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Ebbene sì, lo affermo pubblicamente: sono andato all’inaugurazione della nuova pizzeria Da Michele I Condurro in via Orti a Milano nonostante non sia il vero Da Michele a Forcella, quello che ha stregato finanche Julia Roberts.

Anzitutto perché erano già alcuni mesi che mi chiedevo cosa sarebbe successo in questi locali, che fino a qualche mese fa avevano ospitato Bacicha, ristorante argentino e pizzeria, aperto dalla famiglia De Martino. Scomparso Bacicha, dopo settimane di abbandono, in poco tempo è arrivata questa nuova pizzeria, direttamente da Fuorigrotta a Napoli.

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Abbiamo già avuto modo di raccontare le vicende legate al nome Da Michele – tanto che una delle prime cose che ci hanno detto è stata proprio che il nome esatto della pizzeria è “Da Michele I Condurro”, ovvero Michele, nipote del capostipite della pizzeria Da Michele, e di suo figlio Raffaele – quindi pronipote del capostipite.

Ecco, mi sta venendo il mal di testa. Ma mi sembra di capire che se voglio assaggiare la pizza Da Michele l’originale dovrò andare a Napoli, a Forcella, o dal 20 novembre a Roma dove sarà inaugurata la loro prima pizzeria fuori dal perimetro partenopeo. Oppure volare a Londra.

Comunque, questo ramo dei Condurro rivendica con orgoglio l’appartenenza a una tradizione di famiglia che ha riscoperto una decina di anni fa dopo essersi dedicata al commercio di abbigliamento, e dall’altra con l’insegna se ne distacca forse in maniera non del tutto convincente.

Io, da parte mia, son qui per la pizza.

E per la pizzeria: il locale è ampio, una saletta all’ingresso, un’altra più grande con il forno, a legna, e dietro la cucina, dove si muove lo chef Antonio Schiano. Una terza saletta sulla destra: è quella riservata a giornalisti blogger comunicatori vari.

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Una tavolata a “elle” la riempie, impedendo o per lo meno ostacolando il movimento, il passaggio delle persone e dei piatti, la visuale di quanto accade, i rapporti fra i convitati – come si sarà capito, non amo molto questa soluzione, che trovo irritante.

La serata è iniziata con un assaggio di straccetti di pizza dorati, al ragù napoletano e con genovese napoletana: buoni, ma l’averli serviti in conetti ha implicato una serie di acrobatismi pericolosi per estrarre dal fondo l’ultima polpettina o i residui brandelli di genovese.

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Una volta seduti, ci sono arrivati da condividere dei supplì classici, al ragù, buoni, e altri di riso Venere, ricotta e castagne, serviti su una vellutata di zucca: idea che sembrava carina, ma che non era, a mio giudizio, abbastanza decisa nel gusto . Molto buono il crocchè di patate, classico, con provola affumicata e salame di Napoli: buono il primo crocchè, il secondo, il terzo, il quarto…

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Anche il timballo di melanzane e la frittatina di pasta non mi hanno entusiasmato: anche qui, mi è sembrato, alla fine del boccone, che mancasse qualcosa.

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E poi, finalmente, le pizze. Sono pizze “a rot’ ’e carr”, se non ho capito male lo stesso panetto di una pizza napoletana normale ma allargato come una ruota di carro; la pasta risulta quindi abbastanza sottile, e il cornicione non alto quanto quello della napoletana. Farina del nostro sponsor Molino Caputo, 30 ore e passa di lievitazione, ingredienti di qualità (pomodori Gustarosso, fior di latte di Agerola di Fusco, mozzarella di bufala campana di Ponte a Mare).

Prezzi.

Antipasti da 5/6 € fino ai 12 € della Mozzarella in carrozza rivisitata. Una dozzina le pizze in carta, dai 7 € della marinara agli 8 € della margherita di Nonno Michele ai 12 € della San Daniele; e pizze gourmet dai 9 € di o’ ‘Cipp a Furcell (che vuol dire tanto antica da essersi dimenticati l’origine) in su, fino ai 16 € della Spaccanapoli, con Nutella cioccolato bianco granella di nocciole zucchero caramellato e altro “a fantasia dello chef”.

Di pizze, ne abbiamo assaggiate tre.

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  • la Margherita Condurro con Pomodoro San Marzano Dop: Fior di Latte di Agerola, Pomodoro San Marzano Dop, olio evo, Formaggio grattugiato e basilico
  • o’ ’Cipp a Furcell: una pizza bianca con un velo di sugna di Maialino Nero Casertano, Aglio dell’Ufita, Pecorino Romano grattugiato e basilico: sicuramente merito del maialino, nero per di più, o proprio della sugna, ma l’ho trovata buonissima
  • All’ombra del Vesuvio: Pomodorini del Piennolo del Vesuvio Rosso e Giallo, bocconcini di Fior di Latte di Agerola, Provolone del Monaco e basilico – mi aspettavo qualcosa di più, a dire il vero.

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Mi ha convinto Michele? In parte sì, in parte no. Mi sembra di capire che mantenere l’ingombrante nome (che è il suo di battesimo) alzi di moltissimo le aspettative – e in effetti mi è rimasto un tanticchio di insoddisfazione.

Diciamo che comunque l’accoppiata pizza da Michele/Julia Roberts spariglia non poco le carte a favore della pizzeria originale – ma Julia lo avrebbe fatto anche mangiando una scatoletta di Whiskas – non so, magari anche facendo crescere le mie aspettative…

E diciamo anche che, non fosse stato per i grandi quadri con il Vesuvio stilizzato che ricoprivano le pareti, avrei detto che questa pizzeria ti fa sognare il Vesuvio.

Ma mi resta comunque il desiderio di assaggiare margherita e marinara del Michele originale.

Anche perché non so (ma lo spero…) se dopo Roma (e non Porta Romana) Da Michele l’originale aprirà anche a Milano (ormai ci vengono tutti: anche i Fiocchi di Neve di Poppella…) o mi toccherà prendere il treno e andarci all’ombra del Vesuvio.

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Chissà se Michele avesse chiamato la sua pizzera Da I Condurro se ci sarebbe stato tutto ‘sto can-can mediatico…

Da Michele I Condurro. Via Orti, 31. Milano. Tel. +39 0283528042