Dieci granitiche certezze della necessarietà di Identità Golose

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Come ti è sembrata? Sottintesa, l’edizione 2013 di Identità Golose che si è svolta a Milano sotto la regia di Paolo Marchi e Magenta Bureau. Risposta non facilmente perimetrabile per il rapporto tra numero di giorni di manifestazione e quantità di interventi e accadimenti. Che quest’anno sono cresciuti anche agli stand degli sponsor. Identità Golose è l’avvenimento gastronomico dell’anno più importante in Italia? La risposta non può che essere positiva. E positivi vogliono essere i 10 punti che hanno scandito questa nona edizione.

  1. Niko formazione. La presenza degli allievi della scuola di Niko Romito, in quel di Casadonna a Castel di Sangro, dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che investire sull’educazione è il valore aggiunto soprattutto in questi tempi di crisi. E poi la sperimentazione e il rispetto per il singolo ortaggio che diventa da solo, in concentrazione, l’unico ingrediente di un piatto. Assoluto . Voto 9+
  2. Davide Oldani. Il re del Pop si prende la sua rivincita su chi lo vedeva intento a fare conti da lavandaia per tenere basso il food cost e alzare il livello mediatico. Va ad Harvard a spiegare il modello economico del suo ristorante. Did you understand?  Voto 9
  3. Antonino Cannavacciuolo e Gennaro Esposito. I Big Brothers della cucina campana d’avanguardia (forse non la migliore definizione possibile) sono sportivissimi e riscaldano il pubblico guardato a vista dagli operatori dell’impresa di pulizia che vorrebbero buttar fuori tutti per procedere al riassetto ritardato dallo sforamento dei tempi della giornata. Era già arduo presentare i propri piatti in chiusura del lunedì, ma il duo è pronto a spiegare in rapidi e godibilissimi passaggi l’arte di fare molto bene conoscendo quella di arrangiarsi, ossia adattarsi a umori e situazioni. Voto 9 –
  4. Massimo Bottura. La sua presenza è necessaria per la conduzione del popolo come quella di Pericle lo era per gli Ateniesi. La parola Italia è il migliore slogan che poteva coniare nel momento di massima indecisione di un sistema Paese che non sa che pesci prendere. Voto 8½
  5. Davide Scabin. Il concept del food resta sempre lui. In abbinamento con Moreno Cedroni che non a caso cita nella presentazione della lasagna spaziale. Un tandem di lavoro che chiarisce come sia possibile costruire insieme. Voto 8+
  6. Cristina Bowerman. La chef capitolina che colleziona successi e premi (quello Identità Donne è andato a lei) e ha impresso velocità e brio al Romeo, il ristorante destinato a diventare modello per i prossimi anni, è passata dallo status di chef stellato a quello di star chef. Se dal lato maschile abbiamo Pericle/Bottura, qui c’è Lisistrata. Perché la battaglia delle pari opportunità appare ancora lunghetta. Voto 8
  7. Carlo Cracco. Più di uno chef, più di una star, appunto Masterchef. Il suo nome tira tanto che lo puoi mettere in qualsiasi salsa, Identità Golose, Sanremo, blog, radio, tv, copertine scollacciate che fa salire gli indici di ascolto. A Milano ha fatto passerella, nel senso che camminava con nonchalance per un’intervista più figa che gastrofiga. Ma è il volto che penetra le masse come il coltello caldo nel burro. Meglio ricordarlo. Voto 7½
  8. Alessandro Pipero. Identità di Sala, lo spazio del congresso che ha visto protagonista la neonata associazione Noi di Sala, nata al grido di Siamo tutti camerieri, ha avuto un formidabile propellente nell’unico maître che riesce a oscurare la fama di uno chef. Il paziente Luciano Monosilio è riuscito a tenerlo lontano da un palco Alessandro Pipero solo in occasione della consegna della stella quando la Rossa lo ha mandato per (circostanti) giardinetti. In tutti gli altri casi è il miglior esempio di come lo spontaneismo alla romana possa diventare arma letale di conquista dei clienti. Voto 7
  9. Sponsor. S. Pellegrino, Birra Moretti, Felicetti – per citarne alcuni – si adoperano per far transitare la presenza degli indispensabili sponsor da paesaggio di bancarelle a creatori di eventi. Qualche messa a punto sui programmi potrebbe migliorare la fruizione, ma la strada di diventare ingrediente di ricette di comunicazione resta la più efficace. Voto 7-
  10. Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop. Antonio Lucisano, direttore del consorzio, sostituirebbe i lampioni delle città con le zizzone di Paestum per ricordare a tutti la splendida esistenza della mozzarella. E fa bene. Un messaggio bisogna ripeterlo fino alla nausea. Dopo il non tranquillissimo “congelamento” della cagliata, vuole imboccare la strada green anche per un altro segno della presenza della mozzarella: il contenitore da trasporto. Via il polistirolo e i marchi stampati alla come viene viene. Si userà cartone ondulato riciclabile che abbatte anche i costi. L’unica pecca è il poco isolamento che offre alla temperature calde dei trasporti domestici. Aiuteranno i sacchetti di ghiaccio? Voto 6 ½

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