Questa fine dell’anno porta con sé anche un altro grande esponente della Milano e della ristorazione di una volta, Piero Rattazzo, titolare di quel Bar Rattazzo che ha accompagnato, prima in corso di Porta Ticinese e poi in via Vetere, la vita cittadina e la gente milanese.

Un post comparso qualche giorno fa sulla pagina Facebook del bar suonava un po’ come un bilancio un po’ come un addio:

Vi abbraccio tutti il Bar Rattazzo è stata la mia vita, la mia casa la mia creatura, siete e sarete sempre la mia vita,…

Posted by Bar Rattazzo on Tuesday, 17 December 2019

“Vi abbraccio tutti, il Bar Rattazzo è stata la mia vita, la mia casa la mia creatura, siete e sarete sempre la mia vita, i miei ragazzi e voglio a tutti un gran bene, anche se con il mio umorismo a volte non ve lo ho dimostrato. Ho aiutato tanti voi e ne sono contento… siete diventati avvocati, giornalisti, magistrati e persino professori…! Ho sbagliato nella vita come tutti ma dopo grandi cadute per chi è forte ci sono grandi risalite ricordatevelo sempre… sempre si può sbagliare ma dovete essere capaci di risalire… ho sempre detto che la vita è sempre in salita… quando pensi di essere arrivato non sederti … troverai ancora una curva con una nuova risalita…. e se c’è una nuova salita devi seguirla perché le risalite sono per i forti! Questo dico a tutti voi con un forte abbraccio se cadete e sbagliate rialzatevi e risalite la vita è fatta così non arrendetevi mai e vivete la vita sino in fondo sempre! Non rimpiangete mai nulla… e se dovete dire dei vfc fatelo ricordate la vita è solo una!
Un forte abbraccio, Piter”

La notizia della morte era stata subito smentita: Piero era gravissimo, ma ancora vivo. La notizia reale è arrivata lunedì: Piero è scomparso, lasciando dietro di sé una storia, e un’insegna, quasi cinquantenaria.

Vi saluto tutti oggi, sabato ho fatto le prove generali 😉😁 ora vi lascio veramente con serenità.Vi abbraccio tutti…

Posted by Bar Rattazzo on Monday, 23 December 2019

L’annuncio, ancora una volta, sui social: “Vi saluto tutti oggi, sabato ho fatto le prove generali 😉😁 ora vi lascio veramente con serenità.
Vi abbraccio tutti… le persone non muoiono mai per sempre… ricordatemi per sempre e così ricordate che la vita è una salita e solo i forti arrivano in cima…
Lo so vi lascio nelle feste natalizie… non ho mai amato il Natale… comunque per chi vorrà il funerale sarà il giorno 27 dicembre ore 11 circa… i miei media social network vi terranno aggiornati 😂😂
Ricordate vivete la vita sempre un forte abbraccio a tutti Piter”

Aperto da Piero nel 1961, in corso di Porta Ticinese 83, nel 2006 il Bar Rattazzo si è trasferito in via Vetere al 12: siamo sempre in zona, attorno alle Colonne di San Lorenzo, un luogo-simbolo della vita notturna – quella che nel tempo avrebbe preso il nome di “movida” – giovanile milanese.

Riportiamo qualche stralcio dei suoi ricordi, pubblicati da Zero.eu.

“Il 21 settembre 1961 alzai per la prima volta la serranda del bar in Ticinese, zona povera della città piena di operai e poveri cristi. Il mio era un classico bar di quartiere dove giocare a carte tra un quartino di vino e un panino a 50 lire. Negli anni Settanta ho comprato la latteria sull’angolo e ho aperto la trattoria, diventata il ristrovo per eccellenza del movimento studentesco. Nacquero le celebri polpette e ricordo che ogni giorno si facevano fuori 25 chili di michette (i panini costavano 100 lire). I miei clienti erano Lerner, Ferrara, Negri, Sofri, Tobagi, Bompressi, le bande Cafiero e Bellini, Vallanzasca. Tutti bravi ragazzi, almeno all’epoca.
Brutti tempi, gli anni Ottanta, pur se il tuo bar non è frequantato dai paninari e dalla Milano da bere. Fuori l’eroina distruggeva vite. Però dentro il bar nacque la Smemoranda e il panino costava 200 lire.”

Come ricorda Piero Colaprico su Repubblica, “Piero, fantasioso, è uno che in qualche modo ha contaminato l’osteria con il bar, quindi in una fascia di vecchi milanesi passa come l’inventore di quello che diventerà, in questi anni, il tragicomico happy hour. Da lui c’erano, in anticipo, sui tempi, le polpette con le quali accompagnare un calice di bianco. Gli hanno dato anche l’Ambrogino d’oro, la benemerenza civica.” Malato da tempo, “A volte sognava ancora di stare dietro il bancone che l’aveva reso celebre, lungo le generazioni, a cominciare da quelle del movimento studentesco. Trovavano da lui conforto i feriti delle manifestazioni, qualche ‘cattivo maestro’, ma soprattutto i tanti ragazzi delle università che con poche lire (gli euro non c’erano) potevano prendersi un aperitivo.”

Negli anni Novanta Rattazzo mette i frigoriferi, e la gente inizia a prendersi le birre e a bersele al parco: un cambiamento epocale, la gente stava fuori dal bar, non dentro, si vendono più cocktail e meno vino, il panino costa 1000 lire. Il resto è storia recente: la recinzione del Parco della Vetra, il casino, la zona che inizia a diventare fighetta, il trasferimento in via Vetere.

Il suo era uno di quei locali che hanno accompagnato lo sviluppo culturale e sociale di Milano nel corso dei decenni – un po’ come Gattullo e Scoffone, o la Trattoria Bagutta, dove nel 1926 è nato l’omonimo premio letterario, o il Bar Giamaica, ricetto e “casa” degli artisti che gravitavano attorno all’Accademia di Brera nel dopoguerra, o ancora, per altri versi, Bice in via Borgospesso e L’Albero Fiorito in piazzale Susa, che nutrivano rispettivamente la società affluente e le classi popolari. Con il ristorante di Gualtiero Marchesi, e il primo da Giacomo di Giacomo Bulleri, hanno probabilmente creato le basi di quella che sarà la Milano da mangiare e da bere che porterà all’Expo2015 e alla ristorazione contemporanea.

[Immagini: Zero.eu, Corriere]

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