Gioia a Salerno trasloca, ma per ora convince con carne e minestra

Un uno due, inteso come due cene a 15 giorni di distanza al ristorante Gioia a Salerno, in piazza Flavio Gioia, per assaggiare novità di carne. Che in un ristorante che ha come sottotitolo Cucina di Terra, grande novità non dovrebbe essere. Ma sono prove con clienti affezionati per testare nuove forniture e selezioni.
E poi la novità maggiore che è il trasferimento del ristorante. Il successo di pubblico ha decretato che gli spazi del ristorante sono troppo piccoli. Per i clienti che non possono contare su un numero di posti adeguati alle richieste. Si va troppo spesso in sold out e non aiuta il dehors esterno che, per regolamentazione comunale, non può avere una copertura stabile come su via Roma. E quindi è utilizzabile solo in assenza di pioggia.

Ma anche troppo piccolo per la verve della giovane chef Annapia Daniele, 25 enne, che ha ben affilato – è il caso di dirlo – i coltelli. Sale di continuo nelle quotazioni e nel ranking, ma è limitata dalla ristrettezza dei luoghi. Come se non bastasse, è l’unica del trio dei ristoranti del gruppo Esposito/Guariglia a non aver ricevuto un segnale dalla Guida Michelin.
Bistrot di Pescheria guidato da Marco Scognamiglio (tra l’altro suo fidanzato), ha conquistato quest’anno il Bib Gourmand nella Guida Michelin 2026. Mentre Luigi Iapigio, che dei due giovani è mentore, ha confermato la menzione in Guida.
Gioia, il ristorante di cucina di terra, si trasferisce

Insomma c’è da comprendere l’impazienza della giovane chef che in 3 anni – quindi dai suoi 22 anni – si è saputa imporre all’attenzione del pubblico se non della critica. Dovrà avere ancora pazienza perché il trasferimento è previsto per il 16 settembre 2026. In tempo per le celebrazioni di San Matteo che vedono in piazza Flavio Gioia uno dei naturali punti di ritrovo della festa. E in Gioia un indirizzo di riferimento e non solo per la milza, cibo rituale della festa.

Un trasloco a 3 anni dall’apertura (a febbraio 2023), ma non va troppo lontano a differenza del “cugino” Pescheria. Che aprirà i battenti al Crescent, con qualche mese di ritardo sulla tabella di marcia, a gennaio 2026. Il ristorante Gioia invece sale solo di un piano e va a occupare i locali che attualmente ospitano il negozio di abbigliamento Bocà. Dunque affaccio sempre sulla piazza e doppio ingresso da via Velia e dalla stessa piazza con uno spazio probabilmente destinato alla cantina e a un privée.
Ne sapremo di più quando sarà abbozzato il layout dall’architetto Marco Falconio. Che ha già progettato per il gruppo l’attuale Gioia, ma anche Pescheria (l’attuale e quello al Crescent), Bistrot di Pescheria e la pizzeria Gli Esposito. Lo schema di ampliamento dei fratelli Esposito e Guariglia prevede anche l’apertura di una nuova trattoria nella sede attuale di Pescheria con la rinascita dell’Osteria. E il varo del ristorante di sushi sempre al Crescent. Cui dovrebbe seguire una braceria. Negli spazi attuali di Gioia, invece, potrebbe fare la sua comparsa un bar à vin.
Come si mangia al ristorante Gioia a Salerno

Ma veniamo alla ciccia che ci interessa, cioè come si mangia da Gioia. Che avevamo lasciato alla milza dell’anno scorso, a settembre 2024, con appunto i festeggiamenti per San Matteo (ne leggete in prosieguo). Milza e carbonara. Già perché a proposito di piatti diventati signature c’è proprio la carbonara che a Salerno poteva sembrare un azzardo impossibile. E invece le eliche con il condimento alla romana hanno spopolato. Impossibile farne a meno, come accade con la Leggerissima alla Carbonara del pizzaiolo Marco D’Elia, l’insalata tiepida di mare di Luigi Iapigio a Pescheria, e la zuppetta di totani di Marco Scognamiglio a Bistrot di Pescheria.

E ora si lavora sulla carne che, dopo il filetto Gioia con olio e prezzemolo, è diventata la nuova ossessione del ristorante. Molto piacevole, vi anticipo. Ma andiamo in ordine.

Iniziando dal pane e olio di intrattenimento al momento della comanda con diverse etichette. Si va dal Paragano denocciolato al Moresani Salella o al Novolivo non filtrato.

Il vitello tonnato è una specialità piemontese che qui viene interpretato lontano dalla gabbia della tradizione con buoni risultati (18 euro).

Altra ossessione è il tartufo bianco che arricchisce l’uovo d’oro bio poché croccante di ottima fattura (12 euro).
La tradizione nei piatti di Gioia

Ma dove colpisce con maggiore intensità la mano di Annapia Daniele è con i piatti della tradizione campana. Quelli poveri come scarola e fagioli magistralmente eseguita nemmeno se ai fornelli ci fosse una sua antenata (12 euro).

E si continua con una perfetta minestra maritata che troverete in carta per queste festività (15 euro). Verdure raccolte sul Vesuvio, doppio brodo di pollo e di manzo, pezzo di bollito e formaggio grattugiato di ordinanza. Wow, che piatto.

L’abbinamento consigliato – visto che lo abbiamo provato – è con il Giulio Ferrari 2009 che val bene uno champagne ma si resta in Italia.
I primi piatti

Il capitolo pasta, oltre alla carbonara, può essere riassunto in due estremi. Da una parte le chitarrine all’uovo con burro zangolato a mano, parmigiano e tartufo nero (22 euro) o bianco (45 euro). Pasta da manuale con gli ingredienti al posto giusto.

Per l’occasione di una cena andati in onda con il Pouilly-Fumé Marquis de Goulaine 2023 che ne ha sostenuto l’eleganza.

Dall’altro lato, il tubettone con crema di di zucca, salsiccia, salsa alla ‘nduja e fonduta di pecorino (16 euro). Piatto di carattere, bello sostanzioso eppure elegante. Ma soprattutto goloso e difficile da resistere anche per la commensale che avrebbe voluto saltare il primo. Illusa.

Per i più incalliti adoratori dei piatti di terra della Campania, il soffritto è un comfort food dell’anima (12 euro). Giustamente regolato in piccantezza, ma sappiamo che è un piatto che si ama o si odia. Io lo amo anche in questa versione ingentilita senza tutto il campanello e con una quota di pomodoro aggiunta alla conserva di peperone dolce e piccante. Che ho smesso di reputare oltraggio dopo una chiacchierata con Antonio Tubelli. Lo rubrico tra i primi piatti perché Annapia Daniele utilizza cubetti di pane cafone come carboidrati. Ma non riterrei un delitto associarli alle eliche in sostituzione della carbonara. Chissà che non si possa chiedere un fuori menù.

Vino: Taurasi Radici 2019 di Mastroberardino. Ci vuole il pugno d’acciaio e di legno e questo aglianico ne ha da vendere.
La carne di Gioia Cucina di Terra

E siamo alla carne, alla T-Bone da diverse selezioni. Partendo da una più giovane frollatura di scottona per accontentare clienti in modo trasversale. Siamo sui 40 giorni (80 euro al chilo).
Giovane – si fa per dire – e con il fresco Barbaresco dei Produttori del Barbaresco che è sempre una bottiglia di grande garanzia.

La differenza la fa un maggiore affinamento. Salgono i giorni di frollatura, 60, sale il prezzo (100 euro al chilo), ma sale anche la soddisfazione.
L’abbinamento – vi ho detto che qui riassumo due cene – è con il Brunello di Montalcino Docg 2018 di Donatella Cinelli Colombini.

Per andare ancora più su (150 euro al chilo) con una bistecca di wagyu australiana morbidissima e di ottimo gusto anche se i più allenati di palato potrebbero trovarla fin troppo elegante. Qui la frollatura supera i 50 giorni e la sensazione al tavolo che l’ha provata è “dammene ancora”. Sentirsi in colpa per avere nel piatto un prodotto estero non è il sentimento che vi verrà.
Qui andiamo con il Barolo 2021 di Burlotto ed è il facile abbinamento di vino rosso con carne rossa. Profondo e ottima spalla a una T-Bone che entra nel registro della dispensa dei piatti da ricordare e richiedere.

Va benissimo anche con le costine di agnello neozelandese (26 euro).


Accanto, zucca arrosto e friarielli alla napoletana (6 euro).
I formaggi


Il diritto di tappo lo esercitiamo, ma sul formaggio. Un commensale della tavola pre-natalizia innamorato della Francia porta due vassoi di caprini di Oltralpe da gestire in successione tra cremosi, in foglia ed erborinati. Tutti molto delicati ma con il carattere giusto per dire che la capra non è solo cilentana.

Qui ci va un Aloxe-Corton 1er Cru di Philippe Pacalet, pinot nero di Borgogna fresco quanto basta per non aggredire i formaggi.

Siamo al brindisi di Natale e altro diritto di tappo dalla selezione di Scatti di Gusto con i panettoni tradizionali. Il panettone della pasticceria agricola di Pietro Macellaro con la sua cupola da “forno del pane”. E il glassato di Jacopo Chieppa, chef del ristorante stella Michelin Equilibrio a Dolcedo (Imperia) e lievitista (pizzeria Kilo, sul lungomare di Imperia), un po’ sballottato dal trasporto. Ma entrambi molto buoni (e non per niente ve li abbiamo consigliati qui e qui).

Chiudiamo, ma per davvero, con i lingottini di tartufo della piccola pasticceria (e c’è chi li ha avvolti in una mezza fetta di panettone).

Convinti che Annapia Daniele potrà ancora crescere e non solo per i nuovi spazi del ristorante Gioia che più che trasferirsi trasloca al piano 1 dello stesso stabile.

PS. Il plus è la minestra maritata da asporto da abbinare al Barolo Sordo 2020. Ne hanno in cantina un quantitativo abbastanza grande da soddisfare plurime richieste degli avventori (al tavolo) che vorranno festeggiare Natale e giorni a seguire con il piatto tipico della tradizione.

Voto: 8,5/10
Quanto costa il ristorante Gioia Cucina di Terra a Salerno
Un pasto completo da Gioia – quindi, antipasto, primo e secondo – ha un prezzo medio di 60 euro. Se non vi fate tentare dal tartufo bianco o dalla T-Bone con prezzo al chilo. Ma sembra abbastanza difficile resistere.
Gioia Cucina di Terra. Piazza Gioia Flavio, 28, 84122 Salerno SA. Telefono: 089 259 4862. Instagram
Gioia ristorante di terra a Salerno che combina carbonara e milza

24 settembre 2023 – di Vincenzo Pagano
Un aggiornamento del ristorante Gioia a Salerno si rende necessario per l’introduzione di un piatto classico della città, la milza. Che è quella preparata in onore del santo patrono, San Matteo, il 21 settembre. Un piatto proposto per la sola settimana in cui si festeggia il santo (e qui vi diamo un altro indirizzo dove mangiare la migliore milza a Salerno).

Ma, considerata l’ottima riuscita della ricetta di Annapia Daniele con poco aceto, fine tritato di erbe e assenza di menta, sarebbe il caso di ritrovarlo in carta stabilmente. Il piatto povero della ricorrenza entrerebbe con successo nella linea del ristorante che propone grandi classici della cucina italiana. E la milza di San Matteo è un piatto topico di Salerno.

Tra le novità, l’apertura anche a pranzo con una formula light lunch sull’esempio della proposta dei ristoranti cugini Pescheria e Bistrot di Pescheria. Che partirà ad ottobre a sottolineare il successo di un indirizzo di cucina semplice ma efficace.

In questi 7 mesi, il ristorante Gioia si è imposto all’attenzione dei residenti di Salerno e dei turisti. Una buona alternativa alla cucina di pesce che contraddistingue la città di mare.

E affinamenti sono intervenuti nella proposta anche a soddisfare l’occhio già appagato da un design elegante. Come con il filetto Gioia, la carne all’olio e prezzemolo diventato un must nella sua padella in rame.

Conferme dalla carbonara, altro piatto richiestissimo insieme alla guancia di maiale.

E dai sempreverde i cavatelli con sugo e cacioricotta affumicata.

Siamo ancora nell’interregno tra estate e autunno, più estate che autunno, e l’agnello è servito con le zucchine alla scapece. Entrambi ben fatti.


Si chiude con il classico tiramisù o con il gelato al latte di capra su crumble alle mandorle e succo di mela verde.
Quanto si spende al ristorante Gioia a Salerno
Ai prezzi sostanzialmente invariati da febbraio (li vedete più in basso), aggiungete:
Primi
- Pesto Gioia, spaghettone con basilico, rucola, pinoli, noci, parmigiano e olio evo (16 €)
- Asparagi e pancetta con tagliatelle all’uovo (18 €)
- Spaghettoni con baccalà (15 €)
Secondi
- Pollo arrostito con patate al forno (16 €)
- Braciola (18 €)
- Baccalà gratinato (18 €)
- Cotoletta di maiale iberico con patate al forno (24 €)
- Agnello arrostito e zucchine alla scapece (24 €)
L’apertura del nuovo ristorante

16 febbraio 2023
Una buona carbonara, e non solo, promette Gioia Cucina di Terra, il nuovo ristorante aperto a Salerno appunto in piazza Flavio Gioia. L’insegna è sempre della premiata ditta Esposito e Guariglia, ovvero i fratelli Enzo e Fabio con Guido e Marco. Squadra che vince non si cambia e per il fratello monti del mare Pescheria sono scesi in campo gli stessi acclamati giocatori. A Luigi Iapigio, nume tutelare del ristorante di mare Pescheria, va la supervisione in tandem con Marco Scognamiglio. Ma alla guida dei fornelli del nuovo Gioia c’è la new entry della nidiata del gruppo, la giovanissima Annapia Daniele.
È lei a condurre il gioco in cucina con l’appoggio e lo zampino dei due chef che hanno fatto di Pescheria e Bistrot di Pescheria due indirizzi di riferimento. E che proverà a menare la barra al centro e prendere vento in poppa anche per Gioia.

Il locale nasce dalla matita di Marco Falconio, autore degli altri locali del gruppo (oltre a Pescheria e al Bistrot, c’è la pizzeria Gli Esposito). Il cambio di scenario si vede anche dal layout che spazia sui toni del verde con un parato materico che avvolge la sala in continuità con la boiserie contemporanea. Finalmente sui tavoli scompaiono le tovaglie a favore di piani in marmo più pratici, più igienici e meno impattanti per la sostenibilità ambientale.

I clienti dei ristoranti di mare troveranno alcuni elementi cui sono affezionati a partire dalla grande frigo vetrina dei vini. E la carta è curata da Isidoro Menduto, solida e solita affidabilità con etichette poco conosciute e grandi vini come Petrus.
Come si mangia

La sezione antipasti del ristorante Gioia segue lo schema crudo e cotto dei ristoranti di mare, sempre a Salerno, e c’è il carpaccio di manzo con salsa al blu di bufala con pomodoro secco e pane croccante che si rifà al cugino Bistrot con il tonno. Buona combinazione anche se il tonno resta superiore e non solo per originalità.

Molto bella la texture della tartare di manzo con zeste di limone, prezzemolo, pepe, salsa tonnata e tartufo. E buonissima.

Sui cotti, il carciofo ripieno di guanciale e provola con salsa di parmigiano reggiano vacche rosse e fondo vegetale è un piatto rassicurante.


Per gli amanti del tartufo, ottima esecuzione dell’uovo bio accompagnato dalla spuma di parmigiano. Tra l’altro servito in piatto con cloche dorata che piacerà agli instagrammer.
I primi piatti del ristorante Gioia a Salerno

Il capitolo primi piatti è un excursus di diverse cucini regionali. Apre Roma con la cacio e pepe qui abbinata a una chitarrina all’uovo e al mix pecorino e parmigiano. Piatto piacione un po’ lontano dallo schema classico.

Schema infranto anche con la carbonara servita con le eliche del pastificio Graziano di Avellino che offrono un’ottima callosità alla morbidezza della salsa con uovo bio della Campania, al guanciale di maiale dei Nebrodi e al parmigiano reggiano vacche rosse. Con una spolverata di pecorino. I puristi potranno storcere il naso per il formato di pasta corto, ma come detto il risultato è quello che premia.


Dal Cilento arrivano a Salerno al ristorante di Gioia i cavatelli di pasta fresca (in realtà fatti in casa) con salsa di datterini e il sempre meraviglioso cacioricotta di bufala. Ottima alternativa al classico spaghetto al pomodoro.

La bolognese è rossa con tagliatelle all’uovo di Campofilone e pomodoro San Marzano Dop. Spopolerà al pranzo della domenica.

Come la genovese eretica con candele del Pastificio dei Campi, guancia di maiale iberico e cipolla ramata di Montoro.

Mancano all’appello della carta i tortellini (che arrivano da Bologna e saranno presenti dalla settimana prossima), ma il piccolo fuori menu è molto convincente.
I secondi di carne

Sui secondi la preferenza va per il filetto al pepe verde, classico dei classici ben eseguito, e al filetto Gioia.

Il filetto del ristorante Gioia è una ripresa della carne che si cuoceva nell’olio per invogliare i bambini e che accomuna la cucina napoletana e quella di Salerno di un tempo. Servita in padellino per due persone è il bengodi della scarpetta.
Pluma e diaframma


Contaminazione invece con la gradevole pluma iberica alla griglia con friarielli che si contrappone al più strong diaframma di manzo ai ferri con carciofi e all’irrinunciabile tagliata.

Chiudiamo gli scambi di assaggi al tavolo conviviale con un micro cubo di torta caprese di buona fattura.





Il capitolo vini è tutto puntato sul rosso con un’apertura di rosé. La mano di Isidoro Menduto è sempre presente con soddisfazione.


Il ristorante Gioia prova a rompere lo schema ultra tradizionale della cucina di Salerno e della Campania con piatti goderecci forse un po’ troppo virati sul food porn di spume e cremine. Ma il risultato è buono anche per i meno giovani e va dato un attimo di rodaggio per la messa a punto finale. Se poi siete appassionati di carbonara e di filetto al pepe verde, è l’indirizzo giusto per voi. Anche con la bella stagione che vedrà in azione un ampio dehors.

Voto: 7,5/10
Ed ecco i prezzi del ristorante appena aperto giovedì 16 febbraio 2023.
Menu e prezzi del ristorante Gioia a Salerno all’apertura
Antipasti
- Carpaccio di manzo con salsa al blu di bufala (12 €)
- Carpaccio di manzo con maionese affumicata e tartufo (18 €)
- Tartare di manzo con salsa di nocciole e uovo di quaglia (14 €)
- Tartare di manzo con salsa tonnata e tartufo (18 €)
- Zuppa di fagioli con salsiccia pezzente (10 €)
- Carciofo ripieno di guanciale e provola con salsa di parmigiano (10 €)
- Uovo bio pochè con spuma di parmigiano (12 €)
- Uovo e tartufo (18 €)
Primi
- Cacio e pepe (15 €)
- Carbonara (15 €)
- Cavatelli (15 €)
- Tagliatelle alla bolognese (16 €)
- Candele alla genovese (16 €)
- Chitarrine burro e tartufo (20 €)
Secondi
- Pluma di maiale con friarielli (22 €)
- Stracotto di guancia di maiale (22 €)
- Filetto al pepe verde (26 €)
- Tagliata di filetto (26 €)
- Filetto Gioia (52 € per 2 persone)
- Diaframma di manzo (20 €)
- Agnello alla griglia (20 €)
Dolci
- Tiramisù (6 €)
- Gelato (6 €)
- Caprese (6 €)
- Babà (6 €)





