Al ristorante La Mugnaia a Ivrea ho mangiato i plin più sorprendenti della mia vita. Esplosivi. E non voglio spoilerarlo adesso. Anche perché il tema pasta ripiena è una costante a La Mugnaia, ma cambia lo svolgimento.

Potreste trovarne con condimento diverso da quelli che ho assaggiato io.

Seguitemi nel percorso.

La Mugnaia è creativa con understatement. Come Ivrea. Come l’Olivetti, che di Ivrea è stata espressione talmente grande, da vedere in questo 2018 i siti e gli edifici olivettiani nel patrimonio UNESCO (non i soli in Piemonte).


E davvero, olivettiano nello spirito si sente anche Marco Rossi, chef (e con la moglie Elisa anche patron), nei cui piatti convivono rigore e innovazione. Ma dice anche “La tua cucina dev’essere un po’ il diario della tua vita“. Lineare magari, e però golosa, creativa, mai uguale.

Nome tradizionale e stile contemporaneo

La Mugnaia ha un nome tradizionale, un indirizzo nel cuore antico della città e uno stile contemporaneo nelle sue due sale + dehors e nei piatti. Generoso e geloso del territorio al tempo stesso. Geloso per il modo di scegliere e gli ingredienti di produttori locali piccoli o piccolissimi (Marco Rossi fa parte dell’Alleanza Slow-food dei cuochi). Generoso per il modo di valorizzarli nei piatti e pubblicarli anche online.

Nel menu c’è anche il dolce Unesco

Vi mostro cosa abbiamo gustato noi in una sera ancora estiva. Il pesce non manca mai e la carne è regina. Ma va detto che anche la Carta degli Oli, il Carrello dei Formaggi proposti con fantasia e la Carta dei Vini valorizzano questi alimenti nella loro regionalità e se avete domande sulla punta della lingua, il personale in sala è prodigo di informazioni senza aver l’aria di ripetere a memoria. Bravi.



Melanzana, pomodoro, granita di bufala
(12 €).



Julienne di calamaro al fumo di ciliegio
, porri e gelo di cipolla rossa (15 €).



Plin di zuppa di pesce con coulis di pomodoro, cialda di pane croccante (14 €) 
ovvero come trovare praticamente una bouillabaisse dentro e fuori dal guscio di pasta.



Mezzi paccheri all’acqua di pomodoro
, crema di cipollotto, polvere di capperi (14 €)



Cubo di fassone alla brace di timo
 Carne di razza piemontese del Consorzio La Granda (19 €).


“Ivrea Città UNESCO” è il gelato al miele e cera d’api, frutta secca, polline, semifreddo al ribes nero e lettere dell’alfabeto, che sembrano alludere a una tastiera vintage di una macchina da scrivere (8 €).

Tropici! Semifreddo di mango con zuppetta di cocco e sorbetto di passion fruit, qui in versione mini, su richiesta (8 €).

Benvenuto, vino dorato, dopo-dessert

Il benvenuto dello chef mi sta sempre simpatico e non solo a me.

Perché è una non-portata, un divertissement, un interstizio, che ho imparato ad apprezzare come se fosse il proemio di un’opera: anticipazione condensata del tono e dello stile che seguiranno.

L’amuse-bouche per noi è stata una spuma di carbonara (delicatissima), prosciutto croccante e trota salmonata. Ma anche l’assaggio di olio ottobratico su pane di segale fatto in casa.

E i grissini, e gli altri pani.

Il vino lo abbiamo scelto per conoscenza diretta e pertinenza territoriale: Erbaluce di Caluso KIN di Domenico Tappero Merlo, annata 2013. Importante, aromatico, da non bere freddissimo, perfetto accompagnamento di tutti i piatti scelti.

KIN, che è il soprannome del nonno del produttore (Domenico > Domenichin > Kin) ma in giapponese allude all’oro. E che proprio in Giappone ha ricevuto la medaglia d’oro al Sakura Women’s Wine Awards, il più importante concorso enologico giapponese e seconda competizione mondiale con una giuria di 400 donne del vino.

Il dopo-dessert è un po’ un giocattolo: amaranto soffiato al cioccolato, biscottini misti (che sono venuti a casa con noi), mini babà al rum, scorza di arancia candita.

I prezzi



Una cena eccellente à la carte
vi può costare sui 50-60 €, vino compreso.

Se invece preferite lasciarvi guidare, le tre proposte degustazione (che cambiano stagionalmente) sono una di terra a 38 € e una di mare (“Se in Canavese ci fosse il mare“) a 46 €, più un Menù “1187 km” di 7 assaggi a mano libera per conoscere la vera “anima” della Mugnaia da 54 € con l’opzione del percorso di abbinamento vini al calice a 70 €.

L’autunno

Con l’autunno troverete di nuovo in carta un piatto che lo chef definisce “quasi primitivo” e super-richiesto dalla clientela: Dry Age, un crudo a carpaccio presentato su una pietra con fondo bruno, gocce di crema di aglio nero e una piccola patata cotta in un involucro di cenere.

Io intanto vi sfido-invito a provare i plin che troverete in carta quando a La Mugnaia ci andrete voi. Sono sicura che mi darete ragione della loro infinita bontà.

La Mugnaia. Via Arduino, 53. Ivrea. Tel. +39 0125 40530

[Immagini: iPhone di Daniela, Maurizio Gjivovich per La Mugnaia, blu250]

2 Commenti

    • I plin, come gli agnolotti, sono un piatto meraviglioso. Li si può mangiare a piattate in trattoria, in scodella dalla mamma, in una composizione ricercata al ristorante. Non c’è una taglia predefinita.

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