Civitella è Civitella del Tronto. Il pollo è quello che pasce insieme alle strabilianti uova utilizzate da Daniele Zunica, owner gourmet dell’albergo più strafico del circondario affacciato com’è sull’ultima terrazza panoramica del Regno delle Due Sicilie (Civitella fu l’ultimo baluardo a cadere al tempo dell’unità d’Italia) e di cui abbiamo già apprezzato una ricetta tradizionale.

L’evento è quello che qualcuno vorrebbe costruire come marketing del territorio. Dare nuovo spolvero alle Virtù Teramane, ossia il piatto che veniva preparato al cambio di stagione quando si vuotavano le madie e nei campi spuntavano diverse erbe. Un piatto che veniva preparato secondo la tradizione il 1 maggio. Ed ecco l’evidente assurdità di incentrare un’azione promozionale su una sola giornata. E infatti la tradizione delle virtù teramane dovrebbe essere stesa con un matterello per coprire tutto il mese di maggio ed essere ben più appetibile da un punto di vista turistico. Un mese su 12, o meglio 4 domeniche su 52 alla faccia della de-stagionalizzazione.

A questo ci si aggiunge l’idea un po’ bislacca di codificare un piatto diciamo “di risulta” con un disciplinare. Il marchio così generato diventerebbe un attrattore dei flussi turistici per 20 ristoratori che assicureranno la presenza in carta del piatto per tutte le domeniche di maggio.

Premetto che le virtù assaggiate da Zunica 1880 sono buone, buonissime. Qualcuno degli abruzzesi al tavolo avrebbe richiesto una maggiore presenza di aneto e maggiorana. Ma siamo alla specifica che poco interesserà i nuovi flussi turistici attratti (che si presuppone non saranno teramani ben consci delle differenti virtù).

Non mi soffermerò sull’antipasto modernista che ha messo insieme pecorino, fave e guanciale lasciando invariati addendi ma cambiando consistenze con ottimo risultato.

Nè vi tedierò sull’evoluzione della panzanella che ha sconvolto l’idea antica utilizzando centrifuga di pomodoro, pesto di basilico, gelo di mozzarella e potrebbe lasciare perplessi causa temperature da gazpacho poco ortodosso.

Preferisco deviare i flussi turistici dei naviganti di queste pagine sulle squisite polpette di agnello convolate a giuste nozze con lo zafferano (ma invece delle virtù, non sarebbe meglio puntare su un prodotto disponibile lungo tutto l’arco dell’anno e festeggiarlo con una punta di eventi nel tempo di raccolta?).

E vorrei che tutti quelli in transito sulla Roma-L’Aquila-Teramo o sulla Bologna-Taranto salissero su questa terrazza affacciata sul verde per addentare la vera rivelazione del pranzo: il Pollo di Civitella sotto sale. Una tradizione purtroppo dimenticata perché non serve agli esperti di marketing del territorio in quanto troppo semplice e per giunta disponibile in ogni giorno dell’anno, Natale-Pasqua e Ferragosto compresi.

Ci vogliono solo un pollo che stazzi intorno ai 6 kg da vivo, una bella coltre di sale e una cottura che asciughi la pelle a renderla sottile e croccante lasciando morbida e sapida la carne. Uno spettacolo. Ci vorrebbe il pollo dell’Agip a sei zampe, ops cosce. Superlativo! Come le rigaglie belle sode con il pomodoro.

Obiettava qualcuno sulle potenzialità delle virtù teramane che sarebbe come cercare di far vincere il Giro d’Italia al gregario cococciola invece che ai capitani Montepulciano o Trebbiano (di cui era ingrediente della ricetta). Ne uscirebbe un messaggio deleterio per l’Abruzzo! Già, vi domanderete, perché far correre il Giro d’Italia a un buon ciclista della domenica quando in scuderia ci sono Coppi e Bartali? Per carità, anche le squadre di serie C sono composte da validissimi professionisti, come spesso si ricorda nella blogosfera. Ma Daniele, per cortesia, tieni bello in alto il vessillo delle virtù per 4 giorni 4. E per gli altri 361 porta in tavola il Pollo di Civitella. Forse non lo sai ma è di antichissima tradizione, addirittura viene dal Paleolitico. E non te ne sarai accorto, ma è il più gastrofigo dell’intero Abruzzo.

Zunica 1880. Piazza Filippi Pepe, 14. 64010 Civitella del Tronto (Teramo). Tel +39 0861 91319

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