Che strano nome è Arburent per questa osteria che trovate a Castelnuovo Scrivia in Piemonte. Il nome significa prezzemolo nel dialetto appunto di confine tra le province di Alessandria, Pavia, Genova e Piacenza come di Confine si definisce questa Osteria. Ed essere piccolo in un comune piccolo ma su un’importante direttrice stradale è un pregio per Arburent.
Osteria di Confine è una bella definizione. Che non rimanda alla superficie della cartina geografica. Ma che vale il calore, la partecipazione umana e la profondità della ricerca di ingredienti, combinazioni e storie che lì si mangiano. Via del Sale, e non solo.
L’ha pensata bene il fondatore-chef-patron Federico Costa, che ha coinvolto da subito il fratello Edoardo. Arburent, inaugurato il 7 gennaio 2026 ristrutturando il negozio del barbiere-parrucchiere del paese, ha già una clientela fedele. Qui arrivano da Lombardia, Liguria, Piemonte e un po’ anche dall’Emilia. Una trentina i posti in sala.
Federico Costa, 31 anni, appartiene a questo territorio. Ha lavorato sul campo, dalla Locanda del Santo Bevitore di Novi Ligure, all’Osteria Billis come sous chef, fino al Caffè della Posta di Castelnuovo Scrivia, poi negli anni 2022-25 chef e titolare di Civico 4 a Tortona, prima di tornare a casa e fondare Arburent. Dal gennaio 2025 è anche nella Nazionale Italiana di Cucina APCI ChefLAB.
Edoardo Costa, 21 anni, dopo il diploma all’Istituto Alberghiero Santachiara di Tortona, dopo esperienze al Civico 4 e un periodo a Genova, eccolo sous-chef al fianco del fratello.
Con loro, in sala, Andrea Lanfranchi, 38 anni, sommelier e appassionato ricercatore di chicche vinicole e cantine giovani, che sa raccontare i vini come si deve.
Quanto costa Arburent Osteria di Confine a Castelnuovo Scrivia

Come una volta, ma non come prima: lo spirito di Arburent è racchiuso in questa frase-manifesto, stampata sul menu.
Il menù degustazione Fam Fa’ Da’ Mi’ (= lascia fare a me) conta 5 portate a 45 €, bevande escluse.
Alla carta, oltre a quelli assaggiati:
— Lei, tartare di razza piemontese con tartufo nero, 14 €
— Purgatorio, calamaretti con cipolla dorata, 13 €
— Spaghettini aglio, olio, peperoncino e Arburent, 13 €
— Maltagliati all’uovo con fagioli, 13 €
— Quack, petto d’anatra, 18 €
Con meno di 50 € si cena à la carte con 3 piatti. Interessante che le 4 province si ritrovino reinterpretate tutte nel menu. Le abbiamo ritrovate in questo nostro pranzo stampa.
Cosa si mangia all’Osteria di Confine Arburent

Il primo Benvenuto è pop-rock: un vasetto da omogeneizzato con una bimba sul coperchio. È Emma, la figlia dello chef. Nel vasetto, una vellutatissima di patate e broccoli dell’orto del suocero. Questo inizio è un trigger (= attivatore) di memorie di amore, tenerezza, cura e comfort. C’è sempre nel percorso, ma cambia secondo il raccolto del momento.
Nel calice, Un Ettaro e mezzo. Metodo Classico, 100% Pinot Nero, 24 mesi sui lieviti e siamo nell’Oltrepò pavese. In zona pane, abbiamo varianti al papavero, al finocchio, al sedano. E grissini. E focaccia, tutti usciti dalle mani di Edoardo.

L’öv: uovo 64°C, porro bagna cauda e muddica di pane leggermente piccante. L’accostamento con il porro è meraviglioso. Öv ovviamente è uovo, un monosillabo. E questa cosa dei nomi in dialetto sa di calore, verità e semplicità (in carta a 11 €).

Ancora: Crespella al cacao, besciamella e un tris di funghi – porcini, pioppini, champignon. Come antipasto è una porzione sontuosa, lo ridurrei in degustazione, perché le tentazioni sono tante (in carta a 14 €).

Lui è il magatello di razza piemontese, salsa tonnata, olio arrosto, pepe al limone, capperi. Il vitello tonnato di Arburent ha una presentazione morbida e panneggiata, tra classico della nonna e interpretazione contemporanea (in carta a 13 €).

Per i non carnivori, la sola salsa tonnata e la focaccia, super-fragrante, di Edoardo bastano a volare alto. Nei calici, La Fleur Riesling superiore Isimbarda da Vigna Martina di Santa Giuletta. Grande intensità.
Primi e secondi a confine variabile

Oh, arriva il primo primo, ed è Süca e Ciapülò: cioè ravioli ripieni di zucca e mostarda, ciapülò (ragù di carne tagliata al coltello) d’asino e Parmigiano Reggiano (in carta a 14 €). Si beve Chardonnay Patrone da Cortemilia vinificato in iper riduzione. Setoso per Andrea Lanfranchi, Burroso per Federico Costa.

L’altro primo piatto è Risotto con (ristretto di) Bonarda e pasta di salame, aromatizzato con olio all’alloro che vedete in copertina. Tutte le aromatizzazioni sono fatte in casa (in carta a 15 €). Per me versione senza carne che guadagna in intensità con l’olio all’alloro.

Pülenta e Marlüss cioè baccalà al vapore, polenta croccante e fondo di cipolla dorata di Castelnuovo. Piatto misurato, proporzionato, di bella armonia anche cromatica (20 €). Confortante. Il pairing è con un Negrone 2021 /80% Cabernet Franc e 20% Merlot della Tenuta Villa Ova. Scopro che il Marchese Negrone eponimo è nientemeno che l’inventore del cocktail.
I dessert tutti a 8 €

Come dessert, Lara cioè torta con farina di noci Lara dell’azienda Agri Corti, più tonde e meno tanniche delle noci di Sorrento, zabaione al Timorasso e frutti di bosco.

E Biancaneve, una millefoglie di mele, cannella, caramello salato e pasta fillo.
Per finire, caffè e nocino locale.
Nota sentimentale: il pranzo da Arburent è anche una citazione colta, chissà se intenzionale: ab ovo (L’öv) usque ad mala (la millefoglie di mele). La frase latina che descriveva un pasto dall’inizio alla fine – e l’inizio era l’uovo, la fine la frutta – si adatta perfettamente ad Arburent.
Arburent, Osteria di Confine. Via Torino 23/A, Castelnuovo Scrivia (AL). Tel: +39 375 987 5938 Instagram
[Foto di Chiara Caprettin e Daniela Ferrando]









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