Il lavoratore, viandante stanco in cerca di prelibatezze impossibili per la pausa pranzo, al netto di qualche nome altisonante (leggi Settembrini 1, 2 e 3), nient’altro troverà in uno dei tanti lembi di Prati, a Roma, pullulanti di studi legali, dipendenti Rai e scolaresche acerbe (gastronomicamente). Il panorama offre solo improbabili secondi piatti grondanti d’olio, pretenziosi primi e sedicenti bistrot.

Finché, lupus in fabula, rectius lucus in tabula, non cadete nel suo negozio: gastronomia accogliente, discreta, silenziosa. E la musica cambia. Fuori l’umanità degli sfamati senza gusto, dentro voi, cercatori coraggiosi.

Ma attenzione. Entrate da Lucus in Tabula solo se:

  1. Quel che cercate per la pausa pranzo è anche un semplice, sincero panino. Niente classifiche, primati, recensioni
  2. Vi affascina la rosetta d’antan, la focaccia senza glamour, la schiacciata che non strizza l’occhio a nessuno
  3. Cercate un posto dove un panino stia dentro i 5 euro
  4. Per companatico apprezzate formaggio di alpeggio, salumi di animali bradi, sottoli con una marcia in più
  5. Non avete preconcetti per il piatto pronto. Se è buono in partenza, lo sarà anche una volta scongelato e riscaldato al microonde
  6. Siete alla ricerca di un luogo per la spesa gourmet last minute, di passaggio in zona o in fuga dall’ufficio, ma poi non sentite il bisogno di dirlo ai quattro venti (vantarsene con gli amici non avrebbe senso, il luogo è ancora pressoché sconosciuto ai circuiti gastrofighetti)
  7. Cercate consigli ma non qualcuno che vi convinca. All’uomo (Luca Barale) un po’ di consenso non farebbe male. Ma si sa, piacioni si nasce
  8. Siete disposti a sentirvi rispondere che il guanciale tal dei tali è finito e pure il formaggio che una volta vi ha fatto battere il cuore (bontà, si sa, non fa rima con quantità)
  9. Mangereste con sottofondo jazz ma anche col cicaleccio radiofonico di romanisti (o forse laziali) alterati (niente mezze misure)
  10. Non cercate conferme, sorrisi a 32 denti, chiacchiere e romanesca affabilità. Qui si dice l’essenziale e l’interessante è dietro la vetrina.

E cioè:

Formaggi di alpeggio selezionati, formaggi di alpeggio stagionati in grotta (Azienda agricola Nicoletta, Ivrea), taleggio artigianale e Strachitunt del Caseificio Taddei Strachitunt (Bergamo), scamorza, burrata, ricotta e latticini del caseificio Corbo (Rionero in Vulture (Piacenza), formaggi affinati (mosto di prugne, menta, miele e spezie) di Degust (Bressanone, Bolzano).

Salumi: coppa di testa alle mele, crema di lardo alle erbe, bresaola di fassona, salame di Langa della macelleria Giacobbe (Sassello, Savona), prosciutto Dop Toscano e prosciutto di Sauris, cotechino e zampone della macelleria Regnani (Modena), mortadelle artigianali (anche al tartufo) di Bonfatti, salumi piemontesi Chiapella (di Langa, al tartufo, al Barolo, di bue Carrù), carpacci di carne e pesce di Bernardini, wurstel, speck e Canederli della macelleria Weger – Hartmann (Falzes, Bolzano).

E inoltre: carne chianina da ordinare e ritirare in sottovuoto, una buona selezione di vini (“scelgo bottiglie con un buon rapporto prezzo-qualità”,  dice Luca Barale e non sembra un cattivo ragionamento), birra artigianale, pasta di Gragnano, pasta lucana bio con grano Senatore Cappelli, riso bio proveniente da piccole risaie del Vercellese e veronese, salse e condimenti bio, pestati e spezie, confetture e conserve, sottoli della Masseria Mirogallo (Matera), tonno di Colimena (Avetrana, Taranto), selezioni di cioccolato e gianduia di Bodrato (Cariata d’Orba, Alessandria) e Maglio (Lecce), salse di Tuttovo (Rivoli, Torino) e prodotti bio certificati per celiaci.

Mica male, vero?

Lucus in Tabula. Via Silvio Pellico, 26. Roma. Tel. +39 0664564116

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