Vinitaly. 5 Fiano da mettere in cantina, Ciro Picariello escluso

Fiano Oi nì Tenuta Scuotto

È sempre complicato stilare una classifica super contratta quando ci sono eccellenze che nel classico punteggio in 100mi passano la quota del 90. In Campania, ad esempio, accade per il Fiano che annovera due campioni come Ciro Picariello e Guido Marsella in grado di occupare stabilmente i primi posti delle graduatorie. Un podio, sia chiaro, sempre ben meritato al pari di altri produttori di Fiano che stanno costruendo il successo anche all’estero del vino campano. Il 2009 di Ciro Picariello ne è esempio con la sua innata capacità di invecchiamento che lo rende un ottimo bene di investimento. Fatta la premessa, ecco 5 Fiano che potrebbero fare breccia nelle vostre cantine.

  1. Campania Fiano IGP  Oi Nì 2010 – Tenuta Scuotto. Versione affinata sulle fecce fini per 12 mesi in botti Alsaziane (di Rovere da 25 HL) di un Fiano di Lapio di una piccola azienda emergente, versione ricca di materia ma perfettamente riconoscibile nella sua identità: nocciola e frutta gialla tropicale, in bocca ricco e materico, ma anche agile e minerale. Bella scoperta. 89/100.
  2. Fiano di Avellino DOCG 2011 – Macchialupa. Angelo Valentino è l’artefice anche di questo Fiano che esce ora sul mercato, come dovrebbero tutte le bottiglie di questo nobile vitigno: note agrumate, di frutta tropicale e di nocciola, in bocca beva ancora fresca, con struttura e mineralità che garantisce evoluzione positiva per diversi anni. Da aspettare. 87/100.
  3. Fiano di Avellino Sancho Panza 2012 – Il Tufiello. Ancora un’evocazione di Cervantes. Dopo il Donchisciotte nasce il Fiano Sancho Panza, vino macerato sulle bucce per 45 giorni e poi affinato esclusivamente in acciaio. Integro e profumato di minerale, gesso e sasso bianco, frutta secca e mandorla, in bocca è tagliente ma equilibrato, lunga persistenza e ritorno di mandorla e pietra. 86/100.
  4. Fiano di Avellino DOCG 2012 – Colli di Lapio. Altro vino proveniente dalla zona nobile della denominazione, Lapio, ma anche di difficile lettura in questo momento e con un imbottigliamento recentissimo. Naso ancora su toni verdi e minerali, in bocca severo e dritto, come nelle migliori tradizioni della casa, chiude sassoso e agrumato. 86/100. Punteggio “confermato” dall’assaggio della versione ’11 (88/100).
  5. Basilicata IGT Fiano 2012 – Carbone. Fiano fuori zona (ma neanche tanto, considerando che dall’Irpinia ai primi contrafforti del Vulture ci sono 50 km)  ma su terreni similmente vulcanici: i risultati all’assaggio confermano una crescita progressiva, anno dopo anno in equilibri tra piacevolezza e mineralità, tra prontezza e possibilità di evoluzione nel tempo. Fresco e agrumato all’olfatto, in bocca è ancora giovane ma già su toni di piacevolezza fruttata (frutta gialla e miele di acacia) con una bella spinta minerale e finale di mandorla verde.  A giudizio di chi scrive siamo sempre più vicini al punto di equilibrio. 84/100. Da risentire dopo l’estate.


giovedì, 11 aprile 2013 | ore 11:57

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.