Ritorno al futuro. I 10 gastrobistrot all’italiana

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Bistronomia, che brutto termine… mi ricordo sull’eroico forum del Gambero, una firma “Vorrei aprire un bistrot a via Isonzo e chiamarlo bis…tronzo”.

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L’italica società gastronomica, sembra in questi giorni definitivamente conquistata dall’idea di Bistronomia (io preferisco “l’onnivoro” gastrobistrot), siamo specialisti nelle scoperte dell’acqua calda. Sembra che l’idea di una ristorazione più semplice, ma non meno ambiziosa stia conquistando lo stivale come antidoto a questa crisi che morde con la veemenza di un mastino prognato. In realtà se ne parla da tanto tempo… Parigi ha fatto la sua fortuna su questa concezione di ristorazione più semplice e amichevole. Su un’idea di localini “pret a manger”, che non rinunciano alla qualità della cucina e ad un servizio piu giovane e raffintamente informale. Posti come: Le Chateaubriand del basco Inaki, o le Comptoir dell’Hotel St-Germain nel cuore del quartiere latino, o la Gazetta e ancora il bistellato le bigarrade, sono saldamente sulla bocca di tutti da almeno un lustro. Il magazine Gourmet, nel suo speciale Parigi (prima della chiusura) quasi tre anni fa aveva indicato questa tipologia di locali come i posti imprescindibili da visitare nella ville lumiere, consigliando tra gli stellati solo l’Astrance di Barbot, che è il più bistrot dei tre stelle Parigini. Nella mia ultima visita parigina, ricordo con particolare gioia il nuovo bistrot di Coillot nel Marais, appena aperto e già tutto pieno, e si potrebbe aggiungere il franco/italiano Rino di Giovanni >Fasserini Passerini. Insomma sembra che una ristorazione più semplice e contemporanea piaccia un poco a tutti e che in molti se ne stanno accorgendo.

In realtà, questo passaggio c’è stato anche in Italia. Negli ultimi anni si sono aperti dei locali più semplici e golosi, con servizio meno orpelloso che hanno goduto dei favori del pubblico. Insomma si potrebbero definire gastrotrattorie, con un gioco di parole sciocco che richiama la tradizione. Vediamo i primi che mi vengono in mente:

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  1. L’Arcangelo: la gastrotrattoria di Arcangelo Dandini e signora, potrebbe essere una risposta romanesca alla tipologia Chateaubriand. Allure da vecchia trattoria, servizio cortese ma informale, grandi piatti di tradizione rivisitata e creazioni gourmande.
  2. Roscioli: Pierluigi e Alessandro hanno creato un luogo unico che sa unire tradizione e contemporaneità. Il meglio della cucina italiana e delle materie prime. Un locale dove fare uno spuntino veloce, come una grande cena con vini spaziali.
  3. Osteria Fernanda: un posto facile e goloso nel popolare quartiere Marconi davanti porta portese, baciato da un successo continuo.
  4. Osteria l’Incannucciata: l’oste di periferia Dino De Bellis, alle porte di Roma, non lesina in qualità e sforzi per offrire una cucina gastronomica alle porte del raccordo
  5. Ninì: La trattoria d’autore di Niko Romito, sui colli pescaresi. Ha saputo creare un’oasi di buon gusto con vista mozzafiato. Ninì è il nome e il pollo arrosto è solo uno dei piatti da urlo che offre.
  6. Osteria Bottega: a Bologna, i migliori tortellini della città in un posto che ricorda Guccini.
  7. Il Clandestino: al Conero. La creatura di Moreno Cedroni è semplicemente uno dei più begli scorci d’Italia. Deliziata da una cucina semplice e marina adatta ad ogni occasione estiva.
  8. Il d’O: Davide Oldani, semplicemente apripista!
  9. Oasi degli Angeli: il ristorantino di Marco Casolanetti e signora, non solo un grande vino, ma anche una moderna trattoria di classe, affacciato sull’Adriatico.
  10. Armando al Pantheon: l’ultima trattoria familiare romana. Cucina romanesca di gran classe e materie prime d’autore… La risposta italiana a Benoit

Questi i primi posti inseguendo il filo della memoria e delle ultime visite, si potrebbe andare avanti a lungo. Ristoranti semplici, con conti mai eccessivi, che non rinunciano mai ad una qualità ed una cura straordinarie. Insomma, un ulteriore tassello ai nuovi lussi ed ad un nuovo modo di intendere la ristorazione di qualità. Ma siamo sicuri che sia veramente una novità?

E a voi viene in mente qualcuno?

[Foto Le Chateaubriand: http://foodsnobblog.wordpress.com]

26 Commenti

  1. Che dire , trovarsi tra cosi illustri colleghi , Che impongono il Loro modo di fare cucina, senza troppi fronzoli ma con un’accurata scelta della materia prima ,pensando prima di tutto a far stare bene I propri ospiti,mi fa molto piacere, soprattutto per il fatto che rafforza la Mia idea di Ristorante o trattoria, esattamente quello Che volevo.
    Grazie Alessandro
    DDB

  2. Ale, lungi da me fare la maestrina con la penna rossa (ma mi piacerebbe… lo confesso) ma il bravo Giovanni di Rino Restaurant di Parigi si chiama Passerini e non Fasserini :-))

    Qui in zona mia (Lucchesia) c’è il Grano Salis che si avvicina all’idea di gastrobistrot.

  3. Dopo 10 dico 10 indicazioni, diventa difficile aggiungere qualcosa.

    Dalla pagina di FB di Ninì apprendo che il menu estivo a pranzo con 3 portate costa 20 euro… Sul sito il menu degustazione Omaggio a Niko Romito (3 portate e il dolce) viene via a 35 €.

    Per quanto riguarda L’Oste del Centro Storico, al secolo Arcangelo Dandini, la mia folle proposta è che apra una vetrina per fare il banco della rosticceria. Roba da far svenire i molti studi legali della zona.

    Dino de Bellis funziona nonostante la zona periferica ad intensa localizzazione di ristoranti e affini. Un amico con cui sono andato ha commentato: “Ma gli piace vincere facile?”.

    Se a Parigi ho indicato chi potrebbe essere un modello da seguire per una ristorazione leggera ma di qualità, vorrei rimarcare che Le Chateaubriand è in quello stesso 11mo arrondissement che non è esattamente al centro delle destinazioni turistiche affermate o di quelle del lusso conclamato (anche se la spinta dei “bobos” dalla metà di questo decennio ha sparigliato la classica suddivisione tra quartieri residenziali e popo-proletari con l’innalzamento dei valori immobiliari di questi ultimi). D’altronde anche l’Abstrance è nel quartiere residenziale del 16mo sull’altra sponda rispetto alla Tour Eiffel e si è fatto largo tra le creature di Ducasse: il panoramico Jules Verne, l’esclusivo 59 Pointcaré rivisitato da Patrick Jouin e il più lontano Spoon che nel menu di primavera propone il Bento’Déj, pranzo in una cuccuma giapponese di design con 2 “entrées”, 1 piatto principale e 1 dolce a 33 €. Lo Spoon, che nel 1998 esaltò work, cottura a vapore, plancia e coyote, ha acvviato l’anno scorso una nuova era di sobrietà e di semplicità. Anche se c’è la possibilità di scegliere un menu da 3 portate e 2 ore tra piscina, jacuzzi, hammam e sauna con cocktail di frutta a 125 €. Il cross-over del benessere, insomma.

    Non mi dite niente, ma io aggiungo il Glass Hostaria di Fabio Spada prima che di Cristina Bowerman per la lungimiranza di un’idea che parte tempo addietro: sì le benedette tovaglie che mancarono da subito e un progetto architettonico caratterizzante e non caratteristico, innovativo ma non stancante. Gli manca la formula pranzo per essere il bistrot in terra trasteverina. Ma forse i continui pienoni porteranno Spada a diversificare (sempre che Bowerman accetti….)

    Pizzarium. Bistrot alla maniera fast ma godo fodde-footing e tanto piacere. Gli mancano i tavolini e un’insegna meno abbagliante. Ma Bonci se ne frega e quindi meglio andare con un’auto tre volumi così hai il baule per poggiare le pizze.

    Settembrini. Luigi Nastri ha azzeccato in pieno la formula pranzo forense spopolando a mezzodì. E non gli mancano i numeri per la cena. E’ proprio un gastro-bistrot.

    Sempione 42. Il mai soddisfatto Andrea Alfieri ha fatto il pranzo della domenica per sette mesi e poi si è concesso una vacanza fino a settembre. Pranzo la domenica? Roba da vecchia osteria o da brunch? Ma perché, la gente non mangia la domenica?

    Per il momento, buonanotte 🙂

  4. ha risposto a leo: Per così poco possiamo anche accontentarti 🙂

    Ale, lungi da me fare la maestrina con la penna rossa (ma mi piacerebbe… lo confesso)

    Certo, il Grano Salis ha l’impostazione pranzo. E’ una somma di bistrot contemporanei. Al di fuori delle terre patrie ti sovviene qualcun altro?

  5. E’ bello essere qui!
    La Cucina Romana?
    Semplicità e storia.
    Un territorio da cui attingere grandi materie prime.
    Armonizzare il tutto con passione e… rispetto.
    Servire…. con amore!
    Ale, ti sento vicino!
    Claudio

  6. a a milano perchè sempione 42 sì e manna no? li ho provati entrambi (da manna con lydia, pensa un po’) proprio questo we.

  7. Infatti non sono una novità, sono “solo” grandi esperienze gustative, locali privi di fronzoli a prezzi abbordabili.
    Il mio è “E’ curti” di S. Anastasia, tornati alla base dopo la breve esperienza alla corte di Enzo Ercolino.

  8. Quanti consigli preziosi per chi è un gourmet di primo pelo. Grazie a tutti! Una bella mappatura di locali dove si mangia bene senza staccare interi libretti di assegni, in Italia e a Parigi! Ne proverò sicuramente qualcuno, e a breve e vi dirò la mia.

  9. @ Maurizio Sud a Quarto si potrebbe inserire. Napoli è avvantaggiata anche dal tema pizza: La Notizia e Sorbillo per citarne due universalmente riconosciute. In questo senso, la pizza a pranzo del “nostro” Don Alfonso è da super-bistrot (e sul bancone della scuola di cucina con i tavoli in marmo un pensiero potrebbe anche starci…)
    A Salerno mi viene in mente il Ristoro degli Angeli e gli Antichi sapori di Francesco Leone che tende al molto spartano (ma la sua pasta e fagioli riposata fa passare in secondo piano il colore delle pareti)

    @ Artemisia Il gastro-bistrot è un approdo possibile per alcuni ristoranti. Mi viene in mente a Milano anche Alice con la squadra al femminile capitanata da Viviana Varese. Intendiamoci: molti potrebbero non avere o potrebbero ritenere di non avere interesse a una formula più “leggera” per timore che il bancone di Ferran Adrià o il tavolo di Vissani (quest’ultimo non esattamente categoria bistrot) siano unicum irripetibili.

    @ Leo A Firenze metterei ‘Ino di Alessandro Frassica che risponde al profilo del bistrot veloce ma di qualità. Chi è peggiorato invece sulla stessa linea è il Bar dell’Orso a Monteriggioni che non molti anni fa sarebbe stato un esempio del genere tagliere.

    A Torino si potrebbero mettere i Ristorantini di Eataly e Magorabin.

  10. ha risposto a alessandro bocchetti:

    mmmm quella firma sul gambero è la mia caro Alessandro, da un sms mandatomi in piena notte da Redisasso il 30 maggio 2008 e ancora resiste lì

    http://www.gamberorosso.it/grforum3/viewtopic.php?f=7&t=87368&p=782194#p782194

    interessante post. Non sono d’accordissimo su alcuni che non definirei bistrot, prima di tutti l’Incannucciata, che però vedrei molto bene in questa veste.
    Grande Dino!!!
    e Grande Alfieri, altro non bistrot
    🙂

  11. ha risposto a Daniela (SenzaPanna): Stavo pensando che abbinato al Bis..tronzo di Via Isonzo ci sarebbe il “gastro-gogo-nzo” che voleva andare per mare a riempire il gozzo ed è approdato sempre a via Isonzo 🙂

    Ma il link all’sms dov’è? Forza Daniela, aggiungi qualche gastrobistrot e spiegaci perché i locali Dino e Andrea non possano essere considerati gastro-bistrot=gastro-trattorie. Prezzi corretti, servizio essenziale, materia prima, cucina d’autore sono i segnapassi dei gastro-bistrot/gastro-trattorie.

  12. ha risposto a Vincenzo Pagano:

    hai ragione fors eprima si dovrebbe trovare la definizione di bistrot

    🙂

    credo che se mandassi un francese in quei 10 locali definendoli bistrot si troverebbe disorientato, si aspetterebbe altro, fermo restando che sono tutti posti ottimi e che di quelli che conosco ho un’opinione altissima

  13. Che dire? e’ stato sempre il mio sogno quello di poter trasformare il mio modo di fare ristorazione ad un piu’ ampio respiro internazionale , ma rimanendo ancorato allo stile e alla tradizione italiana….A questo punto grazie per il riconoscimento !!!! A.

  14. ha risposto a Daniela (SenzaPanna): infatti cara Daniela, il problema non è francese o italiano, ma generale… L’idea dei gastrobistrot, veicolata ottimamente da omnivore, è quamto di più labile e vario… ma, diamine, anche contemporaneo! Ha ragione Vincenzo i requisisti sono: servizio semplice, curato e informale, grande attenzione per la qualità dell’offerta gastronomica, prezzi corretti 8che non significa bassi). Al suo interno ricomèprende una estrema varietà di locali: dalla economicissimo pranzo della Gazzetta (sotto i 20 €) al bistellato michelin la Bigarrade (cmq economico per un due stelel parigino)… in mezzo ci sta di tutto! Ugualmente in Italia se volessimo adottare questa categoria mi piace l’idea delle Gastrotrattorie 😉
    Ciao A

  15. La Piola, Alba.
    Non avevo idea della bistronomia, nè della bistromania, ma nel settembre 2007 mi parve un modo nuovo, intrigante e giusto di fare ristorazione, senza ruffianerie.
    Credo di proprietà delle Cantine Ceretto, sotto la supervisione, anche in senso fisico poiché si trova sotto il Duomo, di Enrico Crippa.

  16. ha risposto a Alexer3b: che bel posto Trama Tannica e che bel nome… in verità la vineria con cucina di Albano Laziale è più un wine bar che una gastrotrattoria per l’attenzione principale al vino dichiarata già dal nome… Quello dei wine barr, tipologia tutta italiana anzi romana, è un discorso che andrebbe affrontato: oramai sotto questa dicitura si intende pdi tutto da stanchi locali con salumi fiorucci da banco iper, a vere perle del gusto e dell’enologia…
    ciao A

  17. ha risposto a alessandro bocchetti: Alessandro non so da quanto manchi ma adesso è molto più cucina che vineria a mio modo di vedere. Tolto il bancone , allargata la cucina e le selezioni di affettati e formaggi ormai sono secondari rispetto ai gustosi piatti di Sandro e Sabrina. A maggior ragione hanno anche tolto una scaffalatura per allargare ulteriormente lo spazio disponibile per i tavoli (senza aumentare i coperti però) ! 🙂

  18. … e aggiungo (perdonate l’ulteriore intervento) … per me è proprio il prototipo del bistrot nella concezione comune : pochi piatti , attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime , prezzi abbordabili.

  19. Sono d’accordo con Alex.
    Trama Tannica nella nuova versione ha tutte le caratteristiche per ricevere l’investitura del titolo di gastrobistrot.
    Attenzione “filologica” ai piatti della tradizione senza nessuna remora né timore di avventurarsi su percorsi alternativi. Pochi piatti a rischio estinzione a metà serata, rapporti quotidiani e personali coi fornitori (mattatoio compreso) così come in una realtà di provincia può ancora accadere.
    Grande competenza enologica e quel tono informale e misuratamente caciarone che rendono la serata rilassante.

    In questa tipologia per me due nomi su tutti:
    Trama Tannica in provincia
    Settembrini in città.

    Augh!

  20. ha risposto a Fabio Spada: hai ragione Fabio, Settembrini è perfetto! sarebbe stato l’undicesimo… Ma cercavo di lasciare qualcosa a voi 😉
    Così come sarebbero entrati: a Pescara la Locanda Manthonè, a sabn Cassiano di Badia ilbgrill del st Hubertus del “cavaliere” Norbert, all’armentarolo la Siriola Cafè, in frabciacorta la dispensa del grandissimo Fusari, nell’hinterland Milanese la trattoria del Gallo… troppi ce ne sarebbero e a poco a poco cerchiamo di scoprirli tutti 😉
    Ciao A

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