Milano. Cos’è la Pizzeria Nazionale che apre in Brera con prezzi popolari

L’appuntamento è per giovedì 7 settembre alle 20:30 a via Palermo in Brera. Dove nei miei numerosi e tortuosi giri alla ricerca del piatto perfetto mi sono imbattuto in lavori in corso e un direttore dei lavori (?) ha invitato una passante (o conoscente?) a passare giovedì.

Una pizzeria nuova nuova (interni di Costa Group) che si chiama Pizzeria Nazionale (trovata su Facebook) e che farà due tipi di pizze. Ve lo dico perché tra gli scatoloni occhieggiava un menu e zac ho letto le prime righe.

C’è la spiegazione che qui si mangiano due tipi di pizze: una soffice con farina 00 e un prefermento grezzo, una biga, che viene lasciata un giorno o poco meno a maturare e che serve a fare la pizza. Soffice, immagino come quella napoletana. E poi ci sarà la croccante che nasce dal poolish che non è la cera che si dà alle macchine ma un prefermento – vado a memoria – liquido a base di farina, acqua e lievito di birra.

Quindi due pizze diverse, nel senso di consistenze che poi i gusti non so ma mi sembravano abbastanza.

Quello che invece ricordo bene sono i prezzi di marinara e margherita: 4,90 e 5,50 €.

 

Non male. Suppongo siano i prezzi al tavolo perché qui in Brera non penso si possa mangiare una pizza a un prezzo così.

Saranno buone? Saranno fatte con ingredienti di qualità – ma può uno che si mette a fare bighe e poolish mancare sul pomodoro o sul fior di latte?

Io ci vorrei scommettere perché a questi prezzi potrei stazionare spesso da queste parti.

E ci vado giovedì alle 20:30 perché ho chiesto chi era l’ufficio stampa per saperne di più e il signore mi ha risposto che non serviva saperlo perché la festa di apertura è aperta – appunto –  a tutti.

Che fate, venite anche voi a vedere se è migliore la soffice o la croccante?




- mercoledì, 6 settembre 2017 | ore 17:11

14 commenti su “Milano. Cos’è la Pizzeria Nazionale che apre in Brera con prezzi popolari

  1. ok, ennesima pizzeria. bene.
    domanda per voi “del settore”: avete fatto caso a Milano che il nuovo trend non é più l’hamburger o la pizza ma la michetta?! avete contato quante novità hanno aperto?

  2. Caro Andrea aka Quellocheperognicommentousaunindirizzomaildiverso(sic),

    qualcosa abbiamo visto – e non è detto che non se ne parli, prima o poi.

    Considera comunque che la pizza è forse più “notiziabile”, e che la “michetta” ormai è un remoto ricordo di noi anziani (sono poche quelle in giro che possono definirsi tali, e anche buone).

    Ma ti sarò comunque molto grato se vorrai segnalarci qualche novità michettistica…

  3. Due commenti sono già un (micro) dibattito con due opinioni diverse.
    Emanuele B e Andrea mi hanno comunque stimolato con soltanto 2 commenti:
    è questa la forza di un dibattito vero: esporre punti di vista diversi che si confrontano liberamente.
    E basta questo per rompere il CONFORMISMO e l’omologazione che domina nel WEB 2.0 (compreso i food blog).
    .
    Ma entro nel dibattito con un sintetico e disarticolato elenco di pensieri nati dal confronto tra le 1 due pizze del post e 2 la michetta milanese
    .
    1
    Mentre molti sanno che il panettone è milanese pochi italiani lo direbbero della michetta, che è uno dei pani più diffusi a livello nazionale:
    si mangiano più michette che pizze al giorno in Italia.
    2
    E’ più difficile fare una buona pizza o un’eccellente michetta?
    La risposta non è semplice come si potrebbe pensare.
    3
    Perché per fare la michetta si usa la BIGA?
    4
    Perché la prima pizza del post è fatta con la biga e la seconda con il poolish?
    5
    Perché alcuni pizzaioli utilizzano la biga per fare una pizza al canotto? (Ma si possono usare altre metodiche)
    6
    Lo studio della storia e della tecnica della michetta ci può aiutare a capire la pizza a canotto?
    Ecc…
    .
    Saluti a Emanuele e Andrea.

  4. 6
    Lo studio della storia e della tecnica della michetta ci può aiutare a capire la pizza a canotto?
    .
    Ci può aiutare a capire le Pizze, le varie Tipologie, anche quelle con il canotto, anche quelle croccanti, come la seconda con il poolish.
    PS
    C’è un’overdose di locali in Italia ma le vere novità sono poche.
    Alcune sono vera fuffa pompata dal marketing e dalla fuffa retorica che caratterizza i food blog.
    Ma questa “ennesima” pizzeria presenta delle novità(anche se non grandiose)?
    Beh, qualcosa c’è:
    1
    L’uso della 00 che, anche a Napoli, è ormai considerata di serie B.
    E’ un fatto rilevante e in controtendenza. Lo apprezzo.
    2
    La SEMPLIFICAZIONE con 2 proposte Alternative Vere: 2 tipologie d’impasto con consistenze opposte ma valide entrambe per soddisfare gusti diversi.
    Faccio notare che vi sono pizzerie in Italia che lo fanno(anche se poche).
    3
    I prezzi.In controtendenza a quello che sta avvenendo anche a Napoli. Bravi.
    4
    Nel mondo della pizza(e della ristorazione) c’è un FENOMENO di CONCENTRAZIONE: alcuni NOMI-MARCHI aprono più pizzerie e locali.
    Questo omologa l’offerta.
    I food blog non hanno MAI detto nulla sul riciclaggio del denaro sporco nella ristorazione e nelle pizzerie.
    Ben vengano proposte “nuove” anche nel senso che non ci sono i…soliti noti
    che un po'(o assai) hanno rotto.

    • Per quanto riguarda l’omologazione, ci può essere di sicuro – ma solo fino a un certo punto: il singolo pizzaiolo, o vice pizzaiolo, influisce sul risultato finale (anche se non necessariamente in modo eclatante). Se poi consideriamo che i prodotti buoni sono più o meno sempre quelli…
      Sulla denuncia del malaffare, cosa vuoi che ti dica: ogni Calogero, o Gennaro, che apre una pizzeria, o due, specie se ha successo, è sicuramente, nella percezione popolare (generalizzo, eh?), un malvivente riciclatore. Non è certo compito del food blogger, del critico gastronomico, di chi comunque racconta il cibo, svolgere delle indagini preventive, chiedere certificati di buona condotta, o comunque accusare a caso. Quando ho scritto che Donna Sophia al Carrobbio era stata messa in amministrazione controllata per sospetto riciclaggio, ho dato una notizia che aveva comunque un fondamento legale (e i titolari hanno comunque protestato). Se avessi la ragionevole certezza di una qualche forma di illegalità, ne parlerei con chi di dovere, non lo scriverei. La mia posizione è: si tratta comunque di attività economiche che pagano (si spera) stipendi e fornitori, e nn dico “non andate lì perché il cuoco ha la faccia da gangster” – ma se la faccia da gangster la rivedo su un giornale o su un manifesto wanted, lo dico appunto alla polizia.

  5. Premetto che non sempre tutto quel che scrivo sia una critica. Probabilmente, limite mio, non scrivo abbastanza polite e leggendo i commenti possono sembrare più rudi di quanto li abbia pensati.
    Auguri alla Pizzeria Nazionale, a brera c’è una bella concorrenza.
    Per Bonati: considerando i pezzi pubblicati (non solo da te, ma da Scatti), non capisco il tuo commento: se un articolo sulla pizza è più leggibile (vendibile) di uno sulla michetta, perché mai dovrebbe essere interessante (leggibile e vendibile) un pezzo su un evento minipimer riservato alla stampa accreditata (per esempio, nel recente)? Tu scrivi sulle nuove aperture, sui trend, sulle tendenze. Magari sei un po’ troppo legato a casa/casa di vacanza/posto di lavoro, ma ripeto, essendo del settore mi colpiva che non venisse registrata questa “novità”.
    Siamo passati dagli hamburger (tanti hanno chiuso) alla pizza, con l’invasione napoletana. Perché non parlare del “Mangià de Strada”? E non sarebbe la prima volta, su scatti.
    Andate a mangiare da Michetta (porta nuova e porta genova), da Sciura Michetta a isola o Michetta’s Panini…
    Magari sarà solo una moda passeggera, chissà.
    Per Claudio: non volevo paragonare le due diverse tipologie di cibo. Bene che siano presenti nelle nostre vite.

  6. Caro Andrea aka Quellocheleggesempreditraverso,
    non ho detto né che la pizza sia più “leggibile” né tantomeno più “vendibile”: ho detto che per noi è più “notiziabile”, ovvero che il numero di lettori che legge i nostri post sulla pizza è se va bene tendenzialmente più alto di quello dei lettori che leggono il minipimer (che comunque ti dice anche qualcosa del cous cous festival).
    Sul discorso michetterie, non ho visto fisicamente tutto questo fiorire di novità (e nessuno dei locali citati mi ha mandato comunicati stampa o inviti); ho assaggiato uno dei panini che citi, non mi è sembrato entusiasmante, ma ci devo tornare (e cercherò gli altri due). Quando ha aperto Mica, qualche anno fa, l’ho assaggiato, mi è piaciuto, e ne ho scritto.
    In quanto poi ai miei limiti geografici, che ammetto (ma non scrivo solo di posti vicino a casa o all’ufficio, dai), sono legati da un lato al fatto che comunque a Milano ci sono moltissimi posti da assaggiare e da raccontare, e continuano a chiuderne e ad aprirne, quindi c’è tanto da fare, e dall’altro al fatto che ho comunque un lavoro “altro” dal food, che mi impedisce i tour che altri possono invece concedersi.

  7. Ragazzi a Firenze c’e gia un locale cosi…Fermento1889…pizza Verace da un lato e Pala dall’altro…
    Inoltre i ragazzi stanno anche proponendo il Canotto,focaccia Pugliese,Pane Cafone ed altro nello stesso locale!

    Quel locale è e sará la news 2018, segnatevi il nome : FERMENTO1889 – firenze

  8. “Il confronto tra le 2 consistenze di pizze si conclude con la vittoria della buona pizza apprezzata da tantissimi vip che hanno eletto la nuova pizzeria a punto di riferimento della convivialità e del mangiare bene in città
    Franco Manna, Simone Natali e Marco Cartasegna hanno tagliato il nastro de La Pizzeria Nazionale, il nuovo format che risolve il dubbio gastronomico di tanti appassionati della pizza: meglio soffice o croccante?
    La serata inaugurale della Pizzeria Nazionale ha invitato tutti gli ospiti a un doppio assaggio degli impasti di nuova generazione: la soffice e la croccante.
    Nel gazebo, disegnato come tutto il locale dagli architetti Giuseppe Fico e Luigi Tessitore insieme a Franco Costa di Costa Group, si sono accomodati i vip, i personaggi dello spettacolo, gli influencer del mondo del fashion e del food.
    L’apertura del nuovo locale in un appuntamento glamour : Alex Pacifico
    Modello, attore, conduttore blogger di successo oggi agente TV ha accolto con entusiasmo l ‘invito di Clelia Martino, giornalista e responsabile della comunicazione e PR de La Pizzeria Nazionale, a scegliere tra pizza soffice o croccante.
    Come hanno fatto i tanti vip invitati Simone Susinna , Mariana Rodríguez, Irene Cioni , Ariadna Romero , Pierpaolo Petrelli , con il piccolo Leonardo, Benedetta Mazza,Tommaso Zorzi , Giovanni Ciacci, lo chef e blogger Paola Galloni , il presidente di Bagutta Antonio Gavazzeni ospite musicale Roberta Bonanno che ha allietato la serata
    Entusiasmo anche tra gli addetti influencer del food , giornalisti di settore e esperti di enogastronomia che hanno partecipato alla serata
    “Una serata intensa che ha dimostrato come la contrapposizione tra soffice e croccante possa essere superata da una pizzeria che proponga ai suoi clienti entrambe le soluzioni”, spiega Franco Manna, l’imprenditore napoletano che ha raccolto la sfida del sociologo romano Simone Natali e dell’influencer milanese Marco con questa nuova pizzeria.
    Il movimento trasversale, che ha messo in collegamento tre grandi città italiane e altrettante identità della pizza, ha suggerito il nome La Pizzeria Nazionale che da oggi accoglie gli appassionati e lo fa abbinando anche i cocktail per assecondare la voglia di novità che i Millennials chiedono a gran voce con prezzi mai visti in uno dei quartieri top di Milano: 4,90€ per la marinara e 5,50€ per la margherita. L’invito concreto a fare della pizza un cibo democratico ma di grande qualità. Con un solo dubbio da risolvere: soffice o croccante?” [cit. ufficio stampa. Ufficio stampa che esiste, dunque.].

    Quindi: gran bel parterre. Come ho fatto a restare a casa? boh.
    Andrò a provarla. Perché aspettare che ti venga servita gommosa, bagnata o bruciata quando invece puoi scegliere PRIMA se averla croccante o morbida?

  9. Il commento di Andrea si può dividere in due parti.
    Una lunga introduzione sull’inaugurazione che è molto interessante dal punto di vista della comunicazione, sociologico, antropologico ecc…
    Essa contiene dei punti che avevo già rilevato nel mio ultimo commento(diversificazione-semplificazione impasti, prezzi ecc…)
    Ma è l’aspetto mediatico dell’inaugurazione che m’interessa, tra cui spicca la presenza “inquietante” degli influencer.
    Non è un reato ma vi invito a riflettere sulle NUOVE STRADE DIGITALI DEL MARKETING, DELLA PROPAGANDA.
    .
    La seconda parte contiene un breve commento di Andrea. Condivisibile su alcune parti. Poco chiaro all’inizio.
    Andrea, rimani te stesso. Non perdere quella ruvidità che ti caratterizza.
    Il politicamente corretto è noioso. E’ conformistico.

  10. Dura la vita dello scribacchino online… oltre agli hater, e agli estimatori, fra cui riesce a destreggiarsi, ora ci sono i commentatori che ti consigliano le (probabilmente di loro proprietà) pizzerie.
    E – ultimi arrivati – i commentatori seriali che si appropriano dei comunicati stampa, te li copiaincollano nei commenti, togliendo il sapore di novità a quello che potresti mai scrivere (Andrea aka Quellochevuolerubartiilmestiere).
    Ovviamente, tutto questo mi piace molto…
    Per finire – Claudio, finiamola con ‘sti influencer. Ci sono sempre stati, era tuo cognato che ti consigliava il ristorante o il viticoltore, erano i giornalisti, gli attori, e così via; era Mike con Rovagnati. Influencer è chi ha una qualche notorietà e affidabilità e la usa, vendendola ma anche no, parlandoti e facendoti vedere le scarpe, i jeans, il mascara, i pomodori in scatola che secondo lui/lei sono buoni. Tendenzialmente, un influencer avrà la stessa affidabilità od onestà di qualsiasi giornalista, o testata, o negoziante o quello che vuoi: da 0 a 100 a seconda delle persone. Un (bravo) influencer sa di cosa sta parlando, lo ha provato, e lo ritiene consigliabile; un cattivo influencer lo consiglia anche se non gli è piaciuto. Come succede in qualsiasi campo dell’umano operare: il fruttivendolo che ti vende la frutta acerba dicendo che è matura, e così via.

  11. 1 Non ho capito la polemica con Andrea.
    .
    2 Spieghi molto bene cosa sono e fanno gli influencer(…si vendono).
    Ne abbiamo parlato anche nella puntata di Report.
    Abbiamo opinioni diverse su questo tema. Punto.
    .
    Emanuele ti ho espresso stima e simpatia più volte e non ho il minimo dubbio sulla tua onestà(attenzione, tua).
    Sei intelligente e scaltro e non ti accorgi del marcio che c’è nel WEB 2.0?
    Nella comunicazione?
    Nel mondo del food?
    ecc…
    Ciao

    • Certo – ma il marcio c’è dappertutto. Non sono un idiota – così come, scusami, nessuno è più intelligente perché lui sa che c’è del marcio.
      Il web 2.0 è una cosa relativamente nuova, su sui bisogna prendere delle misure nuove, e non ragionare per vecchie categorie. L’influencer può essere o non essere pagato – influencer non è solo chi dice Ciao sono Pierugo, ho provato questo mascara Occhibel e mi fa gli occhi bellissimi, ma è anche chi dice Ciao sono andato a fare il bagno in questo laghetto in Svizzera e mi sembrava di essere alle Maldive.
      Non è accusando l’universo che si rimedia al problema: tutti gli influencer sono venduti, tutti i politici sono corrotti, e via così. Ci sono i venduti? Bene, indichiamoli col loro nome e con le prove, per favore: non ha senso dire si sa che gli influencer sono dei venduti, perché non è vero per tutti. Punto.
      Se uno fa un commento a un mio post dicendo sei uno scemo, non è che io dica che tutti i miei commentatori sono dei propagatori di segreti di stato: lo è solo quello lì.

  12. Partiamo dal presupposto che non avrei nessuna voglia di far la vita di Bonati. Troppe pressioni: uno stuolo di infuenzati affezionati, i blog, sempre in giro a mangiare. preferisco star schiscio e conservare la mia taglia 46.
    E aggiungo al presupposto che esistono opinioni diverse, non per forza Bonati ha sempre torto, o io che devo lavorare per la concorrenza o rubare l’altrui mestiere.
    Ovviamente, ho la mia opinione su quello che Bonati, come altri, scrivono.
    Quando scrivo qualcosa, faccio indubbiamente bene alimentando il circolo dei click. Non sono tenuto ad accontentare nessuno e posso comunque smettere di scrivere qui, come altrove. Meglio vedere pezzi pubblicati, coi tag reciproci dei vari blogger, corredati da altrettanti commenti positivi(sempre degli stessi blogger)? E’ pur sempre una grande famiglia, quella del food.
    Spesso sono stato “moderato”, qualche volta, cancellato. Spesso ignorato.
    Il fatto di esternare un’opinione diversa, quando è vista come minaccia, mi fa solo che pensare male.
    Solo un appunto sulla professione di influencer (senza scomodare Mike: era pagato per parlare di quel marchio). Non parlo di esami di coscienza, ci mancherebbe. Ma un minimo di coerenza, credo serva: tra quello che si scrive, come si scrive, ogni quanto si parla di taluni argomenti ecc.
    Magari un po’ più di coerenza e un po’ meno attenzione alle classifiche degli influencer.
    Se l’influencer deve vendere, lo dica chiaramente. Se un blogger produce una critica ogni 50 post, mi viene il dubbio che scriva solo di esperienze positive o che sia foraggiato; anche in questo caso, lo dica.

    Sull’ultima parte, non aggiungo nulla: ognuno deduca ciò che vuole.
    “Se uno fa un commento a un mio post dicendo sei uno scemo, non è che io dica che tutti i miei commentatori sono dei propagatori di segreti di stato: lo è solo quello lì.”

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