Joël Robuchon, chef con 24 stelle Michelin, è morto a 73 anni.

La lunga stagione degli addii prosegue inesorabile, e porta con sé un altro grande della cucina francese, e internazionale: Joel Robuchon. Ancora giovane e ancora presente, come tutti coloro che ci sono vicini per motivi “affettivi”, legati in questo caso a quel grande laboratorio di emozioni che è la cucina.

Meilleur Ouvrier de France nel 1976, Chef del secolo per la guida Gault Millau nel 1989, 24 stelle Michelin. Cos’altro dire?

Le Monde parla di “disparition d’un génie de la gastronomie”, le stelle Michelin distribuite su 12 ristoranti in giro per il mondo, una serie di piatti che rimangono nel ricordo.

Vediamo le tappe principali della sua vita e della sua carriera..

1945 Nasce a Poitiers

1957 Entra al Petit Séminaire di Mauléon (Deux-Sèvres), ma la vocazione religiosa è di breve durata

1960 Apprendista al Relais de Poitiers, a Chasseneuil

1974 Chef al Concorde Lafayette

1976 Viene proclamato Meilleur ouvrier de France

1978 Prende la direzione delle cucine dell’hotel Nikko

1981 Apre il primo ristorante a Parigi, lo Jamin

1984 Ottiene la terza stella Michelin

1990 Proclamato Cuisinier du siècle dalla Gault&Millau

1994 Apre il ristorante Joël Robuchon, avenue Raymond-Poincaré, Parigi

1996 Annuncia la rstituzione delle stelle

2003 Apre il primo Atelier a Tokyo, dopo quello di Saint-Germain a Parigi

2007 Crea la Cave de Joël Robuchon a Parigi

2010 Apre l’Atelier Étoile a Parigi

2014 Chef della Grande Maison a Bordeaux

2018 Inaugura la pasticceria-sala da tè-bar à sake-ristorante bar à saké in partnership con Hiroshi Sakurai a Parigi.

E aveva anche altri progetti in cantiere: avevamo preannunciato qualche settimana fa l’intenzione di aprire un locale all’Arco della Pace a Milano. Negli ultimi tempi, indebolito da un’operazione al pancreas (era malato da tempo) dell’anno scorso, aveva iniziato a vendere, con discrezione, a un fondo d’investimento con base a Lçondra e in Lussemburgo, e un contratto di 7 anni lo legava ai nuovi proprietari, con l’obbligo di mantenere i livelli di eccellenza dei vari locali.

Intanto, la cucina di Robuchon era stata influenzata dalla malttia: piatti più leggeri, meno grassi, meno zuccheri, più legumi, cotture a vapore.

Inutile sottolineare che in pochi mesi ci ha lasciato un bel pezzo della gastronomia mondiale, da Gualtiero Marchesi a Anthony Bourdain, a Paul Bocuse, a, oggi, Joël Robuchon. A noi, restano i ricordi, le ricette, i ristoranti che ne porteranno avanti la memoria e l’insegnamento.

[Link: Ansa, Le Figaro]