Un marziano a Roma/37 Il bistrot Mezè può crescere ancora

Oramai i martedì sono un incubo, ho trovato l’escamotage di non farmi beccare a Roma, così Qwerty se lo becca il giovane Sponzilli, che è ancora fresco e pieno di entusiasmo. E poi in questo periodo di chiusura guide mi viene anche facile, sto sempre in giro. Ma questa settimana me tocca, l’amico verdolino non mi vede da qualche tempo e inizia ad essere insofferente. Anche a me manca, se non fosse che la sua fame da cosmica si è fatta universale, gli sono affezionato.Poi vuole sempre provare posti nuovi, diamine Roma non è Manhattan, e mi sa che questo ritmo sarebbe tosto anche nella Grande Mela.

Ieri finalmente una giornata romana: bimbi sulla pancia, magari qualcosa in cucina e chissà che non finisca anche il nuovo Franzen. Provo a spiegarlo a Qwerty: “magari ci mangiamo una cosa a casa, ho ancora i carciofi e le fave dell’orto congelati nel freezer, ti faccio una vignarola da sballo”. Ma niente è inflessibile, poi da quando c’è Viber mi chiama anche gratis.

Vuole andare a mangiare fuori, in uno di quesi posticini (dice testuale) che conosci tu. Diamine, dove lo porto. Me sa che me do malato e chiamo Sponzilli… Poi un lampo, il ricordo di un posto di cui mi ha parlato Paolini. È anche vicino, comodo, comodo. Arriva parcheggia il disco, lo porto a mangiare in vespa e me ne torno a casa. Se po fa’…

Méze Bistrot, in via di Monteverde. Non c’è niente da fare il quartiere sta diventando sempre più vivace e interessante. Ricordo quando venni ad abitarci ero il solo ragazzo, in una folla di generali in pensione, dirigenti di ministero in pensione, vedove e professoresse in pensione. Il filo rosso che li legava era la parola pensione. Poi, poco a poco la fisionomia è cambiata, sono arrivati gli stranieri, le prime carrozzine e station wagon ed il gioco è fatto.

Questo localino, multifunzione, sembra rispondere alle esigenze di questa nuova fauna monteverdina. Sembra di essere a Belleville di Pennac, anonimi palazzoni e un localino molto curato, seduto ad un tavolo mi pare persino di scorgere Malaussène. Il nostro amico verde non desta sospetti, in questo bistrot che fa della contaminazione la sua cifra stilistica.

All’interno uno stile allegro e informale, l’arredamento fa tanto etnico ma con una punta di chic da Saint-Ouen, molto legno vecchio, lavagne piene di piatti scritti con il gesso bianco, vecchie mattonelle sbeccate a comporre il bancone e luci calde. La cucina è un mix match di varie suggestioni esotiche, molto medio oriente, tradizione romano giudiaca e una spolverata di cucina cingalese, così tanto per farla ancora più strana.

La proposta è sfiziosa, divertente e curata. Il servizio è fresco e solerte, magari non troppo professionale, ma caldo. Nulla sembra lasciato al caso, in una simpatica confusione anarchica che è la cifra più bella e divertente del locale. Io e Qwerty ordiniamo  alla rinfusa inseguendo le voglie e i la curiosità del momento, intanto ci spolveriamo il pane delizioso con una salsina piccante da sballo.

Babaganush, la crema di melanzane. È molto buona, diversa da quella a cui sono abituato. Sa meno di affumicato e di melanzane cotte sulla piastra, ma è invece fresca e saporita. L’olio a crudo gli da una spinta energica veramente piacevole. Primaverile

Falafel, le tipiche polpettine di fave e ceci. Mi stupiscono per forma, non la solita polpetta schiacciata, ma delle polpettine sferiche dal dorato intenso di una frittura ineccepibile. Appena morsi però li riconosco subito, saporiti e succulenti accompagnati dalla crema di ceci d’ordinanza. Golose

Le polpettine di zia. Ci spiegano che sono delle tipiche polpettine di verdure pastellate per cui era famosa la zia della titolare. Le ordiniamo di slancio. Golosone e generose, ma molto casalinghe e un poco pesanti. Convenzionali

La Concia, la tipica zucchina marinata della tradizione ebraica. È buonissima. La marinatura è piacevolmente gagliarda e le zucchine sono di buon taglio e consistenza. Ne mangerei un secchio. Intensa

Il pollo alla Gerusalemme, mezzo galletto marinato e farcito di riso. Peccato che il galletto sia veramente ordinario per qualità, perché la ricetta sarebbe interessante. La marinatura speziata riesce a dare sprint anche a questa carne industriale, il riso basmati ad insalata è delizioso e sa di benessere. Etnico

Cous cous vegetale. Buonissimo, la semola è saporita e efficace, le verdure piacevoli e non spappolate. Nel complesso uno dei cous cous più interessanti assaggiati a nord di Scilla. Sentirlo sgranarsi in bocca è un piacere. Originale

Peccato per i dolci, avrei gradito di continuare con lo stile mediorientale. Magari un dolce di semola o Baqlava, ma invece sui dolci ci sembra di aver capito che l’osservanza è occidentale. Quindi ci siamo “accontentati” di un’ottimo tiramisu della casa e della frutta rinfrescante.

Il conto è stato leggero, sui settanta euro in due con molto cibo e fiumi di birra tedesca.

Credo che ci tornerò spesso, anche senza il mio amico speciale.

(clicca sull’icona per lo zoom. Sulla foto appaiono le frecce per scorrere la galleria)

Mezè Ristorante Mediterraneo. Via di monte verde, 9/b. 00152 Roma. Tel. +39 06.58204749

Foto: Andrea Sponzilli




- mercoledì, 22 giugno 2011 | ore 17:00

8 commenti su “Un marziano a Roma/37 Il bistrot Mezè può crescere ancora

  1. Divertente e godibile, questa è l’impressione che ho avuto pranzando da Mezè: non tutto è impeccabile ma nel complesso si sta bene, si assaggiano preparazioni sempre gustose e ci si rinfresca con una bella birra beverina, il prezzo modico completa il piacevole e colorato quadro.
    Se partirà anche la consegna a domicilio avrò un altro motivo per rimpiangere un pò i tempi in cui vivevo a Monteverde!

    p.s. grazie Carlo per i complimenti alle foto

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