche assaggiare il Risotto alla milanese con ragù di vitello, e la Fagiolina del Trasimeno…

Resta il “mistero” del nome: Pisacco è stato scelto, sembrerebbe, perché suona bene, attira e incuriosisce, è un anagramma, o una deformazione, di Picasso, è ‘artistico’… Diciamo che si ricorda facilmente.

“Pisacco? Mi piace un sacco!”

[con Christian Sarti]

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