Dopo i rumors su Romeo chef&baker circa quantità delle porzioni e costo dei panini, vi starete chiedendo cosa si mangia in questo locale che ha già catturato l’attenzione per l’interior design non propriamente convenzionale.

Panini (noi abbiamo visto una base edibile a 2.35 € con l’osso con mortadella), innanzitutto. Perché sembrerà cosa da poco ma volete mettere un porto in cui rifugiarsi dai marosi del toast-tramezzino più morto che vivo dei bar e baretti di Prati (più sotto c’è lo spazio per indicare gli altri ennemila posti buonissimi che conoscete) al momento fatidico della pausa pranzo?

Tenete subito da conto l’avvertenza che ci sono due fasce di panini: i basic da ordinazione, tipo salumeria di una volta (e vi potete sbizzarrire con un banco gastronomia che ovviamente comprende anche le alici del cantabrico e la mozzarella di bufala), e quelli gourmet partoriti dalle menti diaboliche di Roscioli&Friends dove per friends si intende soprattutto Cristina Bowerman nume della cucina e di tutto quello che al Romeo si cucina (o quasi, visto che tra torte salate, quiche e similia il forno funziona anche con la brigata dei panificatori).

Dire quale dei panino ci ha lasciato migliore ricordo in questa 3-4 giorni di assaggi tra cui beta test e derivati è difficile. Ma visto che molti hanno voglia di fare l’affare (sì, come al mercato) la prima posizione va al panino con pastrami di lingua sul modello del piatto servito al Glass Hostaria. Praticamente il quinto quarto da stella Michelin a soli (e non metterò altri prezzi) 8 €.

Al secondo posto, pari merito, la pita con l’insalata di pollo. Che se dici insalata di pollo pensi a cose fredde e a pezzi misti di verdure tenute su con la maionese a scatafascio. Ecco, non c’entra niente. Al pari della pita morbidissima che la contiene a mo’ di guanto.

Al terzo posto, ex aequo, l’hamburger umami che sovvertirà parecchie classifiche in uso tra i foodies capitolini. Sarà merito della carne di Paolo Parisi, mi dicono frollata 45 giorni, o del panino stile hamburger americano ma il risultato è eccezionale. Bavetta da umami assicurata (e avvertenza che rispetto alla foto, il diametro del panino è in realtà maggiore).

Sempre panini, sento lo sbuffare delle locomotive in sottofondo. Come se qualcuno avesse più di mezz’ora da dedicare al pranzo da ufficio. Per chi volesse allungarsi un attimo, ecco un piatto intelligente: insalata di tuberi, che non è un piatto di patate, o almeno non solo. Patata viola, rossa, americana, carota rossa e gialla, topinambur, aceto balsamico sufficientemente vecchio e formaggio caprino. Accompagnato dalla focaccia roscioliana. Potrete divertirvi a individuare gli ingredienti come quello che regge in mano Cristina Bowerman in apertura di post. Ma è più divertente mangiare questa insalata con le mani.

Capitolo pasta. Carbonara di Roscioli (da gustare in spazi un bel po’ più ampi di via dei Giubbonari, concorda anche Alessandro Roscioli) a parte, vi segnalo una riedizione torinese  Piemonte e Torino vanno forte di questi tempi! – che segna lo spirito contemporaneo di questo posto che non si limita ad essere tale solo tra luci, bozzoli e lucernai rossi stile Star Treck (commento di signora seguito da ooohhhh): tortelli al tovagliolo da intingere in una crema di nocciole molto “nocciolosa”. Non avrete nemmeno bisogno di chiedere le forchette.

E poi, un aglio, olio e peperoncino con… il panettone. Buono per le vigilie e le notti prossime venture. O se vi fate dare la ricetta per avere l’ennesima scusa su come usare gli avanzi delle feste. Piccantella e croccante al tempo stesso.

Come primo approccio potrebbe anche bastare (ma tra parentesi vi dico anche che la coda alla vaccinara assaggiata in porzione cucchiaio e i ravioli ripieni di Castelmagno con spuma di zucca e nocciole sono piatti tutt’altro che trascurabili) e quindi vai con il dolce: cheesecake di zucca rigorosamente con il Philadelphia appositamente inventato per questo dolce (o il contrario). Bilanciamento preciso anche con la base di frutta secca e cioccolato che lo pone in alto quanto ad apporto calorico – aiutato anche dalla salsa di cioccolato – e che piacerà anche a chi non ama troppo questo tipo di dolce.

E per chi proprio non è attirato, strudel. Con castagne e crema di kaki e zabaglione. Una convincente interpretazione.

Ah dimenticavo, buoni anche i ravioli ripieni di coppa di maiale (si quella con l’arancia) e croccanti di alici (del Cantabrico, ma vi pare) che la consegna del silenzio mi aveva imposto di pixelare. E anche Latte e Gentilini per chi volesse far colazione d’avanguardia, diciamo così.

Che ne dite ora che avete deciso di andare a mangiare da Romeo? Azzardiamo un primo voto?

Romeo chef&baker. Via Silla 26/A. Roma. Tel. +39 06.32110120

9 Commenti

  1. se vuoi la facciamo, anche se la qualità non ha prezzo…anzi qui ce l’ha e non mi pare neanche tanto alto, non credi? tra pane di Roscioli e rivisitazioni della Bowerman secondo me ci possiamo stare 😀

  2. Con l’entusiasmo dei bimbi quando arriva il momento di scartare i regali ci rechiamo nel nuovo tempio della gastro-ristorazione romana. Primo giorno di apertura al pubblico, quasi emozionati ci accingiamo a varcare la soglia del tempio e lì affrontiamo un ostacolo inaspettato: una rampa di scale (eppure l’ingresso è ampio e si sarebbe potuto sacrificare l’ennesimo divanetto quasi sulla strada per realizzare una rampa di accesso per disabili e genitori muniti di prole al seguito!). Appena entrati ci lasciamo affascinare dal banco dei pani e dei formaggi, ci colpisce la gentilezza del personale, sorrisi e tanta voglia di far bene. Per fortuna avevamo prenotato, il locale è pieno, accanto a noi altri gastro-frequentatori animati dallo stesso entusiasmo esplorativo e dotati di macchinetta per immortalare il pasto (nell’era di internet e della gastro-navigazione un pasto non documentato e un pasto non consumato!). Ordiniamo due antipasti: un tortino di verdure con prosciutto croccante e l’insalata di tuberi, a seguire il famoso hamburger umami. Fiduciosi possiamo finalmente rilassarci e godere del contesto, che è piacevole: alla modernità degli arredi fa da contraltare l’ulivo posto al centro della sala ristorante, una perfetta simbiosi tra tecnica e natura, anche se su tutto prevale, romantico e commovente, l’effetto trompe l’oeil realizzato grazie alla vetrata ben allestita a incorniciare il cortile interno. Intanto il tempo passa, prima minuti poi decine di minuti, neanche il cestino del pane, ottimo per carità, arriverà a lenire i gorgoglii dello stomaco prima degli antipasti. Su questi ultimi c’è da dire che, mentre l’insalata di tuberi non ha deluso le nostre altissime aspettative, il tortino era inaspettatamente freddo al suo interno, come fosse uscito in quell’istante dal frigorifero. A seguire l’hamburger: anche qui aspettative forse troppo alte, tempi di attesa esageratamente lunghi, prezzo non certo modesto (14 euro), hanno fatto sì che l’assaggio non sia risultato stupefacente. Forse il pane leggermente dolce serve a realizzare proprio il gusto umami, ma personalmente non mi ha entusiasmato, ho percepito netto il sapore dolce che non si fondeva ma si sovrapponeva al salato della carne, quest’ultima invece sì di straordinaria qualità, sapore e cottura. Per concludere, il complessivo giudizio sulla prima esperienza in questo locale non è stato del tutto positivo, almeno per quanto mi riguarda. Sicuramente ha coinciso il fatto che si trattava dei primi giorni, ma il servizio, seppur cordiale e sorridente, è risultato lento, in affanno e caotico. Riguardo ai prezzi, devo ammettere che 30 euro a persona, a pranzo, per aver consumato antipasto e hamburger, seppur forse giustificati dalla qualità delle materie prime e dallo sforzo organizzativo che c’è dietro un’iniziativa del genere, semplicemente non me li aspettavo. Del resto il caffè a 3 euro è un funesto rivelatore. Forse si potrebbero immaginare menu differenti per il pranzo e per la cena. E’ un’ opinione condivisa che certi conti si pagano volentieri quando tutto funziona bene e quindi, quando il locale è da rodare, alle scuse dei proprietari per il disagio o l’attesa, seppur gradite ma anche dovute (ci mancherebbe!), potrebbe affiancarsi uno speciale sconto, un caffè offerto, insomma uno scontrino meno “fiscale” (mi si passi il gioco di parole), anche se, nel caso specifico, i protagonisti non mancano di esperienza di ristorazione, ma tant’è. In ogni caso, da Romeo, più “chef” che “bakery”, ci tornerò sicuramente, con il mio piccolo gnomo degustatore (15 mesi) che si è divorato tutto il mio piatto di tuberi!!!

  3. Ho avuto il piacere di visitare Romeo Venerdì scorso, pausa pranzo, dopo un primo giro di perlustrazione all’interno dell’locale decido di fermarmi per la pausa pranzo. Rimango piacevolmente colpito dalla gentilezza e cortesia delle ragazze del banco del pane, che in pochi minuti riescono a spiegarmi perfettamente come funziona il locale e quali siano le alternative proposte per il pranzo, decido quindi per un pranzo veloce visto il poco tempo a disposizione,pizza bianca farcita e qualche assaggio di pizze appena sfornate (zucchine, mozzarella e basilico, fior di latte e pepe, prosciutto cotto e carciofi). Il servizio è veloce nonostante l’ambiente un pò caotico visto l’orario della pausa pranzo. Dopo aver pagato 6 euro ( pizza bianca farcita con mortadella, diversi assaggi di pizza e bottiglietta d’acqua con tanto di bicchiere di vetro) mi siedo. Che dire, la pizza a mio avviso è fantastica, nulla a che vedere con la pizza che si trova comunemente in giro, sicuramente questione di gusti ma per me è stata sorprendente. Per quanto riguarda il locale molto particolare, sia sul lato architettonico che per l’offerta proposta. Si può scegliere di mangiare spendendo poco (cmq tutti prodotti di qualità, credo altamente superiori rispetto l’offerta comune ) oppure spendendo molto di più se si scelgono prodotti della gastronomia molto costosi tipo prosciutto spagnolo o formaggi molto particolari. Diciamo che ce nè per tutte le fasce di prezzo. Io personalmente ne sono rimasto piacevolmente colpito e sicuramente ci tornerò se non altro per assaggiare uno dei tanti panini gourmet che mi hanno molto incuriosito (costo intorno ai 9 euro). Per concludere la mia visita decido di portare a casa del pane, la scelta è veramente ampia, quasi ti si confondono le idee per tutte le varietà di pane che vengono proposte, decido per il classico rustico con lievito madre e mezzo rustico con le noci. Vi SCONSIGLIO vivamente quest’ultimo perchè crea dipendenza!!! :)) Per concludere il mio giudizio per una pausa pranzo veloce, non avendo provato il ristorante, è 10 +. Unica nota poco positiva è che entrando ti serve un pò di tempo prima di capire come funziona e quali siano le varie proposte…diciamo è poco intuitivo. Che dire da provare…magari un giorno anche il ristorante!!

  4. Non mi dilungherò sull’ambiente, come riportato nella recensione e in altri commenti è decisamente piacevole.
    Voglio solo descrivere la mia visita in un sabato sera.
    Il personale, veramente molto cortese, ci fa accomodare.
    Arriva subito una buona bollicina italiana come aperitivo gentilmente offerto e, subito dopo l’ordine, un benvenuto consistente in squacquerone con olio e cannella, oltre al cestino di pane.
    Penso “Buon inizio!”.
    Purtroppo ho dovuto ricredermi.
    Il nostro ordine prevedeva:
    1 – alici del cantabrico con burro alla vaniglia e crostini
    2 – ravioli al castelmagno
    3 – la famosa carbonara
    4 – la coda alla vaccinara con crumble di cioccolato e vellutata di sedano
    5 – hamburger umami
    6 – parfait di cioccolato.
    1 – il prezzo di tutto rispetto delle acciughe del Cantabrico (lo so, sono costose, ma sicuramente 21 € non sono pochi !) mi aveva sicuramente fatto sperare in qualcosa di più di 2 fettine di baguette, ciascuna arricchita da una piccola noce di burro alla vaniglia e da 1 (una) acciuga. In sintesi, 10,5€ ad acciuga !!!!
    2 – la quantità di ravioli di castelmagno, peraltro molto buoni, (in tutto 9), anche se non una porzione da mangione, sarebbe stata adeguata; peccato che 3 di essi si fossero svuotati nella cottura e nel piatto ci fossero solo 6 ravioli e 3 tristi strati di pasta vuota.
    3 – veniamo alla carbonara: ingredienti ottimi, cremosità dell’uovo del mitico Parisi adeguata, ma guanciale tagliato a pezzi grandi un pollice e praticamente crudi. Alle nostre rimostranze, lo chef ha ammesso l’errore, tanto che il piatto non ci è stato messo in conto.
    4 – la coda era buona, leggera a dovere, ma il crumble al cioccolato era del tutto assente.
    5 – anche l’umami dell’hamburgher, peraltro di buona qualità e giusta cottura, era praticamente assente.
    6 – molto buono il parfait, peccato che la temperatura troppo bassa lo rendesse troppo duro.
    Conto totale 101 €, con una bottiglia di vino da 28 €, acqua minerale ed 1 cestino di pane (3€) (come già detto, la carbonara non ci è stata messa in conto).
    Riassumendo, qualità dei prodotti eccezionale, prezzi in alcuni casi assurdi (vedi acciughe), cucina da rivedere con attenzione.
    Spero che la defaillance sia dovuto al rodaggio iniziale, ma sicuramente, da cliente di Glass e di Roscioli, mi aspettavo molto di più.

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