La pizza americana è arrivata a Milano e non so quanti di voi gioiranno

Tempo di lettura: 4 minuti

Domino's Pizza Milano

Dopo la pizza napoletana, la pizza gourmet, la pizza italiana, la pizza a degustazione, ecco arrivare la pizza americana con Domino’s Pizza. Segniamoci la data: lunedì 5 ottobre ha aperto a Milano il primo locale della catena statunitense, ma diffusa in un’ottantina di Paesi.

Devo ancora riprendermi dallo sgomento, lo confesso, che gli Americani vogliano proporci una pizza.

Alessandro Lazzaroni

Partiamo dalla “location“: il primo Domino’s italiano è proprio in periferia, in zona Bisceglie-Forze Armate. Strano che non sia in una zona più centrale? “Noi abbiamo fatto un ragionamento di puro business e non di flagship – mi dice Alessandro Lazzaroni, amministratore delegato di Domino‘s Italia. – Noi viviamo con i quartieri, siamo forti nella consegna a casa della pizza: il nostro modello di business è rivolto al domicilio, alla consegna sull’uscio di casa, anche con pagamento con carta di credito. E fra un mese sarà possibile pagare online”.

pizza infornata

Locale luminoso, design pulito e lineare. Un’ampia zona cucina con un grande forno (elettrico) in cui le pizze vengono infilate da una parte per uscire dall’altra dopo una decina di minuti, pronte.

Preparazione pizza

La preparazione delle pizze è ovviamente a vista, una vetrata permette di osservare la manipolazione della pasta e la “batteria” di ingredienti che vengono utilizzati per completarla.

E una scaletta permette ai bambini di arrivare al livello giusto per poter osservare a loro volta – “Ispettore Junior”: un dettaglio gentile.

Essendo  la pizza di Domino’s pensata essenzialmente per l’asporto o la consegna a domicilio, ci sono solo quattro o cinque tavoli, alti e stretti, e nove sedie. Si entra, si ordina alla cassa, si lascia il nome, si paga, e la pizza entra in lavorazione, anzi in una vera e propria catena di montaggio.

Tabellone ordini pizza domino's

Un display ti mostra, con il tuo nome, a che punto è la tua pizza: in lavorazione, in guarnizione, in ispezione, in forno, pronta. La media, l’altra sera, eri di una quindicina di minuti per pizza (nel conteggio entrano anche le pizze per la consegna a casa).

Ecco, forse questo possiamo impararlo.

Il menù prevede pizze tradizionali (marinara 4 €, margherita 5 €), gustose (Napoli siciliana würstel diavola, 6 €), generose (crudo, cotto e funghi, bufala, vegetariana, 4 stagioni ecc, 7 €), e sontuose: pomodorini e bufala, 4 formaggi, primavera, hawaiana (con ananas) ed extravaganza, tutte a 8 €.

Oppure si sceglie la base, margherita a 5 € o bufala a 7 €, e si aggiungono ingredienti (pomodoro olive rucola zucchine grana peperoni carciofi e così via a 1€ l’uno, prosciutto di Parma e mozzarella di bufala a 2 €).

Preparazione pizza Domino's

Tutti gli ingredienti sono italiani, selezionati, con una serie di d.o.p. (il gorgonzola, la bufala, il prosciutto di Parma…).

“Si tratta di una ricetta totalmente italiana, studiata qua in Italia con ingredienti italiani. Quello che americano è il modello di servizio, accompagnato da un prodotto localizzato che è la forza di Domino’s nel mondo”.

Forse l’eccezione è l’ananas.

Quindi, niente pizza “Made in USA” – penso che questo sia consolante, anche se in realtà la mia unica esperienza di pizza all’americana è stata una 4 stagioni in un Pizza Hut a Londra, in cui mi aveva trascinato, giovane quindicenne recalcitrante e desideroso di pudding e shepherd’s pie, mio cugino Giorgio, più grande. Beh, me la ricordo ancora – e non direi con commozione o gratitudine.

E – com’è?, si chiederanno i lettori che hanno avuto la pazienza di leggere fin qui. E che immagino già pronti a disperarsi: si può mangiare, direi.

pizza Extravaganza pizza Extravaganza Milano

Ho preso una Extravaganza: pomodoro mozzarella salame piccante wurstel prosciutto cotto cipolle funghi freschi olive peperoni. Il sapore è buono, la pizza sottile ma regge benissimo, non si ammolla né si inumidisce fino all’ultima fetta, cornicione basso, la pasta mi sembra vicina al pane, leggera, non troppo condita (e nemmeno carica di ingredienti, se vogliamo – il che peraltro è un bene, visto che è sottile).

Eravamo solo al secondo giorno e il servizio in evidente stato di rodaggio, almeno dal lato cassa; il sistema sulla carta sembra funzionale (ordine, bigliettini col nome da attaccare ai cartoni della pizza, consegna) ma all’atto pratico non tutto andava alla perfezione (qualche ordine con errori o ritardi).

E i cartoni per la pizza e gli altri piatti (frittini vari, dolci) quando venivano posizionati per la confezione cadevano spesso.

Cliente pizzeria asporto

Di più non vi direi.

Anche perché sono curioso di sapere cosa pensate di questa invasione yankee.

E se siete pizzaioli, non vale dire che la pizza è solo italiana, napoletana, a degustazione, gourmet, focaccia…

Domino’s Pizza. Via della Martinella 1. 20122 Milano. Tel +39 0221070860

25 Commenti

  1. In Italia Ci si lamenta spesso dell’assenza delle grandi catene estere. Nel panorama offerto a Milano domino ha il suo mercato. Solo il tempo potrà confermarci la bontà di tale operazione

    • “Nel panorama offerto a Milano domino ha il suo mercato”
      Secondo me non solo a Milano, ma in tutta Italia.
      Il problema, ormai, in Italia è trovare facilmente
      1 una pizza di buona qualità
      2 ad un prezzo accettabile.
      La pizza sta subendo una trasformazione da cibo popolare a cibo gourmet, costoso.
      .
      Le grandi società possono abbassare fortemente i costi di produzione e, siccome lavorano sui grandi numeri,
      possono ricaricare non pesantemente il prezzo ai clienti.
      Devono fare anche un prodotto di qualità buona, media.
      In questo caso una pizza con una buona cottura, digeribile e senza difetti gravi.
      .
      Nel caso di Domino i prezzi andrebbero leggermente ritoccati all’ingiù.
      Migliorando ancora un po’ la qualità, che non è affatto scadente, il successo ci sarebbe in molte parti d’Italia.

      • Quante pizzerie non napoletane, non gourmet, non di qualità già abbiamo? 5€ per una Margherita da domino non mi sembra un prezzo folle.

    • Senza polemica (a volte scrivendo, si viene mal interpretati), ma perche’ vi lamentate dell’assenza delle grandi catene? E’ una cosa di cui andare fieri. Perlomeno, io da italiana all’estero ne vado fiera. Significa che nonostante il marketing, le strategie, le manipolazioni, la globalizzazione, la crisi, eccetera, eccetera, eccetera, gli italiani vogliono mantenere la loro identita’alimentare. Almeno quella.Vivo negli Stati Uniti e, vi assicuro che trovare un prodotto, non parliamo poi di ristoranti, che non sia di una grande multinazionale e che non abbia meno di 25 ingredienti (dichiarati), di cui 20 non dovrebbere nemmeno essere in un alimento, e’un’impresa.

      • però in America c’è più scelta sul biologico o sbaglio? chiedo per curiosità..mi pareva che là ci fossero delle belle realtà sul bio
        poi in generale anche vedere i food blog e quello che propongono, mi pare proprio diverso il loro concetto di cucina e di sapori

    • ma chi si lamenterebbe spesso de “l’assenza di catene estere”?
      E poi che ragionamenti sono? Non avremmo marche straniere solo perchè mancano starbucks e KFC?

      • Non mi sembra un concetto difficile da capire, poi, ovvio, dipende da chi frequenti. Molti marchi stranieri non si avventurano in Italia. Parla con un qualsiasi barista per capire che non é possibile vendere a 5€ un caffè americano e offrire tavolo e Wifi gratis per ore.

  2. Noi abbiamo portato la Fiat in America e gli americani ci compensano con la pizza. Catena di montaggio per catena di montaggio 😆

  3. Non so se possa funzionare, le “pizzerie” tipo Domino’s vanno molto di moda in paesi dove il take away e’ un’istituzione, specie Australia dove vivo o America, infatti di questo tipo di catene ce ne sono a bizzeffe. Allo stesso tempo, infatti, qui la pizza e’ un prodotto di eccellenza perche’ fa parte della cucina italiana, quindi venduto a caro prezzo: in una pizzeria italiana la margherita puo’ costare anche $22 mentre da domino’s acquisti il formato family ad un prezzo simile e magari ci mangi in 4. In italia, invece, abbiamo la comune pizza di asporto accessibile a tutti.
    Sulla qualita’ boh, qui e’ a mio avviso disgustosa -ci ho mangiato non per mia volonta’, ma in genere adattano la produzione alla clientela quindi magari a Milano sara’ decente.
    Personalmente preferisco spendere qualche dollaro in piu ed avere un buon prodotto piuttosto che la pizza di questo tipo di catene che trovo mediocre a partire dalla pasta.

  4. Provata ieri sera, prosciutto e funghi. Una pizza assolutamente mediocre, l’impasto è molto simile a quello di Spizzico, gli ingredienti anonimi. Non ha senso di esistere, molto meglio la versione americana originale. Questo tentativo di fare la pizza italiana in Italia credo durerà molto poco. Se virano sulle classiche americane sia negli impasti che nei condimenti possono avere una nicchia di mercato nemmeno tanto piccola, anzi, se continuano su questa strada temo invece finiranno male.

  5. Nel formulare il mio commento ho tentato di fare un discorso in generale, tenendo conto delle trasformazioni che stanno cambiando la pizza da cibo popolare a cibo costoso: trasformazione che sta avvenendo anche con altri cibi: è il MARKETING…BELLEZZA.Dicono alcuni, rassegnati.
    Io dico, invece, che bisogna fare uno sforzo di comprensione, capire, usare il pensiero critico e non farsi condizionare dalla retorica persuasiva del marketing(narrativo, semantico, sei social media, ecc…).
    Oltre che a saper capire se un vino è costruito o una pizza è gommosa, ecc… il BUONGUSTAIO(non mi piace il termine gourmet) del 21 secolo deve capire(e studiare) cos’è la Comunicazione(compreso il Marketing) e come ci condiziona, specialmente con l’avvento di Internet.
    .
    Quindi, resta valido, per me, il ragionamento di carattere generale.
    Ma, nel commento, mi sono anche sbilanciato sulla qualità della pizza di Domino: mi sono basato sulla degustazione di Emanuele B., che saluto, specificamente sulla valutazione dell’impasto: ma posso aver anche non interpretato bene le sue parole.
    E, non avendola assaggiata, non posso dire molto di più.Se Daniele ha ragione penso che Domino non possa competere.
    .
    Tenevo in mente anche questo:
    questa estate ho mangiato una pizza in un grande centro commerciale: l’impasto era buono, diverso da una napoletana ed anche dalla sottile e croccante.
    Gentilmente ho chiesto spiegazione al responsabile del punto che si è dimostrato disponibile e cortese: il mulino Spadoni aveva messo a disposizione i suoi esperti per formulare un impasto che tenesse conto anche dei gusti prevalenti della zona.
    Dopo varie prove ed addestramento del personale il risultato era buono, non eccezionale, ma sicuramente buono(secondo me) in grado di soddisfare diverse tipologie di consumatori.(Non faccio il nome del centro perché le spiegazioni del responsabile erano confidenziali e non vorrei metterlo in cattiva luce con i superiori)
    .
    Perché dico questo: perché non è difficile trovare degli esperti professionisti(in questo caso di pizza) che Domino avrebbe potuto contattare per mettere a punto l’impasto…per gli italiani.
    E, sicuramente, lo ha fatto, sapendo di venire a sfidare gli italiani.
    Anche se c’è ci fosse stata una non buona consulenza si può rimediare chiamando(e pagando) un esperto migliore.
    .
    Chiedo al responsabile Domino di Milano d’intervenire nel dibattito per chiarire i punti da me e da altri sollevati.

  6. Noi viviamo con i quartieri, siamo forti nella consegna a casa della pizza: il nostro modello di business è rivolto al domicilio, alla consegna sull’uscio di casa

    OK, il maggiore competitore di domino è la pizzeria di periferia il Cairo o la piramide che continuerò a preferire. Poi i prodotti dop si trovano anche al discount e di sicuro non sono indice di qualità

  7. Vivo negli Stati Uniti e Domino, Pizza Hut, Papa John imperversano. Mi e’ capitato di mangiarle a casa di amici: disgustose. Papa John a mio avviso la meno peggio.Un tratto comune a tutte, oltre al pomodoro dolcissimo e la mozzarella polistirolata, e’ l’indigeribilita’ della pasta.

  8. Uno dei punti caratteristici del progetto Domino è la consegna a domicilio.
    Questo comporta un aggiustamento, un’ottimizzazione del sistema di produzione(anche se, non dimentichiamolo, vi sono pizzerie italiane che, oltre all’asporto, fanno la consegna a domicilio: non è una novità).
    .
    Questo mi spinge a fare delle riflessioni su un argomento che mi ha appassionato nello studio della pizza:
    il comportamento dell’impasto(della pizza) dopo la cottura, mano a mano che si raffredda.
    Io mangio la pizza calda(o tiepida): non mi piace né tiepidina né freddina.
    Ma il punto è un altro: le pizze sono diverse dopo il raffreddamento: alcune sono immangiabili, altre conservano meglio le caratteristiche iniziali.Perché?
    L’approfondimento teorico di questo diverso comportamento è tutt’altro che facile ed ho ancora dei dubbi:
    coinvolge il concetto di retrogradazione degli amidi ma non è il caso di entrare in questioni tecnico-scientifiche perché non ne ho la competenza.
    Forse gli esperti di Domino hanno considerato anche questo aspetto nel mettere a punto il loro impasto? :
    invito ancora il responsabile di Milano Domino ad intervenire come ha fatto il responsabile(nel post relativo) dell’ STK di Milano: steakhouse sempre americano.
    .
    Comunque, ed è per questo anche che scrivo, ho intenzione di prendere in considerazione questo aspetto(il dopo cottura)
    per stilare una singolare classifica delle pizzerie italiane chiamata:
    “Le pizze, un’ora dopo”.
    Ho anche intenzione di stilare, in contemporanea, la classifica delle pizzerie italiane in base ad un criterio particolarissimo:
    la quantità di cornicione lasciata nel piatto dai clienti che si trovano nelle vicinanze.La chiamerò:
    “Classifica dei migliori cornicioni”(che sarebbero quelli più mangiati).
    .
    Sono 2 degli articoli di apertura del mio primo blog che ho intenzione di aprire.Un blog chiaramente ALTERNATIVO rispetto agli attuali.
    Sarà l’ennesimo blog inutile del Web?
    Il fatto è … che noi commentatori siamo…palle di cannone, come i soldati di Napoleone.
    E, dopo che Vincenzo P 🙂 mi ha, 10 giorni fa, censurato per la prima volta… ho incominciato ha studiare come si fa un blog.
    Perché NON VOGLIAMO ESSERE… palle di cannone.
    Anch’io FUFFBLOGGER?
    🙂

  9. A me la “pizza” di Domino piace un sacco, basta non considerarla pizza. E’ un altro piatto, una rielaborazione US della pizza che a me piace parecchio, specie la versione “porca” con tuto sopra.

  10. Io ci sono andato perchè ero veramente curioso di capire se i commenti negativi che sentivo fossero solamente il frutto dei soliti pregiudizi italiani verso questo genere di prodotti oppure avessero un fondo di verità.
    Devo ammettere che in questo caso i suddetti pregiudizi ci avevano azzeccato parecchio.
    Pizza assolutamente mediocre: impasto dolciastro, ingredienti DOP molto molto poco abbondanti: sulla mia pizza c’era un’unica fetta di crudo di Parma. Davvero poco per 7 euro.

  11. La Pizza di Dominos, come quasi ogni cosa industriale, contiene zucchero nell’impasto. Lo zucchero è la prima causa di obesità e diabete nei paesi occidentali. Datemi retta, mangiatevi una bella pizza napoletana invece di farvi avvelenare dallo zucchero nascosto con maestria in quasi tutti i prodotti industriali per rendervi dipendenti….

  12. Dominos la pizza americana? No grazie preferisco la pizza fatta con farine di grano biologico italiano senza aggiunta di concimi e diserbanti gli americani esportano la pizza in italia?Ma allora e la fine! Farsi la pizza acquistando prodotti biologici e a marchio riconosciuto migliora il vostro star bene a tavola e il vantaggio di mangiare sano sempre anche a casa propria!la pizza più conosciuta al mondo e la vera pizza napoletana.dopo se esportata in tutto il mondo! Diamo alla pizza il giusto valore l’italiana e Napoletana.

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