Milano. Da Giannino, uno storico Angolo d’Abruzzo a Porta Venezia

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Un nome abruzzese a Milano? Giannino. Non tanto perché in Abruzzo si chiamino tutti Giannino – quanto perché L’Angolo d’Abruzzo …e altro, ristorante (abruzzese) in città dal 1965, è noto come Da Giannino.

50 e passa anni di cucina abruzzese non sono pochi. Paccheri, pallotte, agnello, chitarra, pecora, arrosticini… Una cucina tradizionale, casalinga, ben fatta, che trova la sua ragion d’essere nell’essere tradizione e casa. Ed è anche un locale segnalato, per dire, nella sezione Bib Gourmand della guida Michelin 2017, vale a dire fra i locali che possono vantare un ottimo rapporto qualità prezzo: meno di 32 € a persona che diventano 35 nelle grandi città.

Gli antipasti sono preceduti da una bruschetta – semplice semplice, pane e olio, buona buona. La scelta prevede piatti fra gli 8 e i 10/11 €: capocollo abruzzese, salame, ventricina, polpettine d’agnello, frittata alla campagnola.

I primi piatti (9/10€) sono anch’essi per lo più un giro per le cucine di casa abruzzesi: zuppa di cardi, maccheroni alla chitarra, schiaffoni (tortelloni di ricotta), caratelle (una specie di pappardelle), sagne e fagioli. Ma anche spaghetti, tagliatelle, minestroni e gnocchi. Io ho mangiato i Paccheri alla Giannino: un piatto ricco, ben fatto, saporito: quello che ti aspetti parlando di cucina abruzzese.

Così come le Pallotte cac’ e ova: polpette (un po’ più grosse del normale) di pangrattato, uova e formaggio, in un sugo di pomodoro. Un’altra delle cose più semplici e più buone della cucina del centro Italia.

Gli altri secondi comprendono piatti come Agnello e scamorza alla griglia 14 €, Grigliata mista all’Abruzzese 15 €, Porchetta di Campli o Maialino Abruzzese al forno 17 €, Costolette d’agnello alla scottadito 14 €, Scamorza Abruzzese alla griglia 12 €, Polpettone all’Abruzzese con funghi 12 €, Agnello al forno all’Abruzzese con patate 16 €, Arrosticini 11 €, Filetto di maialino Abruzzese 17 €, Pecora alla callara 17 €.

Il locale rispecchia l’immagine della trattoria tradizionale, con l’iconografia del caso, prodotti tipici e casse di bottiglie in giro. Sempre molto frequentato, e non solo da abruzzesi (diversi stranieri la sera in cui sono andato), il che dopo cinquant’anni è una garanzia in più.

L’Angolo d’Abruzzo da Giannino. Via Rosolino Pilo, 20. 20129 Milano. Tel. +39 29406526.

10 Commenti

  1. Non è granché, la materia prima è scadentuccia. Direi che l’unico (eventuale) riferimento di cucina abruzzese a Milano è il Capestrano, discretamente più caro però.

      • Trovo veramente poco opportuno e gentile il tuo commento, caro Rasputin (e metti pure gli insulti che vuoi al posto di “poco opportuno” e “gentile”). Veramente non riesci a realizzare che ci sia gente che va a mangiare a sue spese, o facendosi rimborsare dal datore di lavoro, e non si faccia offrire il pranzo o la cena?
        E – scusami – sono così scrauso, che mi basta una cena da 20/30€ come compenso per i miei “servigi”?
        Cosa ti permette di scrivere “sicuramente”? In base a quali dati, informazioni? Cos’è, l’avere preso come pseudonimo quello di un mistico russo ti rende un illuminato chiaroveggente? Diciamolo, Rasputin è stato un personaggio controverso, un po’ mistico un po’ guaritore, sospettato di una serie di cose poco edificanti: non oso pensare cosa avrebbe potuto fare su Internet, ma non credo avrebbe perso tempo con chi scrive di ristoranti.
        E per favore non ripetermi “si sa che fanno tutti così, è un mondo marcio, corrotto, senza soldi non si muove niente”: frasi fatte, senza riscontri reali e statistici, frasi da signor-so-tutto-io, da a-me-non-la-si-fa (sono gli stessi delle scie chimiche, e così via). Certo, ci sarà, anzi, c’è sicuramente chi va al ristorante dicendo ciao, offrimi la cena e scrivo un bell’articolo sulla Gazzetta del buontempone, uno su Grasso è bello, e sei post su TripAdvisor. Ma c’è anche chi non lo fa: io – e non credo di essere l’unico idiota.
        Piuttosto, dimmi che ho un gusto pessimo, che ho le stesse papille gustative di una mosca o di una scarabeo stercorario, che dovrei fare un corso di cucina – abruzzese, in questo caso: quello che vuoi, sarà un piacere controbattere. Ma in assoluto un ristorante che è aperto da decenni, che ha clienti, che viene riconosciuto dalla guida Michelin, proprio pessimo non deve essere.
        Di tanto in tanto lo ripeto: specifico sempre quando sono invitato a cene per la stampa (che peraltro spesso prevedono solo assaggi dei piatti del menù, tre ravioli due fettine di arrosto… sai che cena!), se no, pago il conto (e tengo tutti gli scontrini – anche se, essendo io notoriamente disordinato, non li trovo mai quando mi servono). Qualche rarissima volta succede che io venga riconosciuto, e mi si faccia uno sconto: pazienza. E per la cronaca a volte ritorno in posti dove sono già stato, o da ristoratori che conosco – e raramente mi fanno sconti (e sono quelli che fanno normalmente ai clienti abituali, o amici). Un paio di volte mi è stato detto “torna da noi che ti offriamo la cena” – una volta poco tempo fa da un ristoratore contento perché dopo il mio post sono andati da lui un sacco di clienti che gli dicevano che avevano letto del suo ristorante e volevano provarlo…
        Veramente, leggendo commenti come il tuo, mi cadono le braccia, e una serie di ammennicoli virili – e mi chiedo: cui prodest?

        • In assoluto: perché un critico dovrebbe pagare quello che recensisce? I critici cinematografici dovrebbero pagarsi il biglietto? I recensori di libri dovrebbero comprarseli? Uno che scrive di automobilismo dovrebbe comprarsi le auto per provarle?
          Il lavoro del critico è dichiaratamente quello di provare e scrivere quello che pensa, e chiaramente senza pagarlo: non è che ristoratori o editori gli facciano un favore particolare. Sarebbe come se l’autista o il cameriere si dovessero comprare la divisa, o i giardinieri portarsi i fiori e la zappa da casa.

          chi lo ha scritto?

  2. Seriamente – mi sembra di capire che a Flavio non sia piaciuto. OK – non è che se piace a me, debba per forza piacere a tutti. Il fatto che la Michelin lo segnali fra i BIB Gourmand o come si chiamano per il (positivo) rapporto qualità prezzo può essere un indizio del fatto che non sia proprio pessimo, ma anzi sia abbastanza buono.
    Lo stesso vale per Maira: c’è chi pensa che invece la materia prima sia ok.
    E quindi – vanno bene i commenti come quello di Maira, anche se andrebbero magari più circostanziati. I commenti “ma state scherzando” o “quanto vi hanno pagato” – no, grazie.
    Ovviamente, il commento di Abi è tutto un altro discorso, di cuiprendiamo nota.

  3. Ci sono stato un paio di volte anni fa senza particolari soddisfazioni. Più che la mia opinione conta quella di miei carissimi amici abruzzesi (interno della costa dei trabocchi) in pianta stabile a Milano da tempo e quindi anche abituati ai prezzi e alle mode milanesi. Per loro fu una discreta delusione. E non ci andammo più. Poi magari è migliorato.
    D’altra parte è giusto parrlarne, visto che la michelin lo mette tra i Bib. Alla fin fine comunque non si spende meno di 40 euro tra una cosa e l’altra.
    La cosa assurda è trovare in un ristorante abruzzese “verace” cose fuori luogo, fuori logica e fuori tempo tipo:
    Tortellini in brodo/pasticciati
    Gnocchi a i quattro formaggi
    Tagliatelle al pesto
    Vitello tonnato
    Carpaccio grana e rucola
    Mozzarelline dorate
    Scaloppine al limone
    Paillard di vitello alla griglia (eurodiciannove)
    Patate fritte
    Tartufo (inteso come dessert)

    Mah

    I paccheri alla Giannino come sono fatti?
    Le pallotte hanno un sugo scurissimo, in Abruzzo non le ho mai viste così.

    Al Capestrano ci sono stato un anno fa e non sono stato male, la qualità è buona. Certo i prezzi sono altini, se a un abruzzese racconti di aver pagato 12 euro per tre pallotte (ottime) c’è il rischio che svenga. Però siamo a Milano, i costi, l’ambiente carino e accogliente, la qualità c’è.

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