La vado a prendere, aro’ c’è stanno cient’ viche in miezz’ a nato… ah già, forse qualcuno ci legge dalla Padania (…) è non posso parlare accussì.

Sofia, la mia Sofia, la vado a prendere in uno dei cuori pulsanti di Napoli; uno di quei luoghi in cui, come diceva Pino Daniele, la città si aggroviglia, si avviluppa, in una stradina ne escono (o forse vi entrano) altre venti.

Sofia, la mia cara amica Sofia, è lì, a Rione Materdei, dove non ha mai finito di dare scandalo, lei, le sue pizze a credito, un certo uomo coi baffi e delle messe non proprio ascoltate.

Finalmente la trovo, sempre bellissima e sempre lì, al suo bancariello: un piano di marmo, qualche contenitore di plastica dura, che ora non usa più ma che mi ricordano tanto casa, un paio di contenitori di olio. Extravergine d’oliva, mi precisa subito.

Deve lavorare Sofia, anche se è sera, ma io la voglio portare a cena. In un bel ristorante di crudi di mare.
Quasi mi prende a mazzate, quando glielo propongo.
Immagino, allora, che neanche un pub irlandese anomalo faccia al caso nostro, stasera, né il miglior giapponese di Napoli.

Però la voglio provocare e le dico che la migliore pizza di Napoli, oggi, forse non è più int’ ‘e Quartiere o alla Sanità, ma a… Via Caravaggio!

Sofia, che prima a stento tratteneva la stizza ora sorride contenta, non le pare possibile che in un posto dove prima c’era solo la campagna, ora ci possa essere una delle migliori pizzerie di Napoli, e senza che lei ne abbia mai sentito parlare poi…

Ora io vorrei dirle che per un personaggio di altri tempi è difficile sentire parlare dei nuovi ristoranti, ma sapete, mi sembrerebbe una cattiveria gratuita.

E così, me la porto, giusto con un po’ di lamentazioni, e la faccio vestire pure elegante.
“Ma è una pizza!” fa lei sempre più innervosita. “E’ una signora pizza quella di Enzo Coccia”, le rispondo io e le sistemo il cappotto.

Alla fine arriviamo: verso metà Via Caravaggio, ché sopra ce n’è un’altra di Notizia ma è meno chic di quella dove voglio portare Sofia.

Ci accoglie Antonio Errico, maître d’eccellenza, sommelier, esperto in birre con la passione per i dolci e i prodotti d’eccellenza.
Neh, ma che fa tutto lui? Sì, Sofia, sì. Che ti credi, quello stava nel ristorante di Napoli con una Stella Michelin, che ne vuoi sapere tu?

Sofia si accomoda e già sorride un po’ di più.

La sala è piccola ma curata nei minimi dettagli; i tavoli sono pochi ma tutti pieni.
O veramente ci sta pure la fila fuori per entrare e non è che un qualsiasi lunedì di inizio anno.
La gastropizza di Enzo Coccia non conosce recessione, né i suoi aficionados diete!

Ecco Enzo Coccia, un sorriso, un’allegria da dietro al suo amato, e bellissimo, forno a legna tutto rivestito di tessere di mosaico rosso.
Lì, proprio lì, Enzo con i suoi cari collaboratori Salvio Casale – da oltre 5 anni con il Maestro – e Salvatore Vaino, crea le sue pizze.
Che non sono pizze, ma ‘na poesia!

Sofia mi si irrigidisce di nuovo quando scelgo una Menabrea per iniziare, mi dice che tutti sti sbattimenti, cambio birra, cambio acqua, insomma…
Io, però, non l’ascolto e mi metto d’accordo con Antonio per proseguire con un bel giro nei birrifici campani che producono artigianalmente: la birra artigianale campana rules! Iniziamo, dopo aver visto passare dei bellissimi rotolini e delle appetitose bruschette (una sorta di calzoni stretti e lunghi farciti ad libitum, i primi, una pizza stesa sottile sottile con pomodorini, basilico e fiordilatte, le seconde), con dei prodigiosi murzilli: un morso di pizza, come il nome suggerisce, forse due va, Sofia ed io teniamo la bocca piccola (se,se!) nel nostro caso riempiti di breasaola di bufala.

E ho detto tutto.

Ma la sera è lunga e così, mentre passiamo ad una birra della Penisola Sorrentina con chiari sentori di limone ed agrumi, ci regaliamo la pizza corbarino con gli omonimi pomodorini, ricotta di bufala e pecorino di Lauticada (Enzo, non te ne avere a male: i gusti per Sofia, sono un po’ sbilanciati, la naturale acidità dei pomodorini scamazzava un po’ la delicatezza della ricotta, ancorché di bufala).

A seguire l’eccellente pizza quattro pomodori con corbarino e fiordilatte di Agerola, San Marzano e provola di bufala, pomodorini del piennolo mozzarella e pomodori essicati accompagnati a scamorza affumicata. Su quest’ultimo momento di godimento, Sofia ha sospirato “Uh Gesù, Giuseppe e Maria!”, temo dimenticandosi di Sant’Anna, che per completezza salutiamo.

Altro cambio di birra, salernitana: il Chiostro. Piena, forte, torbida: è il momento dei pezzi da novanta.

Il più classico dei ripieni di scarole, ma con acciughe di Cetara, provola di bufala e pecorino di Lauticada (noblesse oblige) e, per gradire, ché le donne mangiano poco, un assaggio di pizza con broccoli, bacon e podolico: quella che è stata la mia preferita in assoluto della serata.

Ma io, la Notizia ed Enzo Coccia ho la fortuna di conoscerli da oltre 15 anni e così, pure se con Sofia non le ho mangiate non posso nascondere a voi altri – che verrete a Napoli anche solo per le gastropizze di Enzo -, la bontà della pizza con i cappellacci, la delizia di quella allo strutto (tutto sulle coulotte de cheval, senza passare dal via), o la semplicità gustosa di quella ai fiori di zucca.

Noi ci siamo mangiate anche i dolci, questo è vero, ma io non ve lo posso dire che mi vergogno.
Quindi non vi dirò del piccolo saltimbocca al cioccolato extrafondente, né, tantomeno, dei nuovissimi dolcetti di DolciArte di Avellino (piccoli quadrottini multigusto, coloratissimi e graziosissimi, oltre che deliziosi).

No, tacerò per sempre.

E a Materdei, dopo un saluto ad Enzo e Antonio e ai loro impagabili quattro collaboratori, siamo tornate a piedi.

‘A pizza fritta, però, Sofia, insiste per dire di farla molto meglio lei: e mo’ chi glielo spiega che Enzo la fa speciale?

Pizzaria La Notizia. Via Michelangelo da Caravaggio, 94/A. Napoli. Tel +39 081.19531937

28 Commenti

  1. Sembra di starci in quel posto e di vederle muoversi e chiacchierare quelle persone nelle foto (una l’ ho riconosciuta)! Come mi racconti tu le cose, pochissimi altri e m’ hai fatto venire una voglia assurda di andarci e ordinare (prima di tutto) quella lì (indico con il ditino la foto con la pancetta). Bellissimo articolo, non deludi mai

    • ha risposto a Daniela Persico:
      L’impasto gommoso, il pomodoro acido. Per non parlare del servizio e della temperatura della birra.
      Ho preso una margherita e una con salsiccia pezzente. Hai visto le foto?

  2. Caro Gianfranco le foto che vedo, in effetti sono quello che sono…
    Pero’ io in tanti anni ho avuto solo esperienze dal positivo in su!
    Ma tu sei stato sopra, o al locale nuovo?

  3. un ” brava “a Daniela per l’articolo ,ma soprattutto per avermi fatto conoscere questo locale dove le pizze sono veramente particolari e cotte bene! aspetto il prossimo invito,mi fido di te,come sempre!!

  4. Ci sono andato una volta, spinto dal fervore generale.

    Risultato: impasto crudo (dovuto all’eccessivo condimento) e personale che dire sgarbato è dire poco. Purtroppo la pizza è stata sostituita (dopo occhiatacce) con una copia altrettanto cruda.

    Dopo essermi confrontato con un collega che aveva avuto la mia stessa esperienza, ho optato per altri lidi (la pizza a Napoli non è da Coccia, o almeno non solo). Se a questo aggiungiamo i prezzi giustificati solo dall’ambiente chic di chi lo frequenta sentendosi importante, preferisco andare da Starita per una buona pizza (o in molti altri posti).

    Il tutto accaduto nella Notizia di “giù”.

    • ha risposto a Francesco:
      Anche la mia esperienza con il personale non è stata positiva. Il giorno prima ero stato da Gino Sorbillo, tutta un’altra musica, cordiali, allegri, disponibili. Alla Notizia in confronto mi sembrava di essere entrato in una sala operatoria.

        • ha risposto a Il Guardiano del Gusto:
          Ho già detto a Daniela che per quanto riguarda la pizza una serata storta può capitare, ora sembra che le serate storte, visto il commento di Francesco, siano state due. 🙂

          Per quanto riguarda il personale e la birra servita a temperatura troppo fredda non c’è sfiga che tenga. 🙂

          • ha risposto a Gianfranco Romanazzi: amici cari tutti,come siete nervosi e con due gentildonne poi!
            La Notizia e’ comunemente ritenuta una delle migliori pizzerie di Napoli, non solo da Sofia.
            parliamo di gente che studia le farine, i lieviti, i prodotti.
            Se poi volete il mio parere personale, alle volte si può cadere in alcuni eccessi, nel senso che la pizza con il tartufo proprio potrebbe non esistere nel mulino che vorrei, ma oltre a ciò…
            Per quello che riguarda il personale, trovo estremamente cordiale il maître, da migliorare senza dubbio i due ragazzi.
            Se ci si sente importanti a pagare 25 euro una pizza, amici miei…
            Attendo febbrile Vs riscontri

  5. Cara Daniela, non mi sembra di aver mostrato nervosismo, ho solo detto che con il commento di Francesco le serate storte erano diventate due, che sommate all’esperienza di Coombe che è uno non proprio di primo pelo, raccontata nel forum del Gambero Rosso, diventano tre.
    Se poi vogliamo parlare di prezzi la Margherita da Sorbillo l’ho pagata 3,30 euro, da Coccia 7,00. Da Sorbillo il pomodoro era eccellente, da Coccia acido. Per quanto riguarda la mozzarella ritengo che le foto postate nel link che ti ho segnalato parlino da sole.
    Forse non sarò un esperto di lieviti ma ti assicuro che di prodotti ne capisco un pò essendo nel ramo gastronomico da oltre vent’anni. 🙂
    Per quanto concerne il maitre non ho avuto il piacere di conoscerlo…

    • ha risposto a Gianfranco Romanazzi: scherzavo, mio caro. Personalmente io preferisco Sorbillo alla notizia, lo trovo, oltretutto più napoletano, più verace, più pizza, pizza. Accurata, anche colta se vuoi, ma senza troppo fronzoli ed in ogni caso seimila volte di starita che non ricordo chi citava!
      Al di la’ delle Vs esperienze, io posso parlare della mia che dura, davvero da 15 anni, poiché abito di fronte alla prima pizzeria, e non mi sono mai trovata male. C’e’ gente che torna più volte per entrare da Coccia, stento a credere che mangino tutti pizze gommose.
      A sti punti, pero’ pizza per tutti e tre con Sofia e la buona Daniela, quam primum

      • ha risposto a Daniela Persico:

        Concordo sulla bontà di Sorbillo: per quanto non riesca a farmi piacere il suo lato mediatico ed il suo voler apparire ovunque non posso negare la magnificenza della sua pizza. Permettetemi peró di citare almeno Michele (nessuna margherita mi è mai parsa migliore della sua) o il Cavaliere della pizza (che tristemente non è colui di cui si è parlato ultimamente) o anche Starita e tanti altri che a seconda dei gusti personali figurano più o meno nella lista dell’eccellenza.

        Personalmente ho avuto una (1) brutta esperienza, ma mi riprometto di dare a Enzo una seconda possibilità prima di esprimere un giudizio definitivo. Sicuramente interessante è la lista delle pizze (che ognuno si augura peró eseguita alla perfezione); tuttavia, per quanto comprenda il gastrofanatismo ad egli associato, una margherita semplice dovrebbe stare sui 3,50 Euri, pur senza pomodorini del Vesuvio o altre ricercatezze. Un’ulteriore esperienza negativa l’ha avuta Davide Ricciardiello (Ristoranti Campani) che non ha fatto il nome direttamente, ma ha pubblicato esplicite foto a riguardo.

        Aspetto di conoscere il cordialissimo maître.

        • ha risposto a Francesco: Sento che c’è già qualcosa tra di noi! 😉
          Tornando seri, se riesco, anche io trovo che la Margherita sia quella di Michele. E’ una sorta di margherita archetipale, essenziale, rappresenta la margheritità, come avrebbe detto Aristotele (se avesse mai ritenuto di parlare di pizze, bien sur).
          I miei gusti, però, mi portano a preferire altro, devo ammetterlo.
          Quanto a Starita, onestamente, trovo che le loro pizze siano delle belle papocchie (anche buone, per carità) ma non delle belle pizze, se riesco a farmi intendere.
          Su Enzo sono oltranzista, riprovate.
          Delle esperienze degli altri, con foto esplicite o meno nin zo! E, pertanto, taccio!!!!
          Antonio è un amore ma soprattutto è una persona molto preparata che ha tanto da insegnare, ma davvero, eh.

          Su Gino, beh Gino è l’ammmmmmmore mio e di Sofia, quindi nisi malum: noi l’adoriamo!!! Ubiquo o meno!

          Il Cavaliere mi manca, provvederò quanto prima.
          A presto, mio affezionato lettore!!!

          • ha risposto a Daniela Persico:

            L’Arte della Pizza, via Santa Maria della Libera di Gaetano Esposito, Cavaliere del Lavoro. Tanti bravi narratori di tavole e prodotti purtroppo non lo valorizzano, a mio parere.

            Son contento adogni modo
            di vedere che c’è qualcuno di nuovo a raccontare Napoli.

          • ha risposto a Daniela Persico:

            L’Arte della Pizza, via Santa Maria della Libera di Gaetano Esposito, Cavaliere del Lavoro. Tanti bravi narratori di tavole e prodotti purtroppo non lo valorizzano, a mio parere.

            Son contento ad ogni modo di vedere che c’è qualcuno di nuovo a raccontare Napoli.

  6. Beh allora proverò senza dubbio, e magari ne scriverò anche.
    grazie dell’accoglienza, spero solo d essere all’altezza dei miei predecessori
    A presto

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