Pasticcio e Coffee Pot: teoria e pratica di una presentazione aperta a tutta Roma

Ristoranti

Pasticcio Roma sala

Non sarà l’ansia da Giubileo a Roma, ma due inaugurazioni nella stessa serata dicono quanto è in fermento la Capitale.

Alle 19.30, sono da Pasticcio: ristorante panoramico al quinto piano di un palazzo tra Porta Portese e Testaccio (Testaccio lo metto altrimenti devo dar ragione ai commentatori e il mio ego non è pronto a tutto ciò).

Non è una cena stampa o una presentazione di quelle che hanno infervorato i discorsi qualche giorno fa, ma un invito – aperto a chiunque – per conoscere la location e qualche piatto.

PasticcioPasticcio Roma InaugurazionePasticcio ristorante ultimo piano

Grazioso il ristorante che sembra un appartamento con vetrate ovunque e vista sulla Città Eterna. Buoni e particolari i cocktail, assolutamente troppa la gente. Soprattutto quella che pur di accaparrarsi un panino o un finger food ti saliva sopra i piedi; tanto che il mio collega e commensale ha dovuto cercarmi più volte in mezzo alla folla: chiamarsi sarebbe stato impossibile con la musica del dj-set non proprio bassa.

Pasticcio Roma Cucina

Veniamo al cibo. Non mi sono piaciuti i supplì, non sono stati nulla di che gli hamburger e le varie insalate di cous cous.

Si salva per il sapore (ma non per la panatura) la crocchetta di patate.

Mi è piaciuto molto il pasticcio al ragù che mi ha riportata ai tempi in cui era mia nonna a farlo. E su questo il mio commensale è stato d’accordo.

pizza Pasticcioinsalate

Sono quasi le 21: prendiamo al volo una pizzottella calda con pomodoro (non male), parmigiano e basilico mentre ci dirigiamo verso l’ascensore e facciamo un bilancio della presentazione, tenendo conto che però potremmo esserci persi dei piatti a causa del caos o per essere andati via così “presto”.

Bello il posto, buoni i cocktail, buono il pasticcio ma avremmo voluto assaggiare più elementi del menu. Forse, come accaduto alla presentazione di WeFood, sarebbe stato meglio proporre una degustazione a giornalisti e blogger e poi aprire le gabbie per coloro che “Ah, se magna aggratis? E che ‘stamo ad aspettà? ‘Namo”.

Immagino già le proteste dei duri e puri delle nuove aperture che si fanno il segno della croce e pronunciano anatemi: bisogna andare quando il locale è rodato, senza annunciarsi, senza farsi vedere, senza scroccare, senza… I privazionisti.

Coffee Pot TrastevereCoffee Pot Trastevere

Salgo in macchina, faccio viale Trastevere e parcheggio. A via del Politeama apre il Coffee Pot (bis).

Format a base di sushi, tacos e Mezcal: fusion jappo-messicano con influenze da tutto il mondo.

Anche in questo caso non è una cena stampa e anche in questo caso c’è musica (alta) e gente (tanta). L’ambiente (giovanile e prevalentemente under 35) è disteso e nessuno mi sale sopra i piedi per accaparrarsi il sushi.

Melissa Leone

Contrariamente a Pasticcio, dove non ho avuto modo di conoscere il proprietario e l’ideatore del format, qui mi ha accolta Melissa Leone: una bionda fighissima (via i pregiudizi sulle bionde che non ballano), proprietaria (non l’unica) di Coffee Pot, con una laurea in marketing presa un po’ per caso, una passione sfrenata per i viaggi e per l’arredamento d’interni, oltre che per il suo cane.

Susheria Bali

Motivo per cui non si è trasferita ancora a Bali (sì, in Indonesia), dove insieme al marito Giorgio ha all’attivo Susheria (che sta per fare il bis), ristorante di sushi fusion in mezzo alle risaie.

Coffee Pot Trastevere

La location (anche secondo il mio commensale sfiora il 10) non delude nemmeno in questo caso. Doppio ingresso: da via del Politeama e dal lungotevere, luci soffuse, divani, un lungo bancone, un salottino, panche con cuscini e sulla testa piante (vere, ovviamente) di ogni genere. Un buon mix sviluppato dal gusto dei proprietari e messo in pratica dai ragazzi di TrasformAzioniUrbane.

Non c’è alcuna esclusività per la stampa, ma l’accortezza di comporre un piatto che spiega la filosofia del locale e di accompagnare i commensali in una degustazione guidata. Che vi racconto proprio ora.

Il sushi mixa colori e sapori messicani e giapponesi, con qualche influenza mediterranea e internazionale.

Io ho assaggiato: Nigiri di salmone (9 €); Ceviche blanco: ceviche di spigola marinata agli agrumi, anacardi e cocco (11 €); Hirosaki roll: salmone, philadelphia, pomodoro secco, rucola (11 €). Teahupo’o: salmone, cream cheese o tartare al samone, pomodoro secco (10 €) ; Alaska smoked: salmone affumicato, rucola, avocado, maionese al basilico, tobiko nero (11 €) ; Black pepper roll: tonno scottato al pepe nero, cetriolo, semi di papavero, maionese al basilico (10 €); Naturista: salmone, cream cheese, uova di salmone, mango (11 €). Coffee Pot roll: salmone scottato, gambero cotto, pomodori secchi, salsa dinamite, avocado (11 €).

Tutto molto buono.

Lo spirito del Messico si sente tra i cocktail, in particolare con tequila e mezcal: ce ne sono una dozzina nel menu.

Bilancio di Coffee Pot Trastevere: bellissima location, cibo buono (sarà da tornarci), ambiente delizioso, tra personale e clienti. Ah, alcune bionde spaccano.

Bilancio della serata? Sono tornata a casa sicuramente piena, sicuramente “allegra” (bevi di qua, bevi di là…), sicuramente con qualche domanda su come dovrebbe essere l’inaugurazione di un ristorante.

Forse il festone con musica va bene per un (buon) format come Coffee Pot, ma non per Pasticcio, dove avrei voluto avere l’impressione di essere più “a casa” visto che è all’ultimo piano di uno stabile (a proposito, ci sono anche le lift girl, le addette all’ascensore, ad accogliervi).

Se dovessi scegliere dove tornare questa sera non avrei dubbi. E voi?

[Immagini: GoldStarNow]