Qualivita. Sul web il parmesan batte il Parmigiano

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La Dolce vita è finita, è tempo di Matrix. Così titola il rapporto Qualivita 2010 sulle denominazioni italiane a marchio in Europa (Dop, Igp e Stg). E’ il dato saliente che emerge dalla voluminosa documentazione fornita dall’Osservatorio Qualivita nel sua istantanea annuale sull’agroalimentare italiano di qualità.

Perché se Parmesan Cheese corre sul web più di Parmigiano Reggiano, una ragione ci sarà. Si chiama Web 2.0 ed è entrato prepotentemente anche nell’universo dell’agroalimentare. “Il mondo della comunicazione e del marketing è notevolmente cambiato in questi mesi con il Web 2.0”, ha commentato Mauro Rosati, direttore dell’Osservatorio. “Le denominazioni italiane possono avere una grande opportunità con i nuovi media perché permettono di comunicare meglio quel valore aggiuntivo che possiedono”. Peccato però, ed è lo stesso rapporto a rilevare il fenomeno, che il Web 2.0 è anche un viatico per informazioni non corrette sui prodotti e quindi non aiuta contro l’agropirateria. Che oggi, diventata anche telematica, si trasforma in uno strumento ancora più temibile della contraffazione dei nostri gioielli gastronomici.

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Croce e delizia delle nuove tecnologie, insomma. Che molta visibilità stanno regalando ad alcuni marchi in particolare. Il numero totale dei profili presenti su Facebook censiti con una denominazione italiana Dop, Igp e Stg sono 109, per un totale di 150 mila “fan” o “amici”. Nella top 10 di Facebook ci sono il Prosciutto di Parma (23.517 contatti), il San Daniele (10.547) e il Parmigiano-Reggiano (15.453). Molto presenti, sul social network più diffuso, sono i formaggi (con 34 prodotti), seguiti dall’ortofrutta (31) e dai prodotti a base di carne (24). I profili sono gestiti solo in 30 casi dai Consorzi di Tutela, il resto è difesa del buono per passione. Come (cita Qualivita) il profilo “S.o.S. Salviamo il Cappero Igp di Pantelleria”, quello degli “Amici della Melanzana Rossa di Rotonda” o quello dei “Veneratori dell’originale Coppa Piacentina Dop”.

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Non potevano mancare i motori di ricerca tra le strade che portano l’utente-consumatore verso il prodotto affiancando i più tradizionali veicoli della pubblicità e dell’informazione. A questo proposito l’Osservatorio rileva che “la maggior parte degli italiani ricorre a questo strumento per valutare l’acquisto di prodotti (non fanno eccezione le Dop e le Igp)” e che. “la rilevanza di questo tipo di ricerca è evidenziata dal fatto che il consumatore viene spesso influenzato dai feedback di altri utenti”. Un effetto gregge di cui certo non potranno non tener conto le imprese e il mondo della comunicazione. E qui torniamo al Parmesan Cheese, cercato su Google il doppio delle volte rispetto a Parmigiano Reggiano (1.370.000 contro 776.000). Insomma Sua Maestà Google diffonde (gratuitamente) il verbo del Parmigiano (e degli altri prodotti certificati) ma anche (dannosamente) quello dei suoi competitori truffaldini.

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In crescita, come veicolo di divulgazione, anche le applicazioni per Iphone e Ipad. Qualivita ne ha contate, in italiano, circa 30 tra guide di ristoranti, vini e mete turistiche.

Poi c’è la tv. Mezzo più tradizionale ma sempre più accogliente nei confronti dell’enogastronomia di qualità con 25 ore settimanali dedicate ad alimentazione e ambiente contro i soli 45 minuti negli anni Cinquanta. Merito anche dei canali satellitari monotematici (Alice, Gambero Rosso Channel). Quanto alla tradizionalissima stampa, cresce il numero delle riviste specializzate e degli inserti dedicati al cibo e anche quello degli articoli dedicati all’argomento (Qualivita ne ha censiti 4500 in media al giorno).

[Fonte: Qualivita]

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