Gola vs Fame. Quanto è buono scegliere Oliver Glowig

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Mangi per fame o per scelta? “Noi siamo quello che mangiamo” e soprattutto possiamo migliorare la nostra condizione umana migliorando l’alimentazione. Altrimenti perchè dovremmo scrivere recensioni, scattare foto, seguire congressi, andare ad eventi, commentare, parlare di cibo mentre siamo a tavola mangiandone un altro? Quanto è libera la nostra scelta? È solo questione di costo o di conoscenza? Meglio, il costo è la conoscenza del mangiare bene per mangiare meglio. Vale per gli appassionati di gastronomia alla ricerca della felicità perfetta, vale per i consumatori low cost che possono permettersi un’alimentazione basic. Non riusciremo a raggiungere la quadra della Ferrari che consuma quanto una 500 ma va come una Ferrari perché l’unico dato sicuro che possiamo condividere è semplice e brutale: l’eccellenza costa. Ma avvicinarsi a un’eccellenza possibile significa scartare il pane cotto con la legna delle bare e venduto congelato con un po’ di diossina in Italia.  Dall’altra parte ci sono gli chef che cercano il prodotto migliore e lo propongono dopo un’attenta ricerca. Sono tanti laboratori in cui si studia e in cui si dovrebbe investire. Metà ricerca scientifica, metà capacità di attrarre turismo. E di generare economia. Sana perché nessuno di loro fa sconti sulla qualità.

Ne parlavo con Franca Formenti chiedendomi quale fossero i limiti di conoscenza di un prodotto, di uno chef, di una tavola, di un ristorante all’esterno della comunità di appassionati che li giudica come altrettanti fari e punti di riferimento. Sono così nati tre video girati in occasione del Capodanno 2012. Di un anno che molti temono votati al pauperismo e che potrebbe portare a una nuova ricchezza di idee. Quali che esse siano, hanno bisogno di partire dai dati di conoscenza.

Ma secondo voi, una persona che non è appassionata di gastronomia, non legge i blog e non segue le guide, lo sa che a Roma si sta perdendo una tavola eccellente come quella di Oliver Glowig?

(Video: Franca Formenti)

5 Commenti

  1. Stiamo sempre lì. Istituzioni latitanti non aiutano a far conoscere la migliore ristorazione. Magari Oliver Glowig non è particolarmente economico e quindi non ci si può aspettare che frotte di romani inizino a frequentarlo (conoscendone l’esistenza). Ma è chiaro che l’ignoranza regna sulla qualità dei ristoranti. Chi di noi non ne conosce qualcuno che buono non è ma è strafrequentato?

  2. Parlare di fame oggi è quanto meno opportuno. Perché alla fame dei “soliti noti” si aggiungono le difficoltà economiche di fette sempre più ampie di popolazione e il divario tra ricchi e poveri si fa sempre più ampio (dati alla mano). Mentre si parla di alta ristorazione c’è sempre più gente che compra nei discount e al richiamo della qualità non può rispondere (prima del gusto viene la fame). Forse anche gli chef dovrebbero farsi carico di questo. Follia? Non credo. Chi l’ha detto che l’alta ristorazione debba essere per forza elitaria? Apertura credo debba diventare la parola d’ordine. Pasti anche con due soli piatti a prezzi che possono essere avvicinati da fette sempre più larghe di consumatori (magari in giorni dedicati) e ovviamente Iniziative che “umanizzino” questa figura che ha a che fare con il più atavico dei bisogni ma sta diventando la più inaccessibile delle star.

  3. Bella la cucina di Glowig, bellissima la pizza al ragazzo degli auguri, fantastica la fanciulla che non sapeva cosa si perdeva 😀

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