Ai ristoranti servono aiuti radicali e concreti, non Castelli in aria

Le parole di Laura Castelli sono state strumentalizzate dal cattivo giornalismo ma il viceministro dell’Economia ha sbagliato nei tempi, nei modi e nei contenuti

Tempo di lettura: 6 minuti

Ristoranti: la fase 3 della ricostruzione per il viceministro dell’economia Laura Castelli parte con il piede sbagliato. Anzi, sbagliatissimo.

La sua improvvida uscita, altrettanto improvvidamente riassunta da qualche giornalista d’accatto, quindi amplificata da siti e sitarelli con un “se non avete clienti cambiate mestiere”, è sbagliata nei tempi, nei modi e nei contenuti.

Qualsiasi ragionamento sulla dichiarazione al TG2 Post deve mettere a fuoco questo primo assunto: a parlare di ristoranti è Laura Castelli è viceministro del dicastero più importante per la fase 3 della ricostruzione. Sono le decisioni del Governo e in particolare del ministero dell’economia a poter cambiare la storia post Covid.

Utilizzare frasi che possono autorizzare interpretazioni, come è accaduto, è avventato e sbagliato. Dal Governo e dai suoi componenti, i ristoratori, gli chef, i pizzaioli, i pasticcieri – come qualunque altra categoria produttiva – attendono indicazioni chiare e aiuti concreti, se possibile radicali nella loro formulazione.

Ovviamente questo non autorizza i giornalisti, e chiunque scriva a vario titolo, a strumentalizzare le parole pronunciate e facilmente verificabili dal viceministro. Né tantomeno ad attaccarla con insulti sessisti che le hanno dato modo di scrivere un giusto post di denuncia su Facebook. Con ciò non si può sviare dall’argomento principale che coinvolge la categoria diventata esempio di forzata creatività.

Chiediamoci cosa può fare l’Italia, rectius, il Governo Italiano compresa Laura Castelli per riportare le persone nei ristoranti. Che sono una parte significativa della voce turismo da cui dipende una fetta del PIL nazionale e del nostro benessere.

In questo momento i distinguo sulla qualità dei ristoranti di alta cucina, delle trattorie che amiamo, dei mangimifici e delle mense per i lavoratori ora in smart working non sono il punto.

Ristoranti: Castelli in aria In Italia

Più che il post sui messaggi sessisti o sulle posizioni politiche di governo e opposizione, interessa quello in cui Laura Castelli dice cosa ha fatto il Governo italiano per aiutare i ristoranti.

Un bel meme da dare in pasto agli operatori della ristorazione, imbufaliti perché vedono andare in fumo gli sforzi fatti per creare impresa nel settore enogastronomico. Impresa che ha carattere di rischio, ma che ha bisogno di regole per poter vivere o sopravvivere.

Sono i punti del labirintici decreti “Cura Italia” e “Rilancio” in cui tutti noi ci siamo persi. Ha fatto soffrire la cassa integrazione che tardava ad arrivare e ha messo a rischio la sussistenza di migliaia di nuclei familiari. Non ha aiutato il bizantinismo della burocrazia, con procedure a suon di click day, prestiti garantiti dallo Stato ma erogati dalle banche guardinghe e veicolati come contributi a fondo perduto.

Non è piaciuto il balletto di date e di cifre che ha spalmato i tempi di pagamento di tasse e balzelli. Poco efficace anche il credito di imposta per alleviare il peso degli affitti di locali chiusi per decreto del Presidente del Consiglio, i vari Dpcm.

Né le misure per tagliare davvero l’evasione fiscale, uno dei principali capi d’accusa che pende sulla testa della ristorazione, associata al nero di scontrini mai emessi e di contratti di lavoro poco rispettosi dei lavoratori, hanno creato le condizioni per rendere trasparente la condotta fiscale ed economica dell’Italia intera. Le arrabbiature di chi paga per i ventilati condoni non migliorano la visione dell’imprenditorialità da parte dei cittadini né favoriscono l’invocata creatività della Castelli.

Dunque, molti Castelli in aria. Con ulteriori promesse di miglioramenti e possibili arrabbiature se ciò non accadesse.

Copio incollo le parole di Laura Castelli: “Alle misure già approvate, per un totale di 80 miliardi con i Decreti Cura Italia e Rilancio, si aggiungeranno quelle che potremo adottare dopo l’ulteriore scostamento di 20 miliardi e che, prevedranno, come dico da sempre, ulteriori sostegni alle filiere più colpite, a partire da quella del turismo e della ristorazione, che stanno pagando il prezzo più alto”.

Potremo, dopo, prevederanno, ulteriore scostamento. Il mondo dei Castelli in aria continua ad essere popolato di buone intenzioni che fanno il paio con il buonsenso invocato in fase 2 dal premier Giuseppe Conte.

Invece serve pragmatismo. Misure concrete e facilmente applicabili.

Una parte dell’affitto lo paga lo Stato e lo sconta al locatore con una tassazione ridotta, ridottissima, annullata. E chi ha fatto clausole in nero? Si frega, come è giusto che sia.

Il capitolo bollette ha raggiunto isterismi difficilmente comprensibili. Solo la storia della revoca della concessione delle autostrade è più complicata. Consumi, paghi. Non consumi, non paghi. Sembrerebbe lapalissiano come dire garantisci la manutenzione delle strade, sei affidabile. Non lo fai, non va bene.

Certo così corriamo il pericolo del semplicismo e non della semplificazione e del populismo che vorremmo a tutti i costi evitare, ma che la burocrazia fa bollire come il ragù.

Niente Castelli in aria In Gran Bretagna

Ma c’è chi ha seguito la strada semplice, diretta, immediata senza troppi giri di carte e di parole.

Ovviamente non sta accadendo in Italia, ma in Inghilterra.

Dove c’è il pragmatico Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, cioè l’equivalente del nostro ministro delle Finanze. Che è Roberto Gualtieri, il cui viceministro è Laura Castelli.

Ve lo abbiamo raccontato chiedendoci perché non si potesse fare in Italia.

Rishi Sunak si è fatto la domanda giusta: come riportare i clienti nei ristoranti?

Praticando uno sconto, ma non uno scontino. Il 50% del prezzo che paga. E, ha ragionato, se ne ha bisogno di uno sconto così forte vuol dire che non potrebbe permettersi di andare al ristorante. Quindi non il 50% del menu degustazione di uno stellato, ma il 50% di un conto da 20 sterline di un pub, di una pausa pranzo, della pizza.

Il bello è che non bisogna stare davanti al PC a fare un click day, né attendere voucher, fidelity card e amenità del genere. Vai al ristorante, paghi la metà del conto e il ristoratore chiede il rimborso allo Stato della restante metà entro 5 giorni.

Di un semplice che tutte le pizzerie del suolo italico potrebbero utilizzarlo. E con loro trattorie, bar, osterie, pizzerie a taglio, menu dedicati. Sarebbe una bella mano alla ristorazione.

E poi c’è il taglio dell’IVA, la loro VAT, che scende dal 20 al 5%. Serve per abbassare i prezzi al consumo invocato dai commentatori che superficialmente dicono abbassate i prezzi e la gente ritornerà. Perché è senza soldi, provata dal lockdown.

Sono due misure adottate in maniera diretta che si sommano a prestiti a costo zero, cassa integrazione pagata all’80% e lo stop alla tassa per il passaggio di proprietà degli immobili per risollevare il settore. E ci sarebbero i contributi dati ai ristoratori negli Stati Uniti e in Germania per evitare che la ristorazione affondasse di colpo.

Quindi, prima di parlare di creatività sarebbe giusto discutere di praticità.

Dote che a Laura Castelli e alle sue esternazioni programmatiche in ottica oltre il futuro è totalmente mancata.

Non risponderà, ma glielo chiederemo volentieri. Signora Vice Ministro, una proposta concreta da spendere per far ritornare i clienti oggi, invece di prevedere con dubbia tempestività l’estinzione dei ristoranti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui