Tonno in scatola, è uscita la terza edizione della classifica “Rompiscatole” di Greenpeace, la lista dei buoni e dei cattivi.

Primo Asdomar, secondo Mareblu. Fanalini di coda Nostromo, MareAperto STAR e Maruzzella.

In mezzo un limbo affollato di scatolette che Greenpeace riunisce nel calderone del “non ci siamo”, quelle cioè che si sono solo incamminate lungo un percorso di sostenibilità ambientale e di trasparenza. Nessuno finisce nella fascia verde, che spetta solo a chi assicura standard sostenibili in tutta la produzione.

In cima al podio finisce Asdomar che offre il più sostenibile tonnetto striato pescato con canna e fornisce tutte le informazioni in etichetta su specie pescate, aree e metodo di pesca. Asdomar, della società Generale Conserve, pesca solo tonno pinna gialla e striato e non mette in scatola il tonno Obeso, il tonno bianco e il tonno rosso, quest’ultimo in via di estinzione. Fornisce inoltre in etichetta altre informazioni tra cui: nome della nave e data di pesca, specie e metodo di pesca e zona di provenienza del pescato. Utilizza metodi di pesca sostenibili (reti a circuizione e a canna).

A seguire Mareblu che qualche giorno fa ha preso un solenne impegno, quello di adottare metodi di pesca interamente sostenibili entro il 2016.

Seguono Rio Mare che non assicura nessun prodotto sostenibile e non ha ancora eliminato completamente metodi di pesca invasivi come i FAD, i galleggianti utilizzati per concentrare i pesci, responsabili della cattura di altre specie marine, come tartarughe e giovani esemplari di tonno.

Perde colpi rispetto alla precedente classifica Callipo che, nonostante l’impegno a vendere il 74% dei prodotti senza FAD, non si è ancora dimostrato in grado di garantirlo. Come a dire: le promesse fanno guadagnare punti nella classifica ‘Rompiscatole’ ma si torna al via se alla resa dei conti l’azienda non dimostra di averle mantenute. Come è accaduto a Nostromo, MareAperto STAR e Maruzzella, agli ultimi posti della classifica.

Tra gli ultimissimi alcuni prodotti a marchio GDO come il tonno Auchan e il Conad, che non hanno assunto alcun impegno a favore della sostenibiltà e della trasparenza mentre la scatoletta Coop si conquista un’encomiabile 4° posto.

[Fonte: greenpeace.it]

9 Commenti

  1. Spiace vedere come Consorcio, primo fra i marchi di tonno in scatola diffusi nella GDO per prezzo e -a detta non solo mia- qualità non replichi tale posizionamento nella classifica della sostenibilità.

    • Quoto. Dovrebbero avere tutti molta attenzione nel maneggiare il tonno che è a rischio. Ma dovrebbero capirlo soprattutto i consumatori che comprano il 3×1 fregandosene beatamente

        • infatti, è per questo che è costoso (lo penso anch’io), ma è anche buono, lo è davvero. Morale: meno tonno in scatola tanto-per-mangiare-qualcosa e più qualità 🙂

    • EH già l’apparenza inganna. Il giudizio di Greenpeace è impietoso in proposito: “Non mette in atto nessun cambiamento concreto nelle sue scatolette. Deve smetterla subito di utilizzare tonno pescato con metodi distruttivi”. Quanto al prezzo, non ho capito bene, costa poco o tanto?

  2. Sarebbe da comparare il tutto con altri tonni , tra cui cito quello della ” Compagnia della pesca tradizionale 2 , normalmente presente nei supermercati biologici.
    Una domanda : come si e’ classificato tonno Rizzoli ?

  3. Il tonno consorcio é il migliore e quello più rubato al supermercato.
    Al Carrefour di Moncalieri mettono l’antitaccheggio su tutte le scatole da 110 gr consorcio. Solo quelle.

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