Divieti: dai bambini ai cani al menu imposto, cosa non potete fare nei ristoranti italiani

Tempo di lettura: 8 minuti

Acciuga ristorante Londra sala

Pensavamo di aver visto tutto a Brooklyn, nel locale dove è proibito parlare. Ci eravamo sorpresi delle esigenze estetiche del ristorante al sesto piano del Centre Pompidou a Parigi, che spediva le persone ‘non belle’ agli angoli della sala, dove in pratica sarebbe stato più difficile vederle. Forse ci siamo anche concessi il rassicurante pensiero: “Da noi non sarebbe mai successo“.

Eppure, anche nei ristoranti del nostro Paese, i divieti pullulano. “Il ristorante è mio e lo gestisco io“, questo è il messaggio che molti ristoratori sembrano mandare. Dimenticatevi per un attimo la storia dell’ospitalità, dello stare come a casa propria. Certi locali sono veri e propri esercizi. Di rigore e di ordine. E, a scanso di equivoci, alcuni di loro forniscono addirittura una lista di regole a cui il cliente si deve attenere. Che sia a seguito della cafonaggine imperante, della maleducazione o di un atteggiamento paranoico e controllante da parte del gestore, in certi locali ci sono cose che non potete fare.

1. Parlare ad alta voce

regole speak easy roma

La cacofonia, si sa, è un problema che affligge la maggior parte degli esercizi pubblici. E allora perchè non impedire il fenomeno con una regola ad hoc, avranno pensato quelli dello Speak Easy, a Roma. E che lo dica il nome stesso del locale, che esercizio pubblico non è, ma club privato, non importa: avranno anche pensato che era necessario ribadirlo. Così la settima regola della lista posta sul retro del menu recita “Non parlate ad alta voce – Speak Easy…”. Il set di direttive a cui attenersi è ben assortito: si passa disinvoltamente dal divieto di parlare di religione e politica, alla simpatica affermazione “Il bagno è fatto per andare uno alla volta, ci siamo capiti…”, per chiudere con la quattordicesima imposizione, “Questa è casa nostra, di conseguenza facciamo come ci pare”. Non si era capito, eh.

2. Usare il cellulare

al telefono

A nessuno interessa la conversazione della persona che siede al tavolo a fianco, eppure quante volte ne abbiamo inteso vita, morte e miracoli da una telefonata. E in quanti casi, a nostra volta, ci siamo lasciati distrarre dallo smartphone mentre mangiavamo. Sarà per questo che nelle campagne di Nonantola, a Modena, il padrone di casa detta all’ingresso la prima e fondamentale regola della sua Osteria di Rubbiara. Subito dopo la porta, tanti piccoli sportellini in legno – dotati di chiave antifurto – racchiudono i portatili dei clienti. Nonostante poi Italo serva una delle migliori paste fresche al ragù mai assaggiate e un gelato all’aceto balsamico da perdere la testa, l’impostazione di partenza lascia parecchio attoniti. E una volta seduti, le cose non vanno affatto meglio. In tono burbero, Italo annuncerà che non è possibile fare ordinazioni e che gli uomini verranno serviti prima delle donne. Fargli presente che nel corso del tempo, e per fortuna, la società è cambiata non servirà a nulla: da queste parti non amano essere contraddetti.

3. Portare bambini

ristorante romano si animali no bambini

Non tutti sono genitori, non tutti sanno quanto sia difficile far rimanere seduto a tavola un bambino. Ma non tutti sanno cosa significhi lasciare a casa i figli a un pranzo domenicale. Di certo non lo sa Beppe Recchia, il ristoratore di Roma che ha deciso di appendere cartelli che recitano, senza possibilità di fraintendimento, “Sì animali, no bambini“. Vada per cani e gatti, ma niente pupi – nè urlanti nè addormentati – nel ristorante vicino a via Veneto. Il cui gestore ha affermato seraficamente: “È naturale che la responsabilità sia dei genitori ma non posso cacciare via tutti, ho dovuto decidere di far fuori i bambini”. Non è la prima volta che in un locale pubblico si vieta l’ingresso ai piccoli ospiti, ma con il cartello Recchia ha probabilmente superato se stesso e tutti gli altri ristoratori family-unfriendly.

4. Far entrare i politici

Gino-Sorbillo-pizza-a-100-euro-contro-casta

Un colpo di fulmine per i cartelli all’entrata che avvertono e ammoniscono, ce l’ha avuto anche un ristoratore di Fermignano, in provincia di Pesaro e Urbino. Nessun “non disturbare” di degregoriana memoria, ma l’insegna “Divieto d’entrata a tutti i politici”. Il titolare della locanda ha consigliato a “tutti i rappresentanti di partiti politici a ogni livello, di qualsiasi incarico” di non entrare e di “evitare la frequentazione” della country house. Motivo? “Le problematiche esasperanti che si stanno vivendo in questo nostro splendido Paese, causate dalla vostra categoria”. E quindi, politici a letto senza cena. Oppure, come insegna Gino Sorbillo, a letto con la cena, ma con 100 euro di meno (per una pizza). Nel caso del pizzaiolo napoletano, infatti, la protesta – ovviamente, anche qui, agevolata da materiale fotografico, alias cartelli –  non stava nel far saltare il pasto ai politici, ma nel renderglielo particolarmente salato: contro i 3,30 euro per una margherita ‘al pubblico’, deputati e senatori dovevano sborsarne un centinaio.

5. Usare la carta di credito

pagamento con carta di credito

Cash only. Per alcuni locali è un vero e proprio mantra. Per esempio, al D’O di Davide Oldani l’unico pagamento accettato è quello in contanti. Ma non è l’unico. Per esperienza, a Milano la partita dei ristoratori che non accettano le carte di credito o che storcono il naso quando vengono loro porte è ben assortita. Lo stesso Speak Easy di Roma si pronuncia sin dalla prima regola in maniera chiara: “Non accettiamo carte di credito, cash only”. Tralasciando per un attimo le considerazioni che vanno dalla tributaria “Così niente ricevuta, vero?” all’emancipata “Negli Stati Uniti si pagano con carta di credito anche le caramelle“, l’unica grande verità a riguardo è il momento di sconforto che ti prende quando realizzi che non hai i 7 euro del drink nel portafoglio.

6. Pagare separatamente

Regole Al Mercato

Quante volte al bar o al ristorante, abbiamo chiesto di dividere il conto in due parti uguali? Tante, quasi sempre a dire il vero. Eppure, incredibile pensarlo, esistono luoghi in cui non è consentito farlo. Per esempio Al Mercato di Milano, che al pari dello Speak Easy (ma con l’aggravante, se possibile, di non essere un club privato), stila una lista dei to do/don’t. E se alcune regole paiono sensate (vedere alla voce “Il rispetto del personale di servizio è un obbligo”), altre paiono parecchio più difficili da mandare giu. Non so a voi, cari lettori, ma personalmente trovo risparmiabili alcune postille del foglio A4 plastificato in accompagnamento al menu. Specie per il tono con cui sono poste (vedere all’odiosissima voce, “Non accettiamo prenotazioni, neanche per ‘te'”, o “La musica e il volume li scegliamo noi”). Dalle mie parti direbbero, “fly down“.

7. Scegliere menu diversi

menu-Dinner-Londra

Quando si va nei ristoranti, e soprattutto in quelli di un certo livello, bisogna togliersi dalla testa l’idea di poter ordinare menu degustazione differenti per ciascun commensale. È la regola anche al neonato ristorante romano Marzapane (che citiamo tra i tanti a causa del loro PR), dove però i gestori lasciano libero ciascun cliente di cambiare una portata in menu a testa. Nonostante le problematiche che sorgerebbero in cucina in seguito a ordini ‘misti’, molti clienti digeriscono difficilmente il dettame, reputandolo, nei fatti, una costrizione per l’intera tavolata. Figuriamoci come la prenderanno per un ristorante che addirittura la carta l’ha eliminata e potete mangiare solo a menu fisso secondo l’estro dello chef.

8. Ordinare con il cameriere

Ham Holy Burger Roma 01

Allignano in ogni dove gli esperimenti per rendere più tecnologico l’ordine. Si va da Ham Holy Burger al Marchesino, senza distinzione di alto o basso. Ma io mi innervosisco per questo divieto silenzioso di parlare con un umano che spiega pregi e virtù dell’ultima invenzione della cucina. E ho sempre il sospetto che flaggare l’opzione per il cliente sia l’imposizione del risparmio. Ma dei costi per il ristoratore.

9. Scattare fotografie

Fotografare cibo

All’inizio dell’era dei blogger e dei photo blogger, quando ancora la smania da condivisione era agli albori, per molti chef e ristoratori vedere fotografate le proprie portate ancora prima di essere assaggiate era un inequivocabile segno di inciviltà. E come tale, da vietare immediatamente. Nel corso del tempo, però, le posizioni a riguardo si sono via via ammorbidite e, se alcuni locali impediscono solo le fotografie con il flash, altri le hanno cominciate a tollerare. Due esempi del progressivo ammansimento sono Davide Oldani e Niko Romito. Entrambi partiti sul piede di guerra, le ultime notizie li darebbero come parzialmente guariti dall’allergia al flash.

10. Prenotare

indirizzo Oscar's ristorante fake tripadvisor

Il mondo, si sa, è pieno di gente che pacca. Che sola. Insomma, sì, che all’ultimo tira il bidone. I ristoranti lo sanno, e sempre di più, non accettano prenotazioni. Una forma di tutela, da parte loro, che li dispensa dal vedere la propria sala vuota di prenotazioni disdette. Una scomodità, per i clienti, che specie nei ristoranti più rinomati e se in comitiva, rischiano di aspettare le mezze ore prima che un tavolo si liberi. Per dire, ho perso il conto delle serate passate alla Casa delle Aie, a Cervia, ad aspettare che se ne rendesse disponibile uno. Certo poi il coniglio era spettacolare, ma intanto le zanzare mi avevano divorata e si erano fatte le 11.

E voi, siete clienti che si lasciano dire cosa fare? Oppure, preferite frequentare locali autenticamente ‘democratici’? Metaforicamente, se è vero che la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri, dove siete soliti piantare il punto di confine?

[Link: Roma.it, Il Messaggero. Immagini: Stefano Giovannini, ilquotidianodellazio.it, elenaborghi.com, veneziatoday]

27 Commenti

  1. “Ci si siede a tavolo completo” pure: non è meglio che un gruppo di tre aspetti il quarto seduti al tavolo e non in piedi in prestito in mezzo ai camerieri che devono passare? Boh.

    Il divieto ai bambini lo condivido, magari espresso in modo un po’ più gentile, ma ci sta.

  2. probabilmente si parla del ristorante e non della “burgheria” e vuol dire che devi prendere antipasto primo secondo contorno dolce frutta caffè e ammazzacaffè altrimenti sei un povero disgraziato che viaggia in economica.

  3. Basterebbe il buon senso ma purtroppo a molti manca!
    Siccome c’è l’idea sbagliata che se pago posso fare quello che voglio…anche non rispettare il lavoro altrui.
    Buttare briciole e cibo per terra a molti è normale tanto devono pulire!? Raccogliere?! mah scherzi!? Tanto ci sono i camerieri (la mancia?! figurati!)…ma a casa vostra fate lo stesso!?
    Portare il proprio cane dimensione cavallo o piccolo ma irrequieto-peloso-puzzoso al ristorante senza nemmeno chiedere se possa dare fastidio è normale anzi se viene fatta un’osservazione è il gestore che è incivile e poco amante degli animali!? Molti ristoratori sono costretti a fare una ridicola selezione dei cani all’entrata!
    Bambini: non vuol dire che il locale si deve fermare e girare intorno alle vostre amate creature, non pretendente di entrare con già la fame e voler mangiare con la tempistica di Mc Donald’s! Lasciare i propri figli senza un’educazione è una propria scelta che non può subire un ristoratore e gli altri clienti. Quanto meno quando combinano danni oltre a chiedere scusa si dovrebbe almeno fare il gesto di voler risarcire il danno e non andarsene via senza lasciare nemmeno la mancia!!!

      • …” come non può entrare!?!? Guardi che il mio cane ha il pedigree!! Ha vinto pure dei concorsi e le può fare bella figura al suo locale!”
        Sembra una barzelletta, ma purtroppo succede anche questo!

  4. Non andrei mai in un ristorante che mi imponesse alcunché. Evidentemente hanno troppi clienti e se lo possono permettere. Benissimo, ci sono tanti altri ristoranti ove mangiare più che bene senza ridicoli diktat.

    • Straquoto. Peraltro letto il diktat sarebbe un estremo piacere alzarsi e comunicare ai diktatori che si va a mangiare in un posto più democratico.
      Sei padrone in casa tua ? Benissimo, ma il mio portafoglio non lo avrai …
      Non parliamo poi dei pagamenti solo in contanti. A parte che in molti casi finirei a lavare i piatti, ma se non ricevessi in cambio una ricevuta più che perfetta aspetterei la Finanza sulla soglia ..

  5. ““Non accettiamo carte di credito, cash only”. Tralasciando per un attimo le considerazioni che vanno dalla tributaria “Così niente ricevuta, vero?”

    e te pareva che non facevate subito le solite illazioni…non vi viene proprio in mente un altro motivo per il quale in italia le carte di credito non siano ben viste da noi ristoratori se non un bieco escamotage per fare del nero?

    • Gli esercenti seri vedono benissimo l’uso delle carte di credito. Se un esercente non le vede bene per me è motivo sufficiente per evitarlo. A proposito, siamo nel 2014… siamo disabituati a portarci dietro la sacchetta con gli scudi d’oro… fatevene una ragione.

  6. siccome cé´un ristorante ogni 100 metri,perche´devo dare i miei soldi a un ristoratore per sentirmi come a “casa sua?” E´un mondo difficile…e pieno di fenomeni.

  7. Molte dei divieti sono specifici di pochi locali e, per quanto fastidiosi, sembrano colore.

    Tra tutti, quello che più frequentemente incontro e detesto è il divieto di prendere menù differenziati per i vari componenti della tavolata.
    E non parlo del menù turistico della trattoria a 15 euro, ma di menù degustazione a 100 euro.

  8. Quando entri in un locale entri a casa sua e sottostai alle sue regole, uguale uguale a casa di amici, vai e sai che certe cose non le puoi fare e altre sì.
    Il ristoratore di controparte farà in modo che all’ interno delle regole da lui decise tu possa essere coccolato il più possibile.
    Finchè quest’ equilibrio funziona tutto perfetto.

    • Paolo lei, evidentemente, appartiene alla categoria dei: siccome pago faccio come mi pare…
      Bene i clienti come lei sono i più odiosi ed odiati da chiunque faccia, con competenza e passione, il difficile mestiere dell’accoglienza.
      L’ italiano in particolare, inteso come cliente, è probabilmente il più arrogante, saccente e maleducato oltre che incompetente soggetto che possa frequentare un ristorante.
      Che è, e rimane, casa del titolare e dei suoi collaboratori, e che per questo che ivi vi accolgono cercando di essere i migliori ospiti.
      Con l’ onore e il piacere di servire, ma non di essere servi.

      • La Sua è la risposta più intelligente ed equilibrata che abbia mai letto. Complimenti. No bambini no cani se la libertà dei genitori o padroni lede la mia. La maleducazione e la volontà di pretendere che tutti amino ciò che io amo è la cosa più stupida, arrogante e quasi nazista che conosca. Ho cani e figli e mi son ben guardata dall’ imporre gli uni sempre e gli altri finché non avessero un’età da star seduti e non urlare a squarciagola come mi è capitato di sentire ieri (e in treno e aereo, dove neppure posso scendere e cambiar posto?).Una società puero- e animalocentrica, ridicola e sdolcinata. Mangiate con un bambino (non vostro!) che si aggrappa alla vostra tovaglia o un cane che al tavolo di fianco a voi si lecca il c…!

  9. la regola dei bambini è fantastica! la dovrebbero applicare in molti, magari con una leggera morbidezza. “se i bambini non sono educati e SEDUTI non sono ben accetti” così magari invece che dai genitori l’educazione la imparano da un ristoratore.
    l’ultima volta sono capitata tra due tavoli….uno di 15 bambini e l’altro con i genitori che da lontano pensavano di essere ascoltati. ho mangiato un antipasto e mezza pizza dopo di che sono scappata. non è possibile. e nn è meglio il cane che si mette sotto la sedia e nn rompe a nessuno? almeno non urla! e ubbidisce nel vero senso della parola.

    • Io sono basito dell’arroganza di missive come la tua. I cani si e i bambini no?

      Ma che società è quella in cui si raggiungono questi paradossi??

      Un ristorante è un luogo pubblico non un club privato. Vorrei vedere io se mi cacciano perchè sono andato con un bambino!!

  10. La discriminazione verso gli esseri umani dovrebbe essere sempre punita
    ..come vietano ai bambini potrebbero vietare a omosessuali o alle coppie o a chi non ha figli…e questo è sempre condannabile. Ovviamente per i Bambini ci dovrebbe essere un occhio di riguardo in più e gli spazi adeguati per permettere ai bimbi di muoversi liberamente e divertirsi dovrebbero essere obbligatori per aprire qualsiasi ristorante!!!!! sono gli adulti che si devono adattare alla modalità di esprimersi del bambino permettendo loro di trascorrere una serata divertente… se gli adulti non si adattano o vogliono il silenzio totale possono sempre stare a casa senza veder nessuno nella loro solitudine….e se non sanno apprezzare i bambini behh sicuramente sono persone molto vuote!!!!!

    • Monica non concordo assolutamente.

      Non sono gli adulti a doversi adeguare a bambini che spesso e volentieri sono maleducati, arroganti e caciaroni (come i loro genitori).

      Chi ha dei figli deve educarli in modo da portarli al ristorante senza che questi disturbino gli altri clienti e non lasciar fare loro ciò che vogliono per il fatto che “sono bambini”!

      Nessuno pretende che un bambino sia un soprammobile e che stia 4 ore fermo e muto, ma non posso nemmeno tollerare le urla continue e penetranti o il fatto che si avvicina al mio tavolo rovesciandomi il piatto o che corre per la sala mentre il cameriere sta facendo il suo lavoro.

      E tutto questo mentre i genitori non fanno assolutamente nulla e magari si divertono anche per la “vivacità” del pargolo!

      Se poi i figli sono educati e sono in grado di stare seduti il tempo necessario per la cena allora ben venga ma se non riesci a tenerli fermi nemmeno 10 minuti allora è bene evitare di portarli al ristorante, dove non è automatico che ci sia una sala giochi per loro e dove non è automatico che ci sia un’atmosfera adatta a loro e non deve essere obbligatorio in quanto il ristoratore pur non vietando l’ingresso ai bambini, ha il diritto di creare il suo target e quindi se preferisce la clientela adulta, non vedo perchè debba essere costretto ad avere una sala gioco se vuole aprire il suo locale.

      Per cui: se tuo figlio riesce a stare in un ristorante senza dare fastidio o provocare lamentele ben venga, altrimenti aspetti che cresca o lo porti in locali adatti a lui dove può giocare e dove la clientela è composta prevalentemente da famiglie.

  11. Italo Pedroni dell’Osteria di Rubbiara è un finto burbero….è una persona dolcissima. Però se siete permalosi state a casa perché il personaggio del burbero lo fa benissimo .

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