Lo ha detto su queste pagine Francesco Simone Lucidi, il Natale, il cibo, la casa, la festa, sono un tutt’uno di amore e di gusto, e il ritorno al desco natìo diventa una specie di rito di passaggio che ogni volta ti rimette in contatto con le tue radici, traccia una linea interiore su cui posizionarsi.

Ovvero, anch’io voglio elencare qui le cose che mi fanno impazzire del Natale milanese.

1. Il brodo di cappone

Il cappone, quello della nonna, quando c’era ancora, poi quello della zia, un pentolone, qualche altro pezzo di carne, un po’ di verdure, e vai sui fornelli per ore, e il brodo, ripulito dalle chiazze di grasso, è pronto.
Il brodo di cappone è un must. E se non c’è più il cappone della mia nonna, ci sono ottime macellerie presso cui acquistarlo: da Sirtori, in Paolo Sarpi (quello della Ravioleria), a Masseroni, in via Corsico, sui Navigli. Ma si possono trovare ottimi prodotti anche nelle poche residue macellerie di quartiere.

2. I cappelletti in brodo

Il brodo di cappone è fatto apposta per accogliere i cappelletti – quelli della mia nonna, ovvio, ovvero con un ripieno di Parmigiano Reggiano, pangrattato, uova, noce moscata. Non mi sembra ce ne siano molti, a Milano (li trovo, buoni, da Piano e da Ca’Pelletti) – ma li ho trovati, buoni-quasi-come-quelli-della-nonna, da Km90 e da AgriNascente (stessa proprietà, stessi cappelletti, a 32,80 €/kg), di fronte al Fidenza Village (ovvero, le mie zone).
Ma ci sono anche altri tipi di pasta ripiena: fra i miei negozi preferiti, il Raviolificio Colnaghi, in via Teodosio.

3. O da Peck o dal Salumaio

Natale a Milano vuol dire le grandi salumerie-rosticcerie-gastronomie che preparano tutte quelle cose buone che noi milanesi non abbiamo mai tempo, o voglia, o capacità, di fare. L’insalata russa, la tartara, la capricciosa, i cocktail di gamberi, il patè, il foie gras, per rimanere sul classico. Fra le tante, il Salumaio, in Monte Napoleone (ora si è trasferito a Palazzo Bagatti-Valsecchi, in via Gesù), e Peck, in via Spadari: negozi storici, in cui spesso si andava solo a guardare l’esposizione di ogni ben di dio gastronomico. A volte andavo, ragazzino, dal Salumaio: non ero ancora entrato che qualcuno mi salutava con un Buongiorno! cortese quanto inaspettato.

E per il nostro Natale tutta la parte antipasti, salumi, sottaceti, salse, il mambrè, la galantina, il cocktail di gamberi, le aragoste, veniva da quelle vetrine.

4. Il mambrè

Per noi era una portata tipica del Natale, non so nemmeno se lo si preparasse anche durante il resto dell’anno. E a dire il vero non l’ho più cercato, ma so che c’è, ad esempio, da Peck. Si tratta di un tipico piatto lombardo, una specie di aspic: una serie di carni miste, con cotture diverse, tagliate a pezzetti e messe in gelatina (nella foto, è quello in alto a sinistra). Si scrive anche marbrè. Ecco: la vetrina di Peck con galantina, paté, gamberi e tutto quanto – questo è il confine tra Natale e il Paradiso.

5. Motta o Alemagna purché se magna

Oggi il panettone se non è artigianale non lo si considera nemmeno tale. E poi si mangia tutto l’anno, si farcisce con ogni possibile ingrediente, si fa salato, gourmet. Ma una volta il panettone era Motta o era Alemagna, non c’era scampo. Già a settembre, andando a scuola la mattina, si sentiva passando in viale Corsica l’odore dei panettoni in cottura nello stabilimento della Motta: era già Natale. Più tardi si sono moltiplicati anche i panettoni industriali, e si sono diffusi quelli artigianali.

6. I marroni canditi di Galli

Sono una delle prelibatezze storiche della città, venduti in un negozio storico, Galli, in via Victor Hugo, a fianco del ristorante, purtroppo ormai monostellato, di Carlo Cracco (che si dice a fine gennaio traslochi: Cracco in Galleria). Non ci sono solo marroni, ovviamente: piccola pasticceria e dolci confezionati riempiono i banconi, le vetrine e e pareti del negozio, in una sarabanda di dolcezze provenienti da ogni dove. Qui, per Natale, compro la spongata di Busseto, un dolce delle mie parti, una specie di panforte racchiuso in una crosta di pasta.
I marroni vengono, se non sbaglio, 90 € al kg. Il che li rende molto adatti alle occasioni festive e meno all’auspicato consumo quotidiano.

7. Il cibo del mondo

Bisogna dire che comunque Milano accoglie tutti quanti, da qualunque parte provengano, e ne accoglie anche le cucine e i prodotti. Lasciamo pure da parte l’immigrazione recente: ma nel corso degli anni sulle nostre tavole, anche natalizie, si sono aggiunti piatti e prodotti provenienti dai cinque continenti. Il tacchino arrosto con ripieno di castagne e salsa al ribes, un portato del Thanksgiving statunitense, vini come il Lancers o il Mateus Rosè, frutti esotici come il kumqat, il frutto della passione, il rambutan, i litci-lycci-litchies-lychees, insomma gli occhi del drago.

8. O’ presepe: caldarroste e zucchero filato

Per noi bimbi milanesi, andare in Duomo a vedere l’albero di Natale era un appuntamento fisso. E a pochi passi c’era il presepe mobile: tutti gli anni si andava a vederlo, incantati dalle statuine che ripetevano gli stessi gesti in un loop infinito. Ora che ci penso, ne ho perso le tracce: ora intorno al Duomo ci sono solo bancarelle.
E dopo l’albero, e il presepe. la merenda: caldarroste o zucchero filato. Con le caldarroste: frammenti bruciaticci, dappertutto, dita nere, che schifo in questa c’è il verme, questa è cruda – di solito queste due casistiche si verificavano con l’ultima, la più bella e grossa. Con lo zucchero filato: posso prenderne un poco? e te ne portava via metà, guantini inpiastricciati, naso appiccicaticcio, un pezzo ti si attaccava ai capelli… Oggi – i prezzi delle caldarroste sono alti, e lo zucchero filato è diventato rosa, verde, azzurro.

9. La crema al mascarpone

Una zuppiera di crema al mascarpone da versare sul panettone con un cucchiaione: non mancava mai sulla nostra tavola natalizia – almeno quand’ero ragazzino, e i problemi di salute, di colesterolo, e cose del genere, non si sapeva nemmeno dove stessero di casa. Il mascarpone, le uova, lo zucchero, mescola bene, un goccio di liquore, e vai: è pronto. Negli ultimi anni, l’ho fata qualche volta – ma è di questi giorni la notizia dell’apertura della Mascherpa, negozio specializzato in tiramisù, che all’occorrenza ti può preparare anche solo la crema…

10. I mercatini di Natale

Da qualche anno ci sono mercatini di Natale un po’ dappertutto per Milano. C’è quello del Duomo, c’è quello in Gae Aulenti. E ci sono quelli in giro per la città. Denominatore comune gastronomico: ci sono sempre le stesse cose da mangiare, sempre le stesse, sempre uguali dappertutto. Il banco che riunisce una serie di specialità fritte tipo street food, arancini panzerotti e giù di lì, panini e porchetta, tutti uguali; il banco con gli strudel; quello con le olive e i sottaceti sottoli d’ogni tipo; quello della frutta secca, a cui da qualche anno si è aggiunta la frutta disidratata; quello dei cioccolati, delle spezie, della caramelle…

Per una sorta di riflesso pavloviano, uno si avvicina e compra e mangia, chiedendosi: ma perché lo sto facendo? Perché è uno dei modi per festeggiare Natale a Milano.

2 Commenti

    • Ho parlato con un po’ di lettori – no, non interessa quasi a nessuno.
      Solo ate.
      Sarà il caso che ti faccia vedere da uno bravo per queste tue ossessioni?

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