pizzeria Da Michele Roma Flaminio

Roma, ore 20.20. Arrivati in via Flaminia 80 ci accingiamo ad entrare nello spazio interno antistante la pizzeria Da Michele. Capiamo subito che ci sarà d’attendere: siamo in 6 e ricevo il numero 66 (forse un presagio?), contestualmente chiamano il numero 23 (altro presagio?).

Forse l’attesa infinita all’ingresso è l’unico know how che Michele è riuscito ad esportare con cura. Dopo circa cinquanta minuti d’attesa, a fronte di una sala che contiene all’incirca 150 coperti, finalmente riusciamo ad entrare.

Lo scenario che avevamo potuto già osservare dall’esterno è qualcosa per me urticante che definirei radical kitsch. Dominano sulla parete all’entrata delle tammorre con Sofia, Eduardo e Totò, le foto di Michele e della pizzeria (quella originale a Forcella), ma l’arredo è reso freddo dal mal riuscito tentativo di renderlo caldo, a scapito della voglia di vivere un’esperienza autentica. In una parola arresecato.

Dopo dieci minuti il primo dei cinque camerieri che incontreremo ci porta un menu. Il cameriere certamente napoletano che figura da caposala prende la comanda infastidito e con aria sbrigativa. Prendiamo una sorta di zeppoline fritte annodate che servono con una burratina e salsa di pomodoro a parte. Devo dire non male, sebbene fossero arrivate senza averci servito né piatti né bevande, ma la fame cominciava a farsi sentire sul serio.

Nonostante i miei “percaritàdiddio”, su insistenza dei miei amici romani prendiamo anche una pizza fritta da mettere al centro, ma siccome il caposala obietta facendomi notare che “tu allora a ‘cca nun t vuo aizà proprj chiu” lasciandomi intendere che c’è una discrasia tra cucina e forno, la lasciamo arrivare insieme alle pizze.

menu pizzeria Da Michele

Quindi, “cinque margherite e una marinara”, parte la comanda. Un secondo dopo arriva un mio amico andato in bagno e cambia idea sulla marinara. Chiamiamo il cameriere, questa volta uno più giovane e confuso, che dopo circa tre minuti riesce a cambiare una marinara con una margherita, datosi che nel tragitto tra Napoli e Roma pare che Michele abbia dimenticato i blocchetti di carta coi quadretti e abbia rimediato dei raffinatissimi tablet con un software evidentemente poco efficace. Ma in un locale così grande ci può anche stare.

pizza margherita Michele Roma

Non ci può stare che dopo 20 minuti dall’arrivo della prima margherita ne passeranno almeno altri 40 prima che qualcuno si rendesse conto che c’era un problema, nonostante ben tre solleciti a due camerieri diversi (non è che andavo girando per il locale è che se ne presentavano sempre dei nuovi) e il caposala. Non ci può stare che una delle cameriere sostenga che il problema fosse che “voi avete cambiato la comanda”, poiché non esistono stati del mondo in cui il tuo lavoro non è efficace “perché il cliente ha sbagliato”.

Comunque, dopo l’intervento del gestore, le altre cinque pizze e la fritta arrivano a destinazione, sebbene una delle mie amiche avesse già digerito. Sono le 22.30.

pizzeria Da Michele Roma pizza

Veniamo a quello che dovrebbe essere l’unico oggetto della serata. Siamo sicuramente di fronte ad una pizza nettamente sopra la media di qualunque pizzeria millantata napoletana a Roma. Cottura giusta, dimensione giusta, ingredienti di discreta qualità ma dosati bene. La mia pizza è buonina. E’ la pizza che a Napoli prendi sotto casa il sabato sera di pioggia a meno che non abiti nei pressi di alcune zone tipo via Tribunali, come nel mio caso (lol).

pizzeria Roma Da Michele doppia mozzarella

Il vero problema di questa pizza è la pasta. E’ decisamente lavorata troppo (forse anche male) probabilmente anche con un uso eccessivo di farina. E il risultato si ripercuote inevitabilmente sulla margherita con doppia mozzarella della mia amica Chiara, che si sfalda al centro dopo il primo taglio. Immangiabile.

pizza fritta Michele Roma

A quel punto riceviamo anche un minimo di attenzione (e ci mancherebbe), ma dopo questa epopea rifarsi fare una pizza alle 22.50 è veramente troppo. Per Chiara sarà meglio ripiegare su un tiramisù di Bellavia offerto dal gestore. Poco male. La fritta non mi va neanche di commentarla come qualunque napoletano capirebbe solo dalla foto.

scontrino pizza da michele Roma

Non mi va di disquisire neanche sui prezzi poiché non conosco abbastanza i costi e le scelte strategiche del marchio, ma lascio lo scontrino in foto così ognuno potrà farsi un’idea.

Io la mia ce l’ho, ma me la tengo per correttezza. Però non mi sento scorretto nel dire che la pizza vera è lontana, quella di Michele è lontanissima e che per aprire un’attività di quella portata, con certe (giustissime) pretese, devi assumere un personale che sia altrettanto qualificato.

pizzeria da Michele

Le serate storte ci stanno e ci saranno sempre, ci mancherebbe altro, ma per me la pizza napoletana migliore di Roma resta sempre quella che trovi vicino Termini, sul primo treno per Napoli.

[Testo e foto: Francesco Simone Lucidi]

26 Commenti

  1. Ora vorrei che si continuasse COSI’, cioè senza guardare in faccia a nessuno, con altre LEGGENDE NAPOLETANE.
    Ma ci credo poco.

  2. Come disse un tempo qualcuno, per un ottima pizza a Roma prendi il raccordo, svincolo a1, dopo circa 220 km uscita Napoli Centro.

  3. Quando mi imbatto in un post a metà strada tra l’ironico e l’autoironico, che strizza l’occhio a chi legge senza cercare consensi forzati, mi diverto, oggi che sono riuscito a leggere tra le righe, mi sono divertito ancora di più e il merito è di Francesco Simone…ma da questa parte del monitor ci si chiede, consapevoli che i coperti fossero in tripla cifra, dopo aver ricevuto il numerino e dopo aver sicuramente notato, con somma preoccupazione, che i camerieri prendevano le ordinazioni senza fermarsi al tavolo e senza nemmeno provare a fermare lo sguardo sulle richieste di chi vi aveva preceduto andando in pizzeria all’ora dell’aperitivo, ecco a fronte di tutto questo non avete pensato che sarebbe stato inevitabile…quindi evitabile…da quel che vedo, comunque, prezzi nella norma e Margherita una spanna, o meglio un petalo, sopra molte altre, in attesa del tuo prossimo post dal titolo, “colgo una margherita sotto casa”, saluto.

    • Salve. Contento di avere strappato un sorriso. Come dicevo nel post credo che la fila all’ingresso sia l’unica cosa che Michele sia riuscito ad esportate. Purtroppo, esortato da una ciurma di amici entusiasti, ho ceduto ad ricatto morale del “perché devi sempre fare lo schizzinoso quando parliamo di pizza? Abbiamo capito che sei di Napoli e del Centro Storico…e allora?. Ecco questo è il risultato. Alla prossima. Saluti 🙂

  4. Resto anche io della stessa opinione: difficilmente a Roma si può mangiare una vera pizza napoletana con ingredienti di qualità e buon impasto (tranne un paio di eccezioni).

    • Anche io vorrei sapere quali sono le eccezioni. Perché di pizzerie buone a Roma ne conosco ma non mi sembrano napoletane. E lo chiedo seriamente, non faccio ironia, solo nostalgia. Io amo la pizza napoletana vera ma non posso andare sempre a Napoli ogni volta che ne ho voglia.

      PS: all’autore del post. Ho “vissuto” 4 anni a San Gregorio Armeno (nel palazzo di san Gennaro) e mi piacerebbe molto una vera pizza qui a Roma, anche nel prezzo.

  5. Quanto ha influito l’attesa nel giudizio?
    Mi chiedo: se sai fare un’ottima pizza a Napoli, puoi aprire a Roma con “ingredienti discreti” per fare una pizza “buonina”?

  6. Esaggerato!! A Roma oggi sono presenti parecchi locali in cui mangiare una vera pizza napoletana (forse tranne per le dimensioni sbordanti dal piatto) ma sul resto: qualità ingredienti, farine, impasto, lieviti.. non si discute. oltre a un livello professionale dei camerieri molto alto.

    sulla pizeria da michele a flaminio concordo, sinceramente la serata storta è capitata anche a me (e la sala non era piena) e a tutti gli altri del locale perchè notavo le pizze sugli altri tavoli. Pizza molto salata e floscia, finissima. L’unica nota positiva gli ingredienti, ecco l’aggettivo “buonini” lo useri per loro.

    • Ma a Milano c’è un’ondata di napoletani.
      Sorbillo lo hai provato?
      Starita? Michele(l’altro)? Ecc…
      Come li hai trovati i napoletani di Milano?

        • A Milano ci sono ottime pizzerie, non per forza napoletane: Pometto su tutti, poi le gourmet come Lievità e Berberè.
          Milano vive di mode, passerà anche questa ondata, vedremo chi resterà aperto tra qualche tempo

  7. …la pizza fritta è anemica… E lo dice una napoletana! Oltre che l’impasto troppo spesso… Che Dio salvi il vero Michele! 😀 grazie per la splendida recensione… Forse la prima pubblicata a riguardo, dopo mesi!

  8. Mi fa piacere leggere considerazioni molto simili a quelle che abbiamo fatto io e la mia compagnia all’uscita da questo Michele, aimè mal riuscito. Io per evitare le file kilometriche ( buon per loro) sono andata in questa pizzeria alle 14.30 di un giorno infrasettimanale. Nonostante questo l’impasto aveva una consistenza molliccia nel centro e per di più la pizza un sapore amarognolo. Allorché alzo la pizza e sotto per metà era tutta bruciacchiata. Guardo verso la bocca del forno, dove vi era un ragazzo in evidenza da tirocinio e mi rendo a vista conto che vi è troppo fumo. Chiamo il cameriere, faccio presente che la pizza è bruciata, e che è il caso di farlo presente al pizzaiolo. Il cameriere va, parla al pizzaiolo, mostra la pizza e fa cenno verso di me. Io lo guardo e lui mi guarda rasdegnato, alza le spalle. Torna il cameriere, mi chiede: gliela rifaccio? Io: no grazie. Erano le 15 nel locale eravamo non più di 10 persone. Abbiamo pagato e siamo andati via, con l’idea di non farci più ritorno. Qui a Roma ovviamente

    • Ma prima di fare un’altra figuraccia non potevano migliorare Roma e Napoli? Perché anche a Napoli, a forcella, non sono al top.

      Queste fenomeno delle pizzerie legate a un nome famoso di Napoli, Sorbillo, Starita, Da Michele ecc… potrebbero rilevarsi dei boomerang, con il tempo.
      Questi nomi, in primis Sorbillo, hanno goduto di un supporto mediatico enorme che ha coperto anche i limiti(difetti) di queste pizzerie.
      Visintin soltanto ha evidenziato la gommosità di Sorbillo al Duomo e ora, più recentemente, i difetti del nuovo Sorbillo Olio Crudo.
      Anche Starita ha ricevuto due stroncature ma da un blog milanese.
      Purtroppo manca una critica indipendente e coraggiosa.

      E soprattutto NON napoletana: questo è il problema.
      I napoletani fanno TUTTO: comunicazione, propaganda, marketing e…CRITICA.
      Voi capite che è impossibile fare bene TUTTO.

  9. Mi sembra tutto così assurdo, specialmente da un critico gastronomico, (pur avendo lavorato per anni bell architettura senza restauro, lavorando ora nel campo gastronomico senza nessuna conoscenza se non il suo palato) ma tralasciando questo, un esperto dovrebbbe sapere che i risultati non potranno mai essere uguali, inquanto cambia aria, acqua e quant altro! E poi bisognerebbe sapere che oramai queste pizzerie una volta fatto il nome tutto il resto diventa storia! Una pizzeria lavorando ad alti livelli con alti numeri la qualità va scemando! un critico determinate cose dovrebbe saperle

  10. Sono stata da poco, non era pieno, ma sono andata in settimana.
    Ho preso la margherità e solo quella, (i prezzi sono troppo esagerati) rispetto la media romana è deliziosa, buonissima, solo il cornicione ha il sapore un po’ di bruciato.
    Non ho apprezzato la cortesia dei camerieri, dove nonostante il locale non fosse pieno ma anzi con un sacco di tavoli vuoti, appena finita la pizza ci ha quasi cacciati. La cortesia e l educazione l’abbiamo persa, e probabilmente non la troviamo neanche sul treno per Napoli

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