Riccardo Di Giacinto e Ramona Anello

No show. Il ristorante si paga alla prenotazione e voi (non) siete d’accordo

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L’incubo peggiore per un ristorante? La prenotazione non rispettata o, peggio, farlocca con tanto di nome falso (e non parliamo di critici che cercano un mezzo anonimato).

Il famigerato no-show madre di tutti i recall per assicurarsi che il cliente verrà davvero.

E della maggior parte degli sti condivisi su bacheche e social network. Superato, forse, dalle invettive contro TripAdvisor.

Ma ora arriva Tock che promette di fare giustizia di tavoli lasciati desolatamente vuoti.

Si paga prima di cenare, prima di arrivare al ristorante, prima di cambiare idea: al momento della prenotazione.

A crederci è Nick Kokonas, uno dei soci del ristorante Alinea di Chicago, che ha inventato il sistema.

Il Clove Club, locale di tendenza dell’east London, ha annunciato che sarà il primo locale del Regno Unito ad adottarlo per i suoi menu degustazione a 65 e 95 sterline. Funziona, semplicemente, così: si paga al momento della prenotazione.

Potenzialmente il capolinea per chi è dedito, come spiega il Guardian, alla spensierata pratica del “ne prenoto più di uno, poi vado dove mi gira”. Anche di chi, più umilmente, ne prenota uno solo ma cambia idea lo stesso. Dimenticando di ‘sprenotare’.

Qualche domanda sorge spontanea, al Guardian come a noi tutti. Quali incentivi prevede il sistema per il cliente, ridotto al rango di un truffatore potenziale? Non si rischia di spegnere la passione della serata al ristorante, soprattutto in Italia, paese di commensali più emotivi che inclini ad accollarsi il rischio d’impresa altrui? E che accade se per una qualsiasi (e onesta) ragione non è possibile raggiungere un ristorante che si è prenotato (e pagato)?

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Sono solo alcuni degli interrogativi dell’annoso dibattito sul tema: è bene o male stanare il commensale assente ingiustificato? Con l’aiuto del Guardian abbiamo messo insieme 5 opinioni ricorrenti:

1.

Il pranzo o la cena sono assimilabili ad altri beni di consumo culturali: il teatro o il concerto, per esempio. Dove nessuno ti rimborsa, se non vai. E’ la posizione più estrema e più difficile da condividere. La pensa così Isaac McHale del Clove, il locale che sta per adottare Tock.

2. Far pagare in anticipo è crudele e ingiusto per la maggioranza di clienti onesti. E’ di questo avviso Nick Gibson del Draper’s Arms, pub di lusso a nord di Londra: “Non posso accettare un sistema di pre-pagamento che colpevolizza il cliente”. E argomenta: “E’ una vergogna che un’esigua minoranza causi disagio e imbarazzo alla maggioranza di brave persone”.

3. E’ la regola, bellezza! Posizione che sintetizza al Guardian James Lewis del ristorante francese Gauthier, a Soho. Il locale, già prima di Tock, ha trovato il suo equilibrio: “Se gualcuno non si presenta senza spiegazione viene bannato a vita. E funziona benissimo“.

4. Le prenotazioni a pagamento possono funzionare per i ristoranti con un “giro di tavolo” che non conosce sosta. Se Tizio non si presenta, c’è sempre Caio che aspetta fuori dalla porta. Ma non per i piccoli, dove il disagio che può creare il pagamento anticipato rischia di scoraggiare la clientela. Con conseguenze gravi.

5. Il sistema aiuta invece gli ‘indipendenti’ (leggi piccoli e gourmet) azzerando il rischio di lasciare vuoti alcuni dei pochi tavoli e quindi una bella quota dei guadagni di fine giornata. McHale del Clove è di questo avviso: “E’ un sistema trasparente che ci permetterà, come piccola impresa, di pianificare e ridurre gli sprechi”.

Allora? Favorevoli o contrari a pagare al momento della prenotazione il prezzo del menu degustazione?

[Link: The Guardian]

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