Quanto è gourmet un formaggino o una sottiletta?

Tempo di lettura: 3 minuti

toasteria Tigre

Ma si può seriamente parlare di formaggino gourmet? Appiccicando una delle parole chiave dell’esperienza gastronomica di questo decennio a un prodotto industriale?

È quello che cerca di fare il formaggino Tigre proponendo la sua ultima iniziativa, una Toasteria Gourmet in via Solari qui a Milano – fa seguito alla loro toasteria temporanea in Ticinese e a quella “stabile” in Festa del Perdono, davanti all’Università Statale.

toast formaggino

E allora? “Tigre è sinonimo di gusto, qualità e genuinità dal 1924. I nostri prodotti sono pratici e versatili, da sempre riconosciuti da ‘quel buon sapore…’. Con la stessa passione per la qualità e il gusto reinterpretiamo il toast, rendendolo più creativo e ancor più gustoso.”

E in effetti a me (e a molti: sono sul mercato da 90 anni) piacciono, i formaggini Tigre: non foss’altro per quel portato di ricordi d’infanzia, un’infanzia ormai lontana, risalente ai tempi in cui tutti i discorsi di genuinità e simili erano confinati a quello che ci dava la nonna, in campagna, da portare in città, e i formaggini industriali, e le sottilette, erano buone da mangiare e basta. Le Tigre, poi, avevano quel gusto di Emmentaler…

toast

Ma allora: cosa c’è che non va? Direi l’accostamento terminologico, il formaggino, la sottiletta presentati come “gourmet” mentre semplicemente entrano in preparazioni che potrebbero essere definite tali, in quanto più elaborate del semplice toast con la fettina di prosciutto. E in parte anche l’abuso nell’uso di una terminologia “alta”, o presunta tale, per qualsiasi contenuto. Non è forse questo il motivo della diffusione di “chef” al posto di “cuoco” – usare un termine ritenuto “alto”, in quanto francese? E se i francesi continuano a ripetere che la loro cucina è la migliore del mondo, noi non facciamo altro che andar loro dietro, un po’ acriticamente. Il termine italiano suona meno bene, meno nobile. Aggiungiamoci il continuo “Sì, chef” pronunciato in una serie di trasmissioni televisive a partire da MasterChef (peraltro, MastroCuoco non suona proprio benissimo), e il gioco è fatto. E mentre molti giovani si scherniscono, più o meno modestamente, di fronte all’appellativo di “chef”, “No no, io sono solo un cuoco” (solo??), il solito, grande Gualtiero Marchesi corregge chi gli si avvicina con le labbra a forma di “sc”: “No! Io sono un cuoco!”.

La creatività e l’innovazione che caratterizzano la cucina e la comunicazione nel mondo del food – opps, del cibo – in questo scorcio di inizio millennio, non sembrano esercitarsi con altrettanta maestria e inventiva sul vocabolario che ne illustra i vari aspetti. Il nuovo locale, il nuovo cuoco, la nuova ricetta saranno indubitabilmente “interessanti” – né buoni né cattivi? Da lasciar lì, da rivedere? Forieri di promesse future o latori di promesse non mantenute?

toast Milano

Insomma, la sottiletta gourmet nella toasteria bistrot gourmand, non mi convince. A proposito, segnaliamo con piacere il risorgimento del toast, assurto a nuova dignità gastronomica dopo un periodo di oblio: per noi amanti della vecchia formula “pan carrè-sottiletta-prosciuttocotto”, a volte impreziosita dall’aggiunta di una cucchiaiata di giardiniera (già – dov’è finita la giardiniera?), questo rinnovato interesse per il toast a Milano non può che far piacere. E poi a mangiarli, i toast della Toasteria Gourmet, ci sono andato, e non sono niente male. Magari proprio per la sottiletta, o il formaggino. Ma gourmet…

Ora aspetto con impazienza “dado foodie”, “polenta pronta gourmand”, “sofficino gourmet”. Magari tiriamo fuori anche una patatina, gourmet?

Opps… sofficini e patatine ci sono già…?

4 Commenti

  1. premetto che adoro i toast. ma, tecnicamente la parola gourmet si applica a prodotti di eccellenza o esclusivi: possiamo discutere a lungo sull’eccellenza o l’esclusività delle sottilette (è un prodotto Bio? ci sono certificazioni? tracciatura del latte dall’appezzamento svizzero fino al punto vendita?), ma obiettivamente mi sembra un’etichetta di marketing e basta. Il toast è riproducibile in ogni dove, non servono chef e le sottilette le trovo ovunque.
    Poi è chiaro che se nel toast metto patanegra/tartufo/caviale/o quello che volete potrebbe anche diventare gourmet…

  2. La parola gourmet è come la parola “Bio” in molti casi: non vuol dire nulla, serve solo a convincere qualcuno a spendere più soldi.

  3. Gourmet viene usato sia per indicare dei prodotti alimentari e sia per indicare chi mangia cibi gourmet.
    E’ un termine che non mi piace e lo uso quasi sempre in senso negativo nei commenti.
    Preferisco buongustaio o buongustaio raffinato.
    Il gourmet viene usato spesso come sinonimo di gastrofighetto: per me il gastrofighetto è peggiore del gourmet.
    Il gastrofighetto è quello più facilmente influenzabile dalla pubblicità, dal marketing, dai blog ecc…Segue le mode ecc…
    Il gourmet è un buongustaio molto più evoluto del gastrofighetto.
    Ma ha la puzza sotto il naso.
    Il gastrofanatico è un’altra cosa: ha invece una valenza positiva, per me(anche se viene usato spesso come sinonimo di gastrofighetto)
    Ma fermiaoci.Con le classificazioni(che sono personali).
    .
    I cibi gourmet.
    Basta un prezzo alto per far diventare un cibo gourmet?
    Un Prezzo ALTO è GARANZIA di ALTA QUALITA’?
    Vi sono CIBI di LUSSO che non rispecchiano il prezzo pagato?
    Ecc…
    Sui cibi di lusso, costosi, si può misurare il grado di raffinatezza raggiunto nell’analisi sensoriale?
    Si riesce a capire quando, ad esempio, un presidio slow food è veramente eccellente e quando non lo è?
    E così via.
    Insomma il gourmet dei gourmet(anche se mi piace buongustaio, come ho detto) è quello che sa riconoscere tra i cibi costosi, tra i cibi di lusso, i prodotti non eccellenti.
    Che si accorge, cioè, che quel prezzo è pompato(?) e che vogliono prenderlo per c…
    .
    PS
    Condivido il bel post di Emanuele B.
    Trovo molto interessanti e condivisibili i commenti.

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