L’ottimo hamburger di Ham Holy Burger ha una nuova casa a Roma

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Mindburger

Classifiche, recensioni, piatti gourmet: l’hamburger negli ultimi mesi si è ritagliato un ruolo da protagonista e insidiare la leadership non solo in pausa pranzo ma anche a cena.

E se a Milano sembra aver ormai consolidato la sua posizione, a Roma tale percorso è in piena evoluzione tra offerte ed iniziative più o meno interessanti.

Ham Holy Burger a Roma c’era già (con la sede di Via Brescia) ma ora ha deciso di raddoppiare la sua presenza nella capitale, con l’inaugurazione del punto sito in Via Chiana.

Vi dico subito che questo hamburger mi ha convinto e anche parecchio. Ha tutto il sapore delle cose vere e anche il pane è molto buono. In pratica, pur essendo una catena, non dà l’idea della serialità della catena di montaggio.

Ho visto che nella classifica di Milano Ham Holy Burger si è classificata terza e anche qui a Roma non avrei difficoltà a mettere i suoi hamburger nelle posizioni di testa.

Vediamo quali sono le frecce al suo arco.

Il mio rapporto con l’hamburger è particolare: ai tempi (remoti) della mia adolescenza il “panino con l’hamburger” significava sabato sera, pub, birra, amici.

Oggi le cose sono cambiate, gli abbinamenti sono sempre più ricercati e raffinati (e talvolta anche azzardati) ma sicuramente l’hamburger è entrato nel nostro quotidiano. Non rappresenta più semplicemente una scelta sporadica per un’uscita con gli amici.

Ham Holy Burger Roma

Ham Holy Burger ha scelto di proporre un’offerta particolare, completa, che strizza l’occhio ad una clientela molto ampia, grazie all’integrazione di differenti caratteristiche che si integrano alla perfezione in un locale davvero bello:

  1. il design, con la filosofia del “recupero”: dal soffitto tappezzato di giornali alla scala in legno, dal cancello posizionato all’apertura della “Cava delle Birre” alle vecchie cisterne che un tempo contenevano vino ed olio (il locale nasce infatti nel 1924 con quella destinazione d’uso)
  2. la tecnologia, con il menu consultabile con l’iPad (ed addirittura scaricando l’app si possono fare prenotazioni da casa)
  3. la cucina “etica” e di “qualità”, con ingredienti dei presidi slow food (come la fassona utilizzata per gli hamburger) e la scelta di preparare in prima persona ogni singolo elemento del menu, panini compresi

Un locale situato in una posizione strategica, non distante da alcuni poli universitari, con vari menu stagionali e lo sviluppo di ogni scelta strategica adottando la filosofia del 5: 5×5, cinque scelte diverse per cinque modi di gustare l’hamburger gourmet; cinque insalate fresche, cinque piatti e cinque tipi di dolce. Un menu che va d’accordo con i 5 sensi.

cava birre

Uno dei punti di forza è la “Cava delle birre”: un’iniziativa stabile, presente solo nei punti di vendita di Roma, dedicata alle birre artigianali. Una selezione di 50 birre, a disposizione all’interno di una vasca refrigerata, che possono essere scelte, portate al tavolo in totale autonomia e “inquadrate” con l’ipad per accedere ad una serie di contenuti originali extra (interviste ai mastri birrai, consigli e curiosità) e inserite automaticamente nell’ordine digitale. Accanto a questa grande scelta di birre artigianali ci sono anche 5 birre commerciali perché “sembrerà strano, ma la maggior parte dei clienti chiede proprio quelle” (parole testuali dello chef).

HolyburgerLimonata

Durante la chiacchierata ho avuto modo d’assaggiare quella che sembrava una semplice limonata ma che invece s’è rivelata un vero e proprio “nettare”, fresca, dissetante. Gli abbinamenti sono vari e particolari, strizzano l’occhio anche alla cucina di altri paesi tra guacamole e tzaziki, ma anche il panino di base, l’Holyburger (9 €), con pomodori, cetrioli, lattuga ed anelli di cipolla rossa potrebbe diventare un must: pane homemade, fassona slow food, ingredienti freschi e di qualità.

Resta solo da capire se questi hamburger riusciranno a sostituire nel cuore (e nello stomaco) dei romani i grandi classici della ristorazione capitolina, dal trapizzino alle pizze di Bonci, passando per panini e supplì.

[Luca Sessa]

13 Commenti

  1. Ma no, ma cosa dici, non capisci niente, cos’è ti pagano?, sei incompet… ah, no… è Ham Holy Burger, mi piace molto molto quello che fanno qui a Milano, quindi… scusa Luca, era una reazione automatica, volevo essere il primo a dissentire con Dissapore su questo argomento, ventilando connivenze corruttele pizzini favoritismi scambi erotico-merceologici…

  2. “sembrerà strano, ma la maggior parte dei clienti chiede proprio quelle” , dice lo chef parlando delle birre commerciali: per forza, di birre artigianali buone ce ne sono veramente poche,e se prendi la fregata una volta, poi diventi diffidente

  3. Mi accodo al primo commento, ma senza smentire subito dopo. Sinceramente credo che ti paghino pure bene oppure meglio che lasci perdere questo lavoro. Ham Holy Burger….ma perchè si mangiano Hamburger li??? ahahahah

    • il problema delle hamburgherie italiane è che il più fetido locale US sarà sempre al di sopra del miglior hamburger italiano, dobbiamo farcene una ragione. Io, ad esempio, non mangio spaghetti all’estero
      comunque ce ne sono parecchi al di sopra di HHB

      • Insomma…premetto che non sono mai stato in America, ma guardando le varie e note trasmissioni televisive quali Man vs Food, Andrew Zimmern, ecc. noto praticamente SEMPRE che le loro griglie e piastre sono sporche da fare schifo, con pezzi neri bruciati che restano in grande quantità sulla carne, e sappiamo che è cancerogeno…e se non puliscono quelle griglie e piastre manco quando viene la TV, nutro seri dubbi che lo facciano regolarmente…poi magari sbaglio, sono solo coincidenze.

      • Scusa – premesso che non ho termini di paragone – ma perché è per forza al di sopra? per il tipo di carne, il pane, il peso, il condimento, la quantità, la macinatura del bovino, la frollatura della carne…?

        • Infatti, piacerebbe saperlo.
          Da quel che vedo, come ho detto, in tante delle loro trasmissioni televisive, le piastre sporche regnano sovrane…
          Aggiungiamoci poi che sono la patria degli OGM e dei tantissimi bovini cresciuti con ormoni…da Wikipedia: “sono l’unica nazione che permette agli esseri umani di bere latte da mucche che hanno assunto l’ormone della crescita artificiale”
          http://it.wikipedia.org/wiki/Somatotropina_bovina

          Io continuo a nutrire dubbi sulla presunta maggiore qualità dei loro hamburger…almeno finchè non li proverò un giorno e mi verrà dimostrato che ero io che pensavo male.
          E poi, onestamente, dai, non occorre essere uno chef a 3 stelle Michelin per riuscire a fare un buon hamburger, sta tutto nella qualità della carne, nel cuocerla bene e nell’avere un buon pane che non sia quella spugna tipicamente americana, appunto.
          E anche quel foglio che alla mia vista sembra plastica e che loro chiamano formaggio, il Cheddar, non credo che da noi non si possa trovare di meglio.

  4. L’hamburger sarà pure passabile ma il servizio, perlomeno le tre volte che ci sono andata io, lascia molto a desiderare. Se hai un bimbo ti piazzano in un angolo dove a stento riesci a muoverti e poi ti mettono altri bimbi attaccati e questo anche se il locale è ancora vuoto. Poi ogni volta si dimenticano di portarti qualcosa…insomma ogni volta che ci vado esco incazzata!

  5. ottimo hamburger
    e sfizioso usare l’iPad per ordinare e poi ci puoi navigare

    sul pane (almeno a via Brescia) ci sono margini di miglioramento

  6. molto meglio dei soliti mcdonald’s e burger king. beh, qualunque posto sarebbe meglio, però gli hamburger di questo posto non sembrano eccessivi quindi è un’ottima alternativa al fastfood

  7. Se devo esprimere un parere credo che apparte la bellezza dell’ambientazione e l’aurea che avvolge questo posto,il Burger non è nulla di eccezionale. A livello tecnico la carne è troppo magra, quindi in cottura tende a seccarsi. Si può dire qualunque cosa sugli Americani ma le poche cose che sanno fare le fanno veramente bene ed i Burgers sono una di quelle. Anche il pane non mi è sembrato molto per la quale,è un incrocio tra la potato roll ed il pretzel bun e non lega bene con la carne. Se gli Americani fanno il pane in un certo modo una ragione ci deve essere e vi garantisco che c’è. Anche il prezzo mi ha lasciato un po’ deluso, non giustifica quello che ti servono e non parlo sicuramente della dimensione del panino. Possono fare meglio.

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