Peck, la storica gastronomia milanese fondata nel 1883 ha aperto in CityLife Shopping District, il nuovissimo centro commerciale “urbano” contraddistinto dalle Tre Torri firmate dagli archistar Hadid, Isozaki e Libeskind.

Sicuramente la cosa avrà “destabilizzato” qualche milanese doc (di quelli imbruttiti per capirci).

Perché Peck è “Milano al 100%”, una vera e propria istituzione, ne rappresenta un autentico simbolo.

Non credo che a tutt’oggi esista milanese che non sappia cos’è Peck e che non fatichi a pensare di vederlo in una location diversa da quella storica.

Insomma un autentico mito, nato in via Orefici, trasferitosi nella vicina via Spadari nel 1912, e ancora oggi lì presente, punto di riferimento incontrastato dell’alta gastronomia a Milano.

Eppure, ad ogni passaggio di proprietà, ad oggi se ne contano quattro, qualcosa è sempre cambiato, come racconta Leone Marzotto – la cui famiglia ha rilevato il marchio nel 2013 dalla famiglia Stoppani e che dal 2016 ne è l’amministratore delegato: “un’istituzione milanese, un negozio storico che si sta diffondendo a Milano con l’apertura di negozi-figli, un’autorità in fatto di conoscenza del prodotto, un insieme di persone accomunate da competenze, valori e dalla passione per quello che fanno. Peck è passato da una famiglia all’altra 4 volte nella sua storia – prosegue Marzotto – Ogni volta si è arricchita delle visioni di un nuovo imprenditore, ed ogni volta ha cambiato un po’ i propri connotati, spesso aggiungendo, sapendosi adattare ai nuovi tempi, senza mai tradire il DNA originario. L’apertura di Peck in CityLife Shopping District – conclude l’AD – è doppiamente storica: non solo è la prima volta che Peck apre a Milano fuori dal proprio quartiere, ma questo negozio è anche il primo dei nuovi Peck. La sfida è portare la nostra altissima idea di qualità, di servizio e la nostra passione a contatto con pubblici nuovi: con innovazioni destinate a durare nel tempo, e senza inseguire trend o mode passeggere.”

Tante le novità della nuova location, un padiglione dalla forma inusuale di 300 metri quadri, aperto sette giorni su sette, dalle 9 alle 23 (domenica alle 21), con 25 addetti impegnati.

E, tra le tante novità, ho trovato cinque motivi per andarci.

1. Il ristorante

Caratterizzato, per Milano una vera novità, dal tema “mangiare in gastronomia” grazie ad una serie di tavoli ripiegabili a scomparsa, ovvero la possibilità gustare il cibo anche seduti in prossimità del bancone, con formula simile al romano Roscioli, la nota gastronomia con cucina tanto cara al compianto Stefano Bonilli.

Cinquanta coperti per il ristorante, aperto a pranzo e a cena con due carte diverse – con una proposta di piatti del giorno sempre in divenire – una solida base milanese, e la possibilità di gustare lesso, cassoeula o carni allo spiedo, come la costata di manzo, il risotto giallo con ossobuco o la cotoletta alla milanese.

Merita una menzione speciale la formula degli antipasti: concepiti per la condivisione, offrono la possibilità di scoprire più sapori.

Tante le proposte, che variano moltissimo, con prezzi che vanno dagli 8 € ai 24 € per gli antipasti, dai 14€ ai 18€ per i primi piatti, con le seconde portate che variano dai 15€ ai 35€ e contorni e dolci che si attestano rispettivamente a 8 € e 10 €.

Menzione a parte per il risotto con ossobuco in gremolada a 38€.

Offerta ampia anche a pranzo, con prezzi che partono dai 12€ ed arrivano fino a 24€.

Con la possibilità di poter ordinare fuori carta tutto ciò che è esposto al grande bancone di ingresso.

Stupenda la sala “vera e propria”, con le pareti laterali del ristorante che grazie agli specchi amplificano la profondità dell’ambiente con l’elegante contrappunto di montanti verticali e delle mensole in legno per l’esposizione dei prodotti Peck.

Colpisce molto, poi, la sensazione d’intimità e calore ricavata grazie ad un ambiente ribassato da un soffitto in legno sospeso a maglia romboidale.

2. L’enoteca

L’enoteca, più che una novità una conferma, mette invece in scena una collezione di vini e distillati disposti su un’importante parete che espone 150 etichette, tra italiane e francesi.

Chiaramente rappresentano solo una selezione rispetto alle oltre 3 mila etichette – sempre disponibili su ordinazione – che hanno reso il negozio di Via Spadari la migliore enoteca d’Italia.

Con i sommelier di Peck sempre pronti a dispensare consigli sia per la mescita sul luogo sia per l’acquisto di bottiglie da asporto. E con alle porte una serie d’incontri con diversi produttori, di quelli importanti, di cui si conoscerà presto il calendario.

Qui sono le belle scaffalature in legno sapientemente strutturate a rubare l’attenzione, le bottiglie di vino quasi comprimarie, seppur d’eccellenza.

Non risultano da meno le vetrine in rame bifronte, autentici capolavori d’architettura.

3. Il cocktail bar

Altra sorpresa di questa nuova apertura è il banco della cocktail station, affidata alle sapienti cure di Riccardo Brotto, ed affiancato da uno staff di giovani barman e barlady, che hanno creato una carta di cocktail interpretando sia la storia di Peck sia la contemporaneità.

Il banco della cocktail station poi, è una vera opera d’arte: rivestito da piastrelle in gres dipinte a mano con un disegno unico realizzato solo per Peck, ripreso da una fotografia storica degli anni ‘50, lo stupendo top in rame così come il grande specchio appeso sulla parete retrostante.

4. La gastronomia

Nessuna paura, è ancora oggi il tempio della famosa mattonella di patè, quelle con la scritta Peck in rilievo, dell’insalata russa, del vitello tonnato, della lingua salmistrata, delle tante preparazioni in “bellavista”, dei salumi e formaggi di altissima qualità, di tartufi, jamon iberico de bellota, e foie gras.

Insomma c’è anche qui il grande banco della gastronomia, quello che accoglie il visitatore all’ingresso, con il forno a vista per lo spiedo, (sotto una cappa in rame, che mette in scena la preparazione del prodotto) a sovrastarne la simmetria.

Se vogliamo la vera novità, in mezzo a tante certezze “culinarie”, è rappresentata dai già citati tavoli ripiegabili a scomparsa (caratterizzati da motivi grafici cari a Giò Ponti e che estendono la capienza a 70 coperti), che permettono al cliente di mangiare direttamente seduti davanti alle grandi vetrine consentendo una visione privilegiata della grande qualità del prodotto offerto.

5. Il design

L’arte sprizza da tutti i pori grazie al design degli interni, partorito dal duo Vudafieri-Saverino Partners, una consolidata esperienza nel definire concept di design per ristoranti.

Ad essere pienamente espressi ed in maniera contemporanea sono i tratti fondamentali dell’identità storica di Peck e della città di Milano, quella del dopoguerra, della ricostruzione, del miracolo economico, della grande operosità e progettualità meneghina – quella Milano dentro cui il mito di Peck si è affermato.

E sono ovunque citazioni: il pavimento che richiama la pietra milanese storica, il ceppo di Gré delle cave del Lago d’Iseo. Il controsoffitto del ristorante, a losanghe di legno, cita Villa Necchi Campiglio di Portaluppi, così come i montanti che reggono le mensole rievocano la Torre Velasca di BBPR – per l’architetto Vudafieri uno degli edifici simbolo della città di Milano.

Per le sedute invece è stato scelto Gio Ponti: eleganza ed essenzialità.

Con le lampade decorative, modernissime e dal sapore post industriale, che vogliono riportare alla tradizione estetica dei palazzi Milanesi.

L’obiettivo, comunque, è stato quello di realizzare un ambiente ricco in ogni particolare di chiari riferimenti alla sede storica di Peck.

Con tutti i materiali “iconici” ben presenti nella nuova location.
Il legno, il ferro nero e il rame, e non ultimo l’utilizzo delle piastrelle bianche e blu in cucina alla stregua di quella di Via Spadari.

Elementi tutti sapientemente reinterpretati a creare un vero e proprio trait d’union tra moderno e classico, a mio modo di vedere l’unica strada per poter catapultare un mito dell’alta gastronomia nel “futuro” del CityLife Shopping District.

Peck CityLife. Piazza Tre Torri. Milano. Tel. +39 02 3664 2660