Turismo. Ditelo ai politici che il cibo è la stella polare

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Mauro-Uliassi-patio

Caleidoscopio ristorazione. C’è quella dei sottosegretari autolesionisti e quella dei ministri che inscenano pubbliche scuse, c’è il locale che rifila volentieri bidoni al turista e c’è il patron che spara sul cliente. Poi c’è la ristorazione che si guarda allo specchio e, dati alla mano, prova a proiettare all’esterno un’immagine più positiva di sé.

Altro che Colosseo o sindrome di Stendhal. E’ la ristorazione la stella polare del turista in Italia. La boccata di ossigeno, in uno dei periodi più chiacchierati per la ristorazione italiana, arriva da un organismo di categoria, Confcommercio che per bocca dell’ufficio studi del Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, ha messo insieme un po’ di dati e ha tirato fuori qualche interessante conclusione.

8,2 è il voto che i turisti, italiani e stranieri non fa alcuna differenza, danno alla qualità del mangiare in Italia (più dell’8,1 attribuito a cortesia e ospitalità);

In montagna come nelle città d’arte, nei luoghi di interesse naturalistico e sportivo il voto espresso sulla qualità del mangiare e del bere non scende mai al sotto di 8,1;

Il 19,3% della spesa sostenuta da chi è in Italia per motivi turistici è destinata a ristoranti, pizzerie, bar caffè e rosticcerie per un totale di 13,9 miliardi di euro;

In definitiva, nell’esperienza del turista in giro per l’Italia il cibo è il faro che orienta scelte e decisioni del visitatore.

Ne consegue l’amara presa di posizione della categoria. “La prima considerazione che possiamo fare è che i giudizi dei turisti non coincidono con quelli di autorevoli esponenti del Governo che, con tutta evidenza, neppure sono a conoscenza di informazioni provenienti dall’Osservatorio Nazionale del Turismo promosso proprio dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo (DSCT) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il principio einaudiano del “Conoscere per deliberare” sembra aver perso di significato. Un vero paradosso italiano. Si spendono soldi pubblici per conoscere cosa funziona e cosa non funziona nel turismo del nostro Paese ma i policy maker non lo sanno”.

[Link: confcommercio.it Immagine: lecceprima.it, larena.it]

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