Milano. La guida completa ai menu e ai prezzi dello street food Allo Scalo a Porta Genova

Tempo di lettura: 4 minuti

Come avete saputo, ha aperto Allo Scalo, nell’area dello scalo, dismesso da anni, della Stazione di Porta Genova – laddove l’altr’anno aveva aperto il Mercato Metropolitano, purtroppo uscito dal mercato e chiuso fra polemiche.

Il nuovo Scalo ha un po’ meno appeal di prima – già il fatto che l’edificio che ospitava il market e le varie postazioni food, restaurato per l’occasione, sia rimasto inutilizzato cambia la percezione dello spazio, che si apre su un campetto da gioco sponsorizzato Sky, e un’area bimbi appena un poco triste.

In fondo, un’arena coperta per le proiezioni di programmi serie e film di Sky. In mezzo, anche uno stand del Libraccio. Ma ci sono birra – Ichnusa – e vari apecar, food truck, stand in cui mangiare.

Vediamoli insieme, in una veloce rassegna effettuata nelle prime ore di apertura, fra venerdì e sabato – quando la gente era ancora poca, e i vari cuochi aspettavano. Va detto che il tutto è stato messo su in poco tempo, dal punto di vista organizzativo, e che quindi anche la comunicazione ci metterà un po’ a ingranare.

1. Ape Cesare

Il simpatico apecar alla romana (trovo che Ape Cesare sia uno dei nomi di street food più indovinati degli ultimi tempi) propone i suoi classici (e buoni) panini “romaneschi”, i supplì, la mortazza, la porchetta…

Dai 3 € (le chips) agli 8 € del panino Re di Roma: porchetta di Leonessa, pecorino (romano, ovvio), melanzane sott’olio.

2. Asian Street

Uno street food asiatico: temaki, chirashi, sushi (burrito), involtini primavera.

Dai 4 ai 6/8 €.

3. Focaracceria Umbra

Il nome dovrebbe essere esatto così. I prezzi? Venerdì sera li ho chiesti (per favore scusi): “sono scritti sul cartellone” – no, mi scusi, ma non ci sono, se no non li avrei chiesti – ” ma ci sono! comunque, 6,50€” – grazie (per la cortesia: omissis).

Il giorno dopo, il cartellone era ancora senza prezzi – le focacce o focaracce vengono farcite con salumi e formaggi ovviamente umbri.

4. Il Cannolo

Il carretto dei cannoli del negozio omonimo di corso Garibaldi. Ai cannoli (3 €) si può abbinare un caffè Coffee Hat.

5. Mystic Burger

L’ho sempre detto, che è il food che viene da me! Così, anche Mystic Burger – Brianza Soul ha preso il suo truck e dal comasco mi ha portato qui i suoi hamburger, di cui ho sentito parlare più che bene.

E allora mi sono lanciato sul più “normale” – che si chiama appunto Normal: avrò modo di assaggiare gli altri. Buono, nell’insieme: il pane è uno dei ‘bun’ più alti che abbia mangiato, buono; la polpetta di carne forse un po’ meno alta della media, e cotta (non mi hanno chiesto come l’avrei voluta, ma contavo su una cottura media standard); il tutto si è un po’ sfaldato verso la fine, ma quello è un problema mio, di cattiva gestione della voracità.

Gli hamburger – a 8 € – sulla carta sono molto interessanti. C’è tempo tutta l’estate…

6. N26

Il cocktail bar prende il nome da una banca per smartphone, tedesca mi sembra, N26, che pubblicizza così i propri servizi. Volendo, si può approfondire – l’idea mi mette un po’ di ansia: e poi fra banca fisica e online, e app, e bancomat, e prepagata, e adesso anche Satispay, penso di essere a posto, grazie.

Magari sorseggiando uno dei cocktail in carta, tutti a 7 € (tranne Hendricks Tonic a 10 €). E sgranocchiando un cartoccio di carasau e mortadella o pecorino (3 €).

7. Rigoletto

Non c’è, a quanto pare, come rivendita di coni gelato, bensì come scuola di gelateria: lo stand di Rigoletto è pronto per insegnare a tutti come fare il gelato (a casa).

8. Rock Burger

Ci piace, Rock Burger, quarto nella nostra classifica dei migliori hamburger di Milano.

Gli hamburger vanno dagli 8 € ai 9,50 €.

9. Sorry Mama

L’ottima lasagneria artigianale di corso di Porta Romana (per la quale sento parlare di possibili aperture anche all’estero) ha uno stand con salottino annesso.

Non ci sono però le lasagne: o meglio ci sono, ma sotto forma di rolls. ovvero sfoglie di lasagne arrotolate con gli ingredienti delle lasagne in carta. Bella idea a 7/12 €. Oltre a polpette (4/7 €) e chips.

10. Tigellona

Per chiudere, uno street food emiliano, la tigella, in versione maxi, con farciture semplici (crudo di Norcia, squacquerone, rucola; porchetta umbra).

Io ho preso la Tradizionale: pesto di lardo e scaglie di Parmigiano. Ottima – peccato che il grasso sciolto mi sia colato un po’ via senza che me ne accorgessi e che il parmigiano sia scivolato fuori dalla tigella.

I prezzi: 5 € quella dolce, 7 € tutte le altre.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati]

12 Commenti

    • Il senso è puramente economico: offrire al pubblico, o al consumatore, uno spazio in cui potrebbe esserci modo di divertirsi più o meno a gratis, e al tempo stesso mangiare lo “street food”, come si dice ora, ovvero panini più o meno elaborati e qualcosa d’altro – di diverse tipologie, “aggregate” in un posto solo.
      I prezzi sono un aspetto secondario, da questo punto di vista: mangio all’aperto, cose che non ci sono nei “ristoranti”, spendendo comunque se va bene 6/8€ (o anche di più certo; ma non mi sembra una cifra eccessiva), coi bambini che possono scorazzare liberamente, un cocktail a 7 €, Sky…

  1. No certo, trattavasi di domanda retorica; per me street food vuol dire sono per strada ho fame trovo un hotdog, un panino delle pu..ne, un cocomeraio e mangio.
    Chiamare streetfood ad esempio l’ape in Stazione Centrale lo trovo ridicolo.

    • Sì, come per tante mode, anche questa ormai è sfuggita di mano ed è arrivata al ridicolo. Ridicolo per le modalità e i prezzi. Un po’ come accaduto per la pizza napoletana, al canotto, gourmet e via dicendo, dove si cerca di copiare la formula originale triplicandone – quando va bene – il prezzo.

      Perché capisco che Milano è cara, ma se mangio per strada, da un baracchino, in piedi e scomodo, non puoi farmi pagare 7 euro o più un panino. E nemmeno 5 euro la birra. A quel punto, vado al ristorante almeno sto comodo. E non mi ritrovo fiumane di bambini incustoditi che urlano e schiamazzano.

        • Poi sarà anche un successo, ma se fai “streetfood” vicino ad un evento magari ti compro la birra a 7 eur, ma se l’evento è pagare la birra 7 eur prima o poi anche il milanese più stupido lo capisce (ndr sono milanese ma non stupido).

      • A volere fare la punta ai desiderata di Grammarnazi viene da rispondere che nella TM (Tentacolare Metropoli) non esistono più da tempo fiumane di bambini incustoditi sui marciapiedi, che (oVVoVe) financo giocano addirittura a pallone.
        Credo si siano estinti tra il ’68 e il West.
        Più facile trovarli a mo’ di tigri al pascolo tra i tavoli dei ristoranti della TM, invece…
        Con simpatia, s’intende, Grammar!
        P.S. sui prezzi e del cosiddetto streetfood, invece, la mia localizzazione periferica mi vieta di esprimere opinioni!

  2. Condivido i commenti.
    Ci hanno fatto riflettere sul concetto di street food e sulle sue recenti trasformazioni…che ne hanno stravolto il senso.
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    In particolare mi soffermo su questa frase di abi:”…anche il milanese più stupido lo capisce”.
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    Questo riferimento ai milanesi è stato una costante in questi ultimi anni che hanno visto Milano voler diventare la nuova CAPITALE del food italiana.
    (Dopo che, nel passato, è stata la capitale industriale e…morale…di un’Italia che non c’è più)
    Aperture frenetiche quasi giornaliere, nuove mode…gastronomiche, lo sbarco del Clan dei Napoletani ecc…
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    E sempre PREZZI ALTI. Più alti che in altre zone d’Italia.
    Ma leggevamo, comunque, di lunghe file.
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    Non ho mai pensato che i milanesi fossero stupidi e, specialmente, quando leggevo i commenti dei milanesi che su questo blog scrivono.
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    Per non farla lunga: tutta l’Italia è stata investita dall’aumento dei prezzi e Milano non è più sola.
    Anche a Napoli ci sono pizzerie che hanno prezzi…alla milanese.
    La PIZZA NAPOLETANA che è nata come cibo di strada…popolare…è diventata un prodotto caro e, in certi casi, di lusso.
    Pensate cosa succederà quando l’UNESCO avrà concesso il marchio da aggiungere alla DOP della mozzarella, alla DOP del pomodoro, alla DOP …
    al marchio SGT, al marchio Pizzerie Centenarie ecc…
    .
    Aumenteranno le file.
    Aumenteranno i prezzi.
    Ma ci sarà qualcuno che dirà:
    ” ma pure i Napoletani si fanno prendere perc… dal marketing?

  3. Preferisco spendere 7 euro per una pizza fritta in strada (buona, originale e autentica) piuttosto che 35 nel più classico ristorante tradizionale lombardo per il suo trito e ritrito risotto con l’ossobuco!
    A Milano i prezzi sono sempre stati alti, e penso sia corretto, nei limiti del ragionevole, che si crei un marketing virtuoso nel campo del food e del drink, in cui spendi bene e mangi a volte anche meglio.

  4. Infatti Milano è famosa nel mondo per le “buone, originali ed autentiche” pizze fritte mangiate per strada.
    Un po’ come i pizzoccherai a Napoli.
    PS Così a naso mi sa di PR

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