Carlo Cracco. Sanremo e la trippa sono i chiari segnali che apre un ristorante low cost

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Vi ricordate dove c’è stata “la cena più cara del mondo”? Da Carlo Cracco e correva l’anno 2008. Una cena a base di tartufo da cui è nata una causa che lo chef ha vinto. Il ristorante Cracco va alla voce di locale alto standing. comunque. E non solo per l’ipotesi di una sua presenza al nuovo ristorante di Prada (che forse nascerà al posto di McDonald’s).

Bene, dimenticate tutto. Carlo Cracco è ormai icona popolare che si accinge ad infrangere ogni record di visibilità nella puntata di stasera di Sanremo. Per l’apertura, la trasmissione canora ha fatto registrare picchi di 17 milioni di telespettatori. Un terzo della popolazione italiana stasera potrebbe identificare il cuoco italiano contemporaneo con uno stiloso chef, magro e con barba carismatica che fa il giudice di Masterchef e si è dichiarato pronto ad aprire un ristorante low cost, probabilmente nel 2014 quando gli effetti della crisi saranno meno evidenti e si potrà pensare a una nuova avventura imprenditoriale.

“È un’idea che spero di realizzare al più presto. Non dipende da me, ma da quando andrà via la crisi: il 2014 è l’ipotesi più probabile” ha dichiarato in un’intervista video al quotidiano online Milano Weekend a margine della sua lezione a Identità Golose 2013. Nel nuovo ristorante, “il prezzo di un piatto di spaghetti al pomodoro di qualità non dovrebbe superare i 10 euro”, ha aggiunto Cracco. Con questa nuova proposta gastronomica, lo chef vicentino trapiantato a Milano vuole inoltre dare spazio “ai risotti, al quinto quarto (che è poco utilizzato) e alle interiora per valorizzare i tagli meno nobili, attraverso preparazioni che diano un buon risultato contenendo il prezzo”.

Intanto, al ristorante di via Victor Higo si è tenuta una cena a più mani, Unplugged, con Enrico Crippa, Paolo Lopriore e Matteo Baronetto. Cena informale, tavoli condivisi, due percorsi, uno tradizionale, l’altro innovativo proposti in sequenza 0-1-0-1 ai commensali dello stesso tavolo e un buon livello di approssimazione in sala […Il concept dei due menu differenti per i commensali (uno creativo e uno tradizionale) poteva anche essere interessante se fosse stato spiegato e presentato in qualche modo. Invece nessuno in sala sembrava avere le idee chiare – hanno commentato sul blog di Paolo Marchi] che ha lasciato sorpreso più di un avventore.

E mentre a tavola si apprezzavano i gamberi rossi con lenticchie e gelato di piselli piuttosto che l’anguilla in carpione, si esaltavano gli agnolotti di magro (piatto della serata per molti) o il risotto con carne, si contestava il maialino un po’ freddo e forse di più la carne alla milanese, o ci si scambiava il Castelmagno, ecco che dopo il dolce e i fritti di carnevale ti presentano un piatto di trippa.

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Sì, esatto, trippa trippa, non una qualche similitudine o gioco a spiazzare. Ed è al sentire questa intervista che mi è ritornato in mente il ristorante low cost. Mettere insieme questo progetto e il piatto è un attimo. Se una trippa va bene in un ristorante di prestigio, vuol dire che il cibo popolare è stato definitivamente sdoganato e il 2014 sarà l’anno definitivo della sua consacrazione. Come predice Carlo Cracco.

 

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.