Ah, le Wild Card… che invenzione del Campionato, pensavo all’ingresso della pizzeria di Teresa Iorio a Napoli in questa primavera 2026.
Hanno il sapore di un mondo che cambia all’improvviso. L’assaggio di un’idea, talvolta così distante dalle altre. Dinamiche nuove, storie che si intrecciano, evoluzioni che prendono forma. Sono l’abbandono della comfort zone: un passo nell’ignoto che può brillare di luce inattesa o farsi ombra e rendere tutto più denso.
Tappa mai percorsa prima. Per chi scrive, per i colleghi commensali. Per i tre giudici, alla loro prima esperienza da Teresa Iorio. La gioia limpida degli inizi.
Cosa trovate da Teresa Iorio a Via Foria

Via Foria. L’arteria che da Piazza Carlo III scivola verso piazza Cavour.
Una vetrina ampia, quasi teatrale, intrisa di fritture dorate, pizze a portafoglio, frittate di maccheroni che parlano una lingua atavica.
Qui il claim non è uno slogan sterile né un vezzo linguistico. È radice. Dichiarazione. Postura.
Lo si avverte prima ancora di ascoltarlo dalla voce della padrona di casa.
Qui il genere non è etichetta ma materia viva, impasto che respira, calore costante del forno. Il femminile non chiede spazio: lo occupa con naturalezza. È gesto, è misura, è capacità di tenere insieme rigore e sensibilità senza che l’uno prevalga sull’altra.
“A pizza è femmena!”. E qui lo è davvero. Da Femmena e Fritta di Teresa Iorio.
Campionessa del mondo, Teresa è un vulcano istrionico. Mattatrice al banco e in sala, presenza piena, voce che riempie l’ambiente. Diciannovesima di venti figli, figlia del mastro pizzaiolo Ernesto Iorio, eredita un mestiere antico ma lo piega alla propria identità, costruendosi spazio e riconoscibilità.
Forno e postazione della fritta

All’ingresso troneggia il bancone. Di fronte, quasi speculari, il forno a legna e la postazione della pizza fritta: due fuochi, stessa dignità. Equilibrio di spazio e intenzione.
Intorno, tavoli immersi in una location dove le pareti serigrafate raccontano la Teresa più popolana, quella dei colori di Partenope, accanto a una cucina che profuma di tradizione partenopea.
La carta è generosa: una ventina di pizze oltre alle iconiche Femmena e Fritta, versioni XXL della pizza fritta che qui è firma e identità. Ci sono le intramontabili – Ragù e polpette, Salsiccia e friarielli, Soffritto per palati decisi, Nanninella – e la basic Femmena e Fritta con provola, ricotta di pecora, mortadella, pistacchio e limone.
Sul versante forno, si apre la sequenza delle margherite, dalla più classica alla stagionale, poi Marinara, Marinara di Porta Nolana con acciughe e capperi, Capricciosa, Salsiccia e friarielli, il ripieno – anche fritto.
Le pizze di Teresa Iorio Femmena e Fritta al Campionato 2026

Teresa arriva al tavolo in total black, bandana rossa fedele compagna, sorriso smagliante. Ha appena chiuso una performance canora. L’energia non cala. Prende lei l’ordinazione, ma prima lascia un benvenuto: polpette fritte, croccanti e succulenti, dalla speziatura amorevole.
Margherita, Marinara, Fritta.
Benvenuta al Campionato della Pizza 2026, Teresa.
1. Pizza Fritta

Ricotta, cicoli, provola, pepe, pomodoro (9 €).
Frittura Femmina, ça va san dire. Esemplare di pizza fritta che si inscrive con coerenza nel solco della tradizione più ortodossa. Impatto olfattivo franco e invitante; doratura di un misurato biondo miele, uniformemente dorata, asciutta allo sguardo, che rivela una gestione consapevole della frittura e consente uno sviluppo dell’impasto corretto. Non una mezzaluna perfetta, formalità. Asimmetrica, con un lato più disteso e una punta più pronunciata. È chiaro che qui non si cerca la geometria ma si segue il gesto di una manualità viva.

All’apertura, il ripieno si offre con generosità, un equilibrio ben costruito, sostenuto da ingredienti pertinenti e riconoscibili. La ricotta distende e accoglie, i cicoli imprimono profondità e sapidità, la provola cuce il tutto in una trama filante e avvolgente. Il pepe affiora in chiusura, discreto ma vigile, come un’eco che resta. Nonostante la mancanza di un’alveolatura più ariosa, il morso è pieno, soddisfacente. Il velo di pomodoro porta luce, una vibrazione acida che gioca ad alleggerire l’insieme. Nel complesso, una proposta convincente, sincera, quasi materna. Abbraccio e slancio.
2. La pizza Marinara di Teresa Iorio al Campionato 2026

Pomodoro, origano, aglio, olio (5,50 €).
Qui la scena è essenziale, quasi spogliata del superfluo. Marinara ampia, generosa nel condimento. L’impasto è saporito, con una buona espressione gustativa. Il sugo occupa la scena e il suo profumo — caldo, diretto — arriva prima ancora del piatto. L’olio vela la superficie con presenza evidente.

Brilla e luccica così come deve essere, mentre aglio e origano si dichiarano, senza però imporsi pienamente. Il fondo è ben gestito. La cottura è nel complesso centrata. La circonferenza racconta una gestione del fuoco perfetta.

Ma è il morso che sottolinea la dichiarazione di intenti. Coerenza partenopea, e l’impasto si fa ingrediente. È una marinara istintiva. Vivace e verace.
3. La pizza Margherita

Pomodoro, fiordilatte, olio evo, basilico (6,50 €).
Fate largo alla STG. Esplicita, canonica, quasi didascalica nella sua aderenza al disciplinare: un esercizio di stile che sfiora la forma magistrale. Emozioni già alla vista, pienamente mantenute al morso. Le suggestioni sono quelle della memoria profonda, intime, quasi proustiane — e, per un istante, ci si scopre novelli Anton Ego, attraversati da un ricordo che si custodisce in potenza.

Si presenta con una bellezza semplice, disarmata, priva di ogni compiacimento. Il cornicione assolve con rigore al suo ruolo partenopeo. Ben sviluppato, discretamente leopardato, con qualche punto più marcato che non scivola mai in derive amare.
La triade si esprime con un linguaggio antico, saldo. Pomodoro, fiordilatte e olio si fondono in un equilibrio unitario, senza gerarchie. Il pomodoro è vivo, ben distribuito, con una dolcezza composta e una vena acida che sostiene e slancia il boccone. Il fiordilatte fila con misura, senza eccessi lattici. L’olio accompagna, prende per mano senza sovrastare. Il basilico, celato (vecchia scuola), lascia una traccia aromatica nitida.

Al morso, l’impasto risponde con precisione. Elastico, scioglievole, dotato di una masticabilità antica, quasi archetipica, che richiama un sapere sedimentato nel tempo.
È una Margherita che sussurra la sua storia. Sorprende da Teresa Iorio perché non grida, forse perciò convince anche in questo Campionato 2026.
Perché andare da Teresa Iorio Femmena e Fritta

Questa prova restituisce un’identità chiara. C’è tecnica, c’è materia, c’è una mano che conosce il forno e dialoga con il proprio impasto. Margherita affidabile, Marinara istintiva, Fritta opulenta: tre espressioni diverse di un pensiero riconoscibile.
E quando la pizza è davvero femmena, non ha bisogno di alzare la voce.
Le basta un morso per dichiararsi, senza esitazioni.
Buona la prima! (e da Teresa Iorio trovate anche polpette e frittata di maccheroni da incorniciare)
INFO
Teresa Iorio Femmena e Fritta. Via Foria, 183, 80137 Napoli NA. Telefono: 081 344 6288. Instagram
La pizzeria Teresa Iorio Femmena e Fritta è alla sua prima partecipazione come Wild Card alle Qualifiche del Campionato della Pizza 2026 che mette in classifica le migliori pizzerie in Campania.
La posizione della pizzeria nella Classifica del Campionato 2026 si conoscerà al termine delle gare e dell’accesso alla Finalissima.









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