Pizza buona o cattiva. Un assaggiatore ufficiale metterà fine alle polemiche sulle classifiche?

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Creare un elenco ufficiale di assaggiatori pizza è l’idea di Raffaele Biglietto, esperto di marketing e già ideatore di TuttoPizza, (la fiera evento per pizzaioli e operatori Ho.Re.CA.) emersa al margine del primo workshop sulla “Comunicazione della pizza ai tempi del web 2.0” organizzato dall’APN di Sergio Miccù con Vincenzo Pagano e Luciano Pignataro cui hanno partecipato alcuni tra i pizzaioli più in auge del momento.

Un’operazione necessaria, questa del workshop, che si rende ancora più urgente a causa della confusione di ruoli e competenze in questo preciso momento storico in cui la differenza tra blogger e giornalisti, comunicatori e consulenti, esperti del settore ed uffici stampa è sempre più labile.

Tanta carne sul fuoco nella Sala Consiliare di Santa Maria la Nova che ha ospitato il workshop napoletano in cui sono state gettate le prime basi (si attende una seconda puntata con argomento più specifico) di un confronto rimandato da tanto, troppo tempo: quanto sia importante – e assai difficile – comunicare bene nel mondo del food e in particolare in quello dei pizzaioli.

Tante le proteste – legittime e non – di alcuni dei pizzaioli presenti, sulle competenze di questa o quell’altra penna ree di aver bocciato l’amato impasto.

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Chi può dire che una pizza è buona? Si chiedeva a più voci. Come si giudica la qualità di un impasto? Davvero tutti hanno le competenze per farlo?

Verrebbe da chiedere ai pizzaioli accusoni se le stesse polemiche domande se le pongono anche quando per le loro pizze ci si spertica in lodi, ma questa è un’altra storia.

Resta piuttosto da capire come e quando partiranno i corsi per assaggiatori lanciati da Biglietto (appena preceduto da Vincenzo Giustiniani), destinati a formare una nuova figura professionale (come già esiste per vini, olii, formaggi) una tribù di palati insospettabili e incorruttibili che abbia potere di vita e di morte sul più povero, discusso, amato cibo napoletano. Una prima sessione, comunque, dovrebbe partire in occasione di TuttoPizza del 2017.

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Ma scommettiamo che neanche al più titolato degli assaggiatori verranno risparmiati strali infuocati? 

9 Commenti

  1. Più che un albo di assaggiatori basterebbe imporre il tempo minimo di lievitazione
    Per me la pizza cattiva è quella che mi fa bere di notte il resto sono gusti

    • Servirà poi l’albo dei controllori dei tempi di lievitazione 🙂
      Battute (brutte) a parte, secondo me c’è poca professionalità ed ancora meno attenzione alla qualità, quello della pizza è un mondo fatto di persone che pensa a piazzare il più possibile cibo sul mercato a prezzi tali da creare domanda, non curando la qualità.

  2. Con rispetto: gli assaggiatori “come già esistono epr vini, olii, formaggi…”
    Chiedo e mi domando: a parte i vini, dove un certo rilievo esiste ancora per assaggiatori e guide, qualcuno ritiene che _davvero_ gli assaggiatori di olii e formaggi (ma anche diacque minerali, non dimentichiamo) abbiano un qualche rilievo nell’influenzare il mercato, nello spostare il fatturato, nelle scelte del consumatore?
    Perché quello è il punto: cheffà l’assaggiatore pro? E’ persona di riconosciuto valore, il cui metro di giudizio orienta i consumi, influenza le scelte aziendali.
    Davvero… massimo rispetto per la proposta, ma ritenete seriamente che possa avere qualche efficacia?
    Penso ad un elemento semplicissimo: una boccia di brunello valutata 99/100 dalle guide posso comperarla nell’apposito negozio, con l’adeguato ricarico. Ma dei voti di una pizza chemmenefaccio?
    Manco vado al capoluogo della provincia confinante, cosa mi comporta se l’assaggiatore mi dice che la pizza portafoglio di Totonno ‘o malommo, in contrada scendialmare, a 700 km da me, è la più migliorissima del mondo?
    E’ proprio l’approccio “assaggiatore pro” che a mio parere non si avvicina nemmeno alle finalità indicate

  3. Forse ci avete pensato un po’ in ritardo, qui c’è il secondo appuntamento per il corso di analisi sensoriale “INDIPENDENTE E SENZA SPONSOR” impartito da due grandi Dottoresse dell’arte bianca, credo che per organizzare qualcosa del genere ci si debba affidare a chi ha, anni e anni di studio e sia sopratutto indipendente da sponsor e aziende, cosa rara in Italia e soprattutto nel settore della pizza.
    http://www.quotidiemagazine.it/events/corso-analisi-sensoriale-per-pizzaioli-1-livello

  4. Buonasera a tutti. Chiedo scusa ma l’evento con certificazione a livello internazionale cioè con validità sia in Italia sia all’estero è già stato fatto e nel 2017 ci sarà il primo campionato con questa nuova figura professionale appunto cioè con giudici qualificati in analisi sensoriale (diversi livelli di preparazione tecnica specifica!) espressamente per il comparto pizza. Il corso è già stato fatto, ce ne sarà un altro a fine novembre ed così i livelli successivi. Per il resto delle polemiche e delle battutte, chiedo scusa, ma penso che i pizzaioli meritino professionalità e rispetto a partire proprio dalle battute. Il PRIMO CORSO IN ASSOLUTO E’ GIA’ STATO FATTO a settembre 2016 con un anno di programmazione e lavoro alle spalle. Oltrettutto, il lavoro del giudice di analisi sensoriale è fatto senza sponsor. L’Ass che gestisce l’evento è la casa editrice della testata giornalistica Quotidie Magazine e come già riportato in un commento precedente l’evento è online qui http://www.quotidiemagazine.it/events/corso-analisi-sensoriale-per-pizzaioli-1-livello ed è tenuto in italino, inglese, francese e spagnolo all’occorrenza. Seguiteci su Quotidie Magazine e vedrete documentato ogni corso ed ogni evento.Grazie

  5. Buona sera, il mio nome e’ Elsa Cugola, sono un Chimico, ed opero in questo settore come Food sensor expert. Sono la collega che con La Dott.ssa Lauri ha iniziato, sin dal 2014 a progettare questo percorso sensoriale. E’ stato fatto con fatica, tanto impegno e tanto amore, perché’ il tema e’ scottante. E’ nato dal vedere da un lato i pizzaioli impegnarsi alle gare per entrare in un vortice di roulette russa in gara, dall’altro dall’apprendere che vi e’ una leviatana insipienza in merito alle tecniche internazionali normate (serie ISO) sull’analisi sensoriale. Per queste, appunto, non si parla di buono o cattivo, ma di friabile, umami e molto altro…. se qualcuno e’ interessato, la formazione menzionata in QUOTIDIE MAGAZINE E’ SENZA SPONSOR, OGGI DOMANI E SEMPRE. Vi ringrazio per avermi ospitato e avermi dato la possibilità’ di replicare.

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