Premessa: il dire “sono i nuovi ristoranti che mi si aprono davanti” come faccio spesso è un po’ un luogo comune. L’altra sera sono andato all’inaugurazione di Zibo Campo Base in via Caminadella; essendo in Area C, chiusa alla circolazione, ho posteggiato in viale Coni Zugna. Al mio ritorno, mi sono accorto di avere parcheggiato di fronte a un ristorante cinese nuovo nuovo, Ya Hò. Adesso i nuovi ristoranti mi aprono dove parcheggio…

Qui una volta c’era Sir Simon, una buona hamburgeria che ha chiuso da poco. E una decina di giorni fa ha aperto appunto Ya hò. Dove, naturalmente, sono entrato.

Il locale è grazioso, cinese sì ma “pulito”, ovvero senza cineserie eccessive, un affresco alla parete, dall’altra parte un vestito contadino per il lavoro sotto la pioggia, un quadro con una teoria di banconote fuoricorso.

Il menù è scritto a mano, con delle graziose piccole foto dei piatti. Anzi, tutti i menù del locale sono scritti a mano. Tutto è semplice e sorridente, compresa la deliziosa padrona di casa, che mi ha colmato di attenzioni – ero l’unico cliente, era già tardi, ma mi ha coccolato per bene.

“Bene” è anche il significato di Ya hò, mi dice.

E di questo locale non posso che parlare bene. Le mie conoscenze di cucina cinese, regionale, sono scarse, lo ammetto: ma avremo tempo di approfondirle. Qui ci sono alcune specialità.

Si comincia con gli involtini: due tipi, Involtini del Nord (2,50 €), di verdure e poi fritti, e quelli che ho scelto io, gli Involtini del Sud (3,50 €), sfoglia di pasta di riso, insalata, gamberi crudi, tofu, carote, cetriolo, a parte una salsina leggermente piccante. Ho avuto qualche difficoltà a maneggiare la pasta di riso, un po’ appiccicosa (mangiare con le mani… si deve, ma ho distrutto un involtino); involtini piacevoli, freschi. Bene.

Anche i ravioli erano del sud o del nord (tutti a 5 €). E ai Ravioli del Sud, bolliti, con carne di maiale e cavolo verde, ho preferito i Ravioli del Nord: alla griglia, con pollo, cipolla e funghi cinesi. Bene bene.

Ho tralasciato i bao: Heyebao (3,50 €), con carne di maiale, insalata e pomodoro, e D’oro bao (4 €), crema di fagiolini verdi racchiusa in pane cinese. Male: a ripensarci, avrei dovuto assaggiarli. Ma tanto tornerò.

Per quanto riguarda gli spaghetti, la scelta era fra diverse opzioni: Spaghetti di Fuzhou (8 €), in brodo con pollo, uova e funghi cinesi; Spaghetti di Shandong (8 €), in brodo con carne di maiale, funghi cinesi, pomodoro, uova e tofu; Spaghetti di Guangzhou (8 €), spaghetti di riso saltati con carne di manzo e cipolla; Spaghetti di Sichuan (8 €), spaghetti in brodo con carne di manzo, carote e verdure; Spaghetti di Xiamen (10 €), in brodo con gamberi, calamari, vongole e verdure; Spaghetti di Wuhan (8 €), con carne di manzo, carote, rapa gialla, salsa di sesamo; e la mia scelta, gli Spaghetti di Pechino (9 €): carne di maiale, funghi cinesi, carote, cetriolo, fagioli, rapa gialla, salsa di soia speciale. Divertenti, bisogna ovviamente rimescolare gli ingredienti, saporiti, nuovi: molto bene.

Ho saltato anche i vari tipi di riso: al manzo (8 €), al curry (pollo e verdure, 7 €), e il Riso saltato di Yangzhou (gamberi, manzo, funghi cinesi, aromi, uova. cipolla, carote, zucchine, 6 €). E gli spiedini di pollo (6 €).

Insomma: una rassegna della cucina cinese interessante, buona, ben cucinata, in un ambiente piacevole, direi quasi casalingo, Certo, il fatto di essere l’unico cliente ha fatto sì che tutte le attenzioni fossero per me. Ma la gentilezza, la cortesia, quella la si riconosce comunque.

E visto che è aperto da pochissimo (non hanno ancora consegnato loro l’insegna), e che i clienti scarseggiano ancora, fossi in voi ne approfitterei.

Ya hò. Viale Coni Zugna, 52. 20144 Milano. Tel. +39 3383570186.