Tanto tuonò che piovve. La storia del ristorante d’elite a prezzi di saldo ha mietuto un’altra vittima. Dopo gli aumenti al ristorante del Senato da cui era partita tutta la querelle del conto irrisorio (e che ha regalato ai ristoranti intorno Palazzo Madama un bel po’ di clienti spaventati dai 24 € di una triste paillard ai ferri), è la volta del ristorante della camera bassa del nostro Parlamento. Finisce anche per i deputati l’era del ristorante con conto diviso (e anche un po’ di più del fifty-fifty) con gli ignari cittadini chiamati a contribuire all’attività manducatoria dei nostri politici.

Via trattamenti di favore, via tavoli riservati e patti delle crostate e dei pescetti di cannuccia, i nostri deputati si metteranno in fila ordinatamente per mangiare a un più (per loro) onorevole self service dove, al costo di 12 €, potranno scegliere tra 3 primi, 3 secondi più contorno e frutta. E nella fila ci saranno proprio tutti i dipendenti della Camera, portaborse e impiegati inclusi.

Un’esclusività se la potranno pagare: un bel piatto di ostriche che permetterà di salvare le ragioni di massima rappresentanza anche con zampe sotto al tavolo. Vedremo quante ne verranno ordinate. Con questa decisione del Questore Antonio Mazzocchi (che ha proposto il sistema votato all’unanimità) vanno male proprio i ristoranti nei dintorni che improvvisamente diventano meno competitivi della tavola camerale mentre mantenevano il passo con quella senatoriale.

In attesa di ascoltare i commenti della gauche caviar e i (probabili) applausi delle componenti grilline, un brivido potrebbe percorrere i ristoratori dell’area legislativa: se unificano le camere e diminuiscono il numero dei rappresentanti del popolo occorrerà diminuire anche il numero dei posti a tavola?

[Link: ilmessaggero.it]

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