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Conoscete Achar? A Milano c’è un ristorante nepalese “storico”, o almeno aperto da qualche anno: Namastè. Che poi è indiano-nepalese, se vogliamo. Non mi sembra ce ne siano altri in città (se non magari dei cino-giappo-thai-all-we-can-cook-all-you-can-eat); ne risulta uno (Kathmandu) a Lecco. Ora – or ora, direi – ce n’è un altro, che peraltro fa solo cucina nepalese: Achar, appunto.

Non starò qui a fare la solita menata non sono io che vado a cercare i ristoranti sono loro che cercano me: anche questo è a 350 metri dal mio ufficio, vicino Paolo Sarpi strada di ottima cucina cinese, come la celebre Ravioleria. Passato davanti tornando a casa, fermatomici a cena.

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Partiamo dal Nepal. So tutto del Nepal: si trova “sdraiato” al confine tra Cina e India, sulla catena dell’Himalaya, vi nacque Gautama Buddha, e… E nella primavera 2015, ad aprile, poco prima dell’apertura dell’Expo, è stato colpito da un violento terremoto, quasi 9000 morti e oltre 20000 feriti. Le maestranze nepalesi che stavano costruendo il padiglione per l’Expo ritornarono in patria: e il lavoro venne proseguito insieme dai lavoratori degli altri padiglioni. Sarà per questo, e perché sono un vecchio sentimentale, che il padiglione nepalese – un tempio buddhista – è stata per me una delle cose più belle, emozionanti, spirituali della manifestazione tutta.

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Sono contento di ritrovare un po’ di Nepal qui in città. L’idea, leggo su Facebook, è di un giovane filippino-spagnolo, René, appassionato del Nepal, e della sua socia; il cuoco è nepalese. Il locale, una trentina di posti, è molto nepalese ma in modo direi “leggero”: luci basse, tinte calde, arancioni, tavolini, musica, una statua di Ganesh, dio-elefante, in vetrina.

A Expo c’era anche un self-service di cibo nepalese, ma non ricordo bene cosa ho assaggiato. E peraltro non so nulla di questa cucina. Posso solo immaginare che sia a metà fra quella indiana e quella cinese.

Invece ricordo bene – e non solo perché ci sono appena stato – che cosa ho mangiato da Achar. Il nome indica le verdure speziate che caratterizzano la cucina nepalese.

Il menù (scritto in inglese, ma la gentile cameriera si è offerto di spiegarmelo: ho ovviamente declinato) è abbastanza semplice.

La prima voce del menù è proprio Achar: dei piatti di verdure e spezie varie. Come Mismas ko achar, verdure miste, semi di sesamo, olio sale e limone; Mula ko achar, ravanello bianco, olio e semi di sesamo, olio e limone; Kakra ko achar, cetrioli, sesamo, cumino, limone; Pakuda, patate e spezie fresche. Dai 6 ai 7 €.

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Ma io sono passato subito ai Mo:mo, ravioli nepalesi: Sabji ko mo:mo, di verdure, coriandolo e ghee, una specie di burro chiarificato; Kukhura ko mo:mo, pollo, coriandolo fresco e un mix di spezie himalayane. A 5,50 e 6 € rispettivamente: io ho provato quelli di pollo, ottimi,

Li ho accompagnati – come il resto della cena – con le tre salsine che mi hanno messo sul tavolo sin dall’inizio: una di pomodori (gialli direi) con una miscela di spezie (fra cui ricordo coriandolo e cumino), un’altra di pomodori e coriandolo fresco, e una terza (quella che forse mi è piaciuta meno) di peperoncino, piccante.

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A seguire, Chow mien: scodelle di pasta fresca – noodles – con verdure miste (10 €), con uova e verdure (12 €), e quelle che ho scelto io, con maiale e verdure (14 €), tutti con aceto, salsa di soia, sale e pepe. Ottimi – ottime – oppure ottimo piatto: tutti questi nomi saranno maschili o femminili? E cosa vorranno dire?

Beh, una parola penso di averla imparata: kukhura vuol dire pollo: oltre che sui ravioli di pollo, l’ho trovata nel menù anche nel Kukhura ko sekuwa. Pollo marinato alla brace con spezie himalayane e limone (15€). C’è anche il maiale alla griglia, Bungur ko sekuwa, marinato e speziato (14 €). Che assaggerò (entrambi) quanto prima.

Ci sono anche due menu a prezzo fisso, da 25 € (kukhura, pollo) e da 30€ (bhedako, agnello), serviti con verdure speziate, riso bianco, lenticchie gialle…

C’è anche un dolce, una specie di budino di carote, Gajar ko haluwa (5 €), con latte formaggio fresco frutta secca – assolutamente perdibile, purtroppo. Non è cattivo: ma non l’ho trovato così buono come il resto della cena.

Peraltro, il menù è ancora provvisorio, in via di definizione e di ampliamento (l’ho già detto? sono aperti dal 2 gennaio…): e ci saranno altri dolci da provare, e visto che siamo a 350 metri dal mio ufficio…

Achar. Via Pier della Francesca, 13. 20154 Milano. Tel. +39 0287247049.