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Poco visibile forse in un angolo del piazzale davanti alle Colonne di San Lorenzo, un po’ “schiacciato” dai locali vicini, Panini di Mare è una gran bella idea  che viene, come ormai spesso accade qui a Milano, dal Sud.

Per l’esattezza, da Peschici, ridente località marinara sul Gargano, in provincia di Foggia.

La Puglia, insieme alla Campania (e in misura minore alla Sicilia) sta “colonizzando” le tavole meneghine, fra locali e ristoranti di ogni tipo: dalle panzerotterie (Breri, Bis, Il Priscio) ai lounge bar, ai ristoranti. E dalla Puglia, da Polignano a Mare, viene anche il nuovissimo Pescaria (ma dove andrà mai l’accento?).

Ma cos’è esattamente Panini di Mare? Leggiamo dal sito: si tratta del “primo Italian Food Concept basato su una ristorazione di mare veloce, sana ma soprattutto di grande qualità. Il concetto PdM è il risultato del percorso personale di Mario Ottaviano, chef e patron del Trabucco da Mimì, luogo unico nel panorama gastronomico mondiale, in cui da ormai 5 generazioni si accolgono amici e visitatori tra le terrazze sul mare e gli argani di quella futurista macchina da pesca che è il Trabucco in cui si cucinano piatti con il pescato fresco del trabucco stesso, del Gargano o dell’Adriatico.”

Suona bene. I Panini sono da maggio 2015 a Firenze, sono a Peschici e a Vieste, e prossimamente saranno anche a Torino.

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Il locale milanese non è molto grande, ma in questa stagione può contare su una serie di tavolini all’aperto; la posizione è un po’ defilata, anche causa lavori di ristrutturazione dello stabile di fianco, ma ottima, proprio di fronte alle Colonne, dalle quali è separata da un’aiuola. Il menù è anche esposto su una lavagna all’ingresso: una decina di panini, qualche insalata, carpacci. Pesce, appunto, dappertutto.

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Pulp Fiction (10 €) è uno di quelli semplici: polpo alla griglia e peperoni. Buono il pane, buona la cottura del polpo, ottimo accostamento.

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Mi è piaciuto anche Istanbul (4,50€): kebab di pesce, misticanza, pomodorini, salsa yoghurt, erba cipollina. Il kebab comprendeva mi sembra calamari, sgombri, polpo e gamberi: forse qualche pezzetto un po’ più duro del dovuto, forse il tutto leggermente asciutto ma certamente saporito (una nota di merito al filo d’olio sopra il pane). Qualche minuto di attesa più di quanto pensassi: bene, vuol dire che i panini vengono lavorati, o assemblati, al momento.

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Mi piacciono questi Panini di Mare; per la cronaca, mi sono stati prospettati per questa settimana panini con gamberi rossi e burrata…

Che dite, ci vado?

Panini di Mare. Colonne di San Lorenzo, Corso di Porta Ticinese. Milano. Tel. +39 0249532373

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati]

14 Commenti

  1. Vai e digli di correggere i prezzi che va bene che a Milano siamo tutti cotilloni ma ci sara’ un limite o adesso pensano tutti di partire dal paesello e diventar ricchi vendendo pizza d’autore e panini.
    Intanto comincio a notare che un po’ di improvvisate e fighette pasticcerie siciliane stanno chiudendo.

  2. “e va bene che a Milano siamo tutti cotilloni ma ci sara’ un limite o adesso pensano tutti di partire dal paesello e diventar ricchi vendendo pizza d’autore e panini”
    .
    Questo pensiero e l’altro post sui panini di Pescaria mi hanno stimolato.
    Sono rimasto impressionato dal fatto che c’è una fila incredibile per dei…panini di pesce da Pescaria. Ora saranno anche ottimi ma non mi sembra che facciano delle cose trascendentali da giustificare queste file. Noi osservatori esterni facciamo fatica, a volte, a capire l’antropologia di certe manifestazioni.
    .
    Quindi, come fa intuire il post, basta un’ottima organizzazione mediatica del marketing e… dei semplici panini di pesce… diventano cool.
    .
    Ah, mi dice un amico che pure a Napoli…fanno la fila…per dei panini o hamburger…mediatici.
    I VEGANI, infine, che protestano sono un altro specchio del tardo (e lungo) postmodernismo che impregna la società contemporanea.

    • Ci sono diversi fattori in gioco: l’idea dell’evento, andiamo a vedere il posto nuovo e a sentire come sono i panini; i social, che amplificano gli eventi diffondendoli oltremisura; la regionalità, non dimentichiamo che la comunità pugliese è molto presente a Milano, e che l’andare a vedere un posto nuovo lontano da casa può essere un richiamo; la zona, comunque trafficata, anche se laterale rispetto a corso Como.
      In quanto all’affermazione iniziale: molti diventano ricchi – buon per loro – vendendo pizza e panini: Briscola sta aprendo un locale nuovo, persino Domino, le seconde terze quarte sedi di hamburgerie sono ormai all’ordine del giorno… Molti magari son diventati poveri, e mi spiace: ma l’unica cosa certa è che chi può permettersi di spendere per panini pizze hamburger costosi lo fa, e dubito che il resto della settimana viva a pane e acqua, e chi purtroppo non può non lo fa – non c’è nessun obbligo alla spesa costosa né al non spendere.
      Insomma, se io sono così scemo da spenderee 14€ per un panino che ne vale 1,40, sono affari miei…

  3. Come si può vedere ho incentrato il mio commento tutto sul fenomeno socio-antopologico della fila al Pescaria.
    Il collegamento con questo post è questo: i prodotti sono molto simili e entrambi vengono dalla Puglia.(Qui non c’è fila)
    Il collegamento con la frase di abi è sul fenomeno reale di molti che vengono a Milano(da tutte le parti) e che pensano di poter vendere i propri prodotti a prezzi più alti:gli esempi sono tanti.(Ma ho sempre evidenziato, in alcuni post, come Milano ci sorprende per rapporto qualità/prezzi in alcuni locali)
    .
    Quindi, in questo caso, non mi sono soffermato sul prezzo dei panini che non è ,poi, cosi scandaloso a Milano, come per altri prodotti che ci fate conoscere attraverso i vostri articoli dalla città meneghina. Ma ho puntato l’indice sul fenomeno sociale fila al Pescaria(e non qui alle Colonne di San Lorenzo). Penso che tu abbia contribuito a chiarirlo come già il post aveva fatto.
    PS
    Ho un amico che sta per salire a Milano per incontrare la figlia che studia marketing alla bocconi.
    Ed ama le file gastronomiche come quelle ai musei che visita.
    Ha già programmato una visita al Pescaria e poi vorrebbe andare da Grom alle Colonne di San Lorenzo. Lui si è fatto molte file alle Grom delle città che ha visitato.
    Ma ha un dubbio: dopo la vendita all’Unilever e dopo che tutti sanno che i suoi gelati non sono artigianali la fila da Grom c’è ancora?
    Oppure indicategli una gelateria milanese con fila.
    Ogni tanto gli dico: ti ricordi quando giovanissimi, viaggiando, ci fermavamo dove c’era la fila di camion fermi sulle statali?

  4. Riprendo il discorso di Paolo fatto in altro post.
    “Una esperta in selfie!?! Andiamo bene. Peppino, fatti un giro su facebook for business, impara a fare belle foto, guarda l’esempio di Pescaria a Milano e Polignano a mare. Non è impossibile!”
    Non conoscevo Pescaria ma la rete, in questo è utile, in modo veloce fornisce informazioni e, quindi, voglio aggiornare l’opinione già espressa qui che resta, comunque, sempre valida(il fenomeno fila e il ruolo dei social)
    1 Lo chef Mele è un bravo cuoco foggiano. Un cuoco di mare e pesce cucinava principalmente a Bologna nel suo ristorante.
    2 Sul web ci sono decine di video in cui si esibisce e molti sono dedicati proprio ai panini che fa in Pescaria.
    3 E’ sicuramente bravo ma non sta preparando nulla di trascendentale. Un cuoco di media preparazione di mare è in grado di fare agevolmente i suoi panini. Io dico che anche uno bravo a casa li può fare senza grandi sforzi. In questo senso riprendo la conclusione del commento di Paolo: “Non è impossibile!”(lì riferita soltanto ai selfie ed a come valorizzare un locale)
    4 Detto questo Pescaria presenta delle novità interessanti che sinteticamente espongo. E’ innanzitutto originale l’idea e la capacità organizzativa nel realizzarla che non è semplicissima.
    Anche se l’idea di fare street food di pesce non è nuovissima. Già si fa, in vario modo, in tutto il mondo ed in Italia. Anche il fatto che c’è alle Colonne di San Lorenzo un locale pugliese simile lo dimostra. Ma, forse, va riconosciuta a Pescaria una realizzazione più articolata e strutturata di altre già esistenti con un’offerta ampia.
    5 La conclusione è sempre quella di Paolo: non è impossibile replicarla per chi ha i mezzi e le intenzioni di aprire uno street food diverso. Chiaramente nelle città o in località che vedono grossi afflussi estivi. Dicono che sono arrivati anche a mille panini. Quasi 20.000 euro d’incasso lordo(calcolando anche qualcosa da bere). A milano forse li avranno superati.
    6 Io non conosco bene Milano per dire se esisteva un vuoto e Pescaria l’ha colmato. Milano è la città italiana con la più ampia offerta di locali: c’è di tutto e di più, anche l’ultraspecializzazione. E’ anche, dicono, uno dei più grossi mercati del pesce d’Italia e di offerta in locali di pesce ce n’è. Ma, forse, questa è nuova.
    .
    Si parte dal più diffuso e semplice dei panini italiani: una rosetta di 80 90 gr.
    Ma non chiedetevi quanti grammi può contenere.

  5. Da Repubblica “Il fascino della fila……………………………….
    È VERO, perdiamo tanto tempo in fila, nella vita sciupiamo ore e ore in attesa di arrivare a quello sportello lontano, che a volte si chiude proprio quando è arrivato il nostro turno. Per questo ormai tanta gente paga le bollette da casa, il computer annulla il tempo, un clic e tutto va a posto. In fila ci restano solo gli imbranati tecnologici, anziani, immigrati, donne di casa: e anch’ io spesso sono tra loro, perché a me stare in fila venti minuti in un ufficio postale mi piace, mi sembra sempre un’ ottima occasione per capire il mondo.
    Lentissima la fila procede,
    non si può fare nulla per accelerarla,
    non si può scavalcare chi ci sta davanti, anche se qualcuno ci prova sempre, bisogna solo aspettare.
    Ma ogni volta imparo qualcosa.
    Ci sono conversazioni fatte solo di allusioni, che però tutti sembrano capire perfettamente: «Certo, eh? come siamo messi…», «E che non lo sai, ci si consuma», «Mai una gioia, è tutta dismissione di salute», «Oggi così, domani pure, come diceva mio nonno è er continuo che ammazza…».
    Le persone sembrano rassegnate,
    il tempo si ferma
    e si aprono improvvise confidenze,
    .
    partono raccontini, ricordi, aneddoti, un po’ come accadeva in treno anni fa, e ora non accade più perché nelle carrozze tutti stanno attaccati al telefonino o al computer.
    .
    «Mia figlia dice che in Olanda è diverso, ora abita lì, si trova bene, anche se qualche volta piange» dice una signora, e un pensionato aggiunge: «Roma è così bella, ma i miei nipoti non ci vogliono più stare, se ne vanno». E via, i discorsi si intrecciano, qualche ragazzo prova a fare il galante con una segretaria piena di buste da spedire, lei sorride, un po’ ci stae un po’ no. In un tempo di grigia solitudine, a Roma una fila può diventare un piccolo viaggio da condividere con gli altri, una bella raccolta di storie da ascoltare” (da Repubblica)
    .
    PS
    Una volta, come dice l’articolo, in treno si parlava.
    Una volta, nemmeno tanti anni fa, non eravamo chinati sullo smartphone.
    Una volta chiedevamo: dov’è una buona pizzeria nel quartiere? E non leggevamo classifiche e Tripadvisor.
    Una volta a tavola non si facevano scatti da pubblicare su pinterest. O non si controllavano facebook e i social.
    Una volta.
    E allora perché non riscoprire il fascino di una fila … per mangiare un panino.
    Io penso che la fila abbia un potere di attrazione forte.
    Si riscopre un “senso comunitario” perduto nella società del web e dei social.
    Si sta insieme agli altri.E molto vicini.
    La fila è democratica: tutti in piedi ad aspettare il proprio turno. Senza raccomandati senza privilegi.
    L’uomo atomizzato della società contemporanea digitalizzata riscopre il senso comunitario “reale” dello stare con gli altri in carne e ossa e non virtualmente.
    Nascono, magari, amicizie: “ci rivediamo alla prossima fila da…” o “questo è il mio blog dove recensirò la pizza che tra poco mangeremo e così mi fai sapere cosa ne pensi”> “ci possiamo fare un caffè dopo e ne parliamo subito”> “da Sorbillo non c’è caffé e poi vado a farmi un gelato da Grom …dove mi aspetta un’altra bella fila”.
    .
    Si, è proprio bella una fila.
    .
    E se, poi, la pizza fosse gommosa non fa niente perché…
    ho fatto una BELLA FILA
    PPS
    Un studio della Bocconi calcola che il fenomeno fila è in forte crescita.
    Ci saranno file anche di 5.000 clienti e lunghissime.
    Si prenoterà per un posto in fila: è pronta una nuova app su google play.
    Chiuderanno centinaia di locali perché le mega file assorbiranno la maggior parte della clientela.
    :
    Il motivo, dicono gli studiosi, è nel bisogno indistruttibile di sentirsi non atomizzato ma membro di una comunità.
    … perché non bastano i social.
    PPS
    «Tra quarant’anni, quando Internet crollerà in una gigantesca implosione di stupidità, voglio poter dire: io c’ero» (S J)

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