Il video di Briatore sulla pizza condanna la napoletana a costare poco

Briatore nel suo video sulla pizza chiede come sia possibile che una napoletana costi 4 € avendo carte in regola e ingredienti di qualità

Pizzerie

Non ci fu mai più clamoroso boomerang per la pizza napoletana del video di Flavio Briatore.

Diciamolo meglio: il boomerang non è quello che ritorna indietro sulla fronte di Briatore. Ma è quello che alcuni pizzaioli macchietta napoletani si sono auto inflitti. Pensando di perculare Cracco con sceneggiate napoletane in cui a turno biasimano la Margherita a 28 euro senza capire che si chiama Margherita e non pizza margherita. O peggio ancora mettendo su teatrini con prozie varie in grado di dare imparature di creanza (lo diciamo in napoletano ma significa lezioni di buona maniera e dunque di pizza) a Briatore o Cracco. Salvo poi scadere nel trash che nemmeno il peggiore racconto neomelodico potrebbe imbastire maneggiando un salame.

La pizza a 5 €

Senza fare troppi approfondimenti, che sui social vige la regola del consenso e non quella dell’informazione, la conclusione è una sola. La pizza a Napoli deve costare pochissimo. Non ha scelta se non quella di rasentare il minimo sindacale, stare sotto la soglia psicologica dei 5 €. E già chi la mette a 6 € nel triangolo Napoli – Caserta – Salerno è un esoso. Peggio, uno che vuole truffare il povero cliente, anzi, il popolo.

La visione da Masaniello di questa orda di tiktokkari che riempiono il web con le loro sparate mefitiche genera la riflessione più pungente di Briatore.

Ma come fa a costare 4 € una pizza se hai i conti in regola e usi prodotti di qualità come tutti sbandierano ai quattro venti?

L’unica soluzione è sfornare migliaia e migliaia di pizze al giorno. Più delle 1.000 pizze al giorno, sottintende Briatore nel suo video disamina sulla pizza, che fa ogni mio locale.

La differenza tra pizzeria e locale con la pizza nel video di Briatore

la pizza nel video di Flavio Briatore

E sottolineando la diversità di intrattenimento tra Crazy Pizza e pizzerie, dà un’altra mazzata alla pizza napoletana. Tradotto, io sono in grado di far divertire facendo sold out continui, voi dovete far girare i tavoli e stare ammassati come in una sorta di inferno dantesco.

Hai voglia a riempire piazze e stadi e a tagliare nastri con folle plaudenti se quelli che applaudono non sono disposti a spendere più di 5 € a capoccia.

Value for money è un concetto sconosciuto alla stragrande maggioranza dei pizzaioli che si attaccano a, in ordine casuale, concetti come “tradizione”, “mio nonno la faceva così”, “la pizza è del popolo”, “il cassetto”, “la fila”, “i like”, “frat’m” o “bros”.

Una melma trasversale che accomuna vecchie e nuove generazioni nello sbattere la capa sullo stesso spigolo. Ma come diceva Pirandello: “vogliono insomma estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre; e son sicurissimi che, oggi o domani, vi riusciranno”.

L’unica cosa che hanno imparato a cavalcare sono i social che – per fortuna – riescono a convertire like in presenze al tavolo. Quanto costino e quanto se ne ricavi è arduo dirlo.

Soprattutto in relazione a (poche) eccezioni di pizzaioli che ragionano ed elaborano strategie di imprenditoria e di comunicazione che danno buoni frutti. Anche se sono inchiodati alla pizza margherita che deve costare poco così se la possono permettere tutti (e, non detto, evitano attacchi sul caro prezzo).

Cosa succede a praticare un prezzo politicamente basso

Ma così facendo si deprime un aspetto importante della pizza (e di qualsiasi piatto): puntare esclusivamente sull’importanza dell’ingrediente – che è necessario, anche se non per tutti – e svilendo la capacità di trasformazione. Un effetto paradossale rispetto alla abusato pizzaiolo patrimonio dell’umanità che in realtà poggia su basi folkloristiche e non certo sul valore economico della pizza. Che difatti non è tutelata.

Il tetto del prezzo alla pizza margherita e in generale alle pizze (ci sono listini che hanno sproporzioni incomprensibili) ha un effetto importante sugli investimenti. Il delta rosicchiato non permette di immaginare contenitori e formule diverse a meno di triangolazioni esasperate e gettiti extra provenienti da altre fonti.

Attenzione: non si dice che non si guadagna e anche bene, ma il sospetto di Briatore nel video sulla pizza sul sistema c’è. E soprattutto sulla capacità di generare rendimenti costanti nell’arco di una settimana o tra mesi diversi. La prova di questo dubbio, ad esempio, è nell’incidenza delle partite di calcio il sabato sera. Una iattura, almeno a sentire la maggior parte dei pizzaioli.

Smettere di pensare al “vabbè, facciamoci una pizza” come rimedio a una serata grigia è il vero salto di qualità. Briatore nel video sulla pizza lo spiega, ma quanti saranno disposti a ragionarci su? Invece che prendere la nonna e andare ad assaggiare la pizza con il Patanegra a 65 € per condannare lo zar della pizza e a fare qualche milione di like sputtanandosi ancora di più?




Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.