Milano. Una pizza che costa 28 euro può dichiararsi gourmet spennapolli?

Mettete da parte il ramoscello d’olivo e applicatevi sulla questione “Quanto può costare una pizza?”

L’argomento ritorna alla luce dalle profondità carsiche del prezzo corretto ogni volta che a pizza viene associato il termine gourmet.

L’aggettivo più tartassato e peggio utilizzato della storia gastronomica del web 2.0 ha dato la stura ad una serie di declinazioni in salsa nostrana che fanno il paio solo con l’abuso della parola chef.

Una pizza gourmet è quindi una pizza con prodotti d’eccellenza o adatta a palati fini e sopraffini. Il resto, croissant (si suppone con margarina) per il popolo.

Su Facebook è divampata la polemica per un post di Adriano Aiello che ha ripreso un articolo di Scatti di Gusto dal significativo titolo Capperi che Pizza e che prezzi elevati nella nuova pizzeria gourmet che apre a Milano per chiedersi se una pizza con il prosciutto crudo può costare 28 euri.

Avendo anche l’aggravante del bicchiere che sorregge il prosciutto in perfetto stile buffet anni ’80.

A quanto leggo, questa pizza bianca (gourmet eh, non scherziamo…) con 6 o 8 fette di crudo di Parma costa 28 euro. Non è uno scherzo. Sì, lo so, chi parla di prezzi è un barbaro fomentatore populista, adoratore di flame dal consenso facile, un ristorante non è solo quello che hai nel piatto, il convivio, la qualità e bla, bla bla… Auguri a tutti.

La colomba di Pasqua ha iniziato a volare radente al suolo.

Allan Bay è intervenuto per sottolineare che la qualità degli ingredienti si paga.

Ma ha contribuito ad impallinare la colomba.

D’altronde si sono levate in volo le aquile e per il pennuto della pace c’è stato poco da fare.

Che un prezzo elevato di una pizza, per quanto possa essere giustificato da impiego di ingredienti di eccellenza, debba essere preso con le pinze è fatto risaputo.

E mi era sembrata cosa buona e giusta far intervenire l’addetto stampa della nuova pizzeria gourmet (disclaimer: uso l’aggettivo perché il marchio è registrato dalla famiglia Acciaio ed è utilizzato per il Circuito Pizzerie Gourmet di cui fa parte anche Lievità), Luisa del Sorbo.

Che è contravvenuta alla prima regola fondamentale dei social. Non quella di giustificare un prezzo elevato di una pizza, ma scrivere un commento di 5.000 battute.

A questo punto è intervenuta la contraerea che aveva riposto i cannoni dopo la battaglia di Londra e il bianco pennuto è venuto giù alla velocità della luce.

Prendete fiato e leggete perché una pizza può costare 28 euri (aggiunta qualche correzione di battitura al testo originale e inseriti spazi tra paragrafi per facilitare la lettura, ndr).

Io credo si stia creando confusione per nulla. Mi spiego. La particolarità del menù e’ che il
Cliente può scegliere cosa mettere sulla pizza e quindi nel caso del prosciutto la differenza e’ data dalla stagionatura. L’impasto e’ idratato al 70% ed e’ fatto con Farine di tipo 1 e tipo 2 di grano 100% italiano (quindi totalmente tracciato) ed e’ realizzato con poco sale. Risultato? No si beve tutta la notte perché la pizza e’ digeribile e non salata. E il prosciutto e’applicato a crudo appunto per non rovinare il prodotto. Il bicchiere può piacere o meno (questo e’ soggettivo).

Va dunque analizzato

1. Siamo a Milano (intendo quindi che i prodotti vengono importati da ogni dove ma non ci sono coltivatori di pomodori del piennolo DOP a Milano)

2. Capperi che Pizza e’ del circuito Pizzerie Gourmet (marchio registrato della famiglia Acciaio).

3. I prezzi se si analizza la cosa in modo astratto diventano criticabili, ma la verità e’ che si può scegliere quale tipologia di pizza mangiare, con quali prodotti (tutti genuini, tracciati e perlopiù DOP, IGP o biologici – addirittura le bibite sono biologiche e non trovate nel locale la COCA COLA ma la kinder cola senza conservanti e caffeina).

Dunque i prezzi variano in base alla tipologia di prodotto richiesto, le margherite sono di 8 Tipologie (e vi consiglio di provare quella con il corbarino, DIVINA), appunto perché si può scegliere quale pomodorini usare o quale mozzarella (fior di latte di Agerola oppure bufala campana, di Alvignano).

Ci sono poi alcune pizze realizzate con prodotti che già solo acquistarli e farli arrivare a Milano costano. Quindi la differenza non la dovete analizzare sul prezzo di una pizza (con tutti prodotti al TOP e che hanno dei loro prezzi di mercato a prescindere dalla pizzeria), bensì in base al vs. gusto e scelte. E’ come lamentarsi perché si va al ristorante e paghiamo un conto alto dopo aver bevuto champagne e mangiato caviale.

4. Senza tener conto in questa analisi di: ambientazione e servizio. Capperi che Pizza Esprime uno stile di vita non da Nababbi ma di chi nella natura ci crede e tutela il proprio organismo ingerendo prodotti buoni e tracciati. Si può scegliere di mangiare altro…ci sono milioni di Pizzerie e luoghi dove ingerire pomodori definiti DOP ma che poi risultano acquosi ed insipidi perché facevano parte della raccolta di inizio o fine stagione e quindi non ancora polposi o senza sapore perché pieni di acqua. Io direi di spostare l’attenzione NON sui prezzi ma appunto sui PRODOTTI! E capire che anche i capperi non sono da supermercato, bensì di Salina. Addirittura gli arancini vengono fatti con RISO DOP, unico in Italia. Facciamo tutti i professori dicendo che bisogna aiutare contadini e produttori!

Con Capperi che Pizza si ha la piena dimostrazione su come un Buon Prodotto anche di piccole quantità ( e quindi più costoso a causa delle leggi del mercato: per come e’ stato prodotto con quali tecniche di selezione, produzione e ciclo di trasformazione, burocrazia per riconoscimenti della tracciabiàita totale oltre che spedizione) fa la differenza.

La famiglia Acciaio si e’ preoccupata di selezionare personalmente questi prodotti, al punto di mettersi in gioco acquistando coltivazioni di pomodori prima della semina incentivando i contadini a curare la terra sul Vesuvio con tecniche sane ed analizzando mese per mese il momento preciso in cui raccogliere.

Ripeto! Si può scegliere di pagare di meno, ma non venite a parlarmi di Gourmet e di prezzi facendomi trattati su un bicchiere invece di chiedervi ma la tipologia di prosciutto? Sarà stagionato? Sarà tracciato? Sarà saporito? Oppure e’ da supermercato confezionato?!

Signori vi invito a visitare la pizzeria e a farvi spiegare ogni prodotto che state mangiando, a leggere il menù dove tutto questo e’ raccontato e definito e scegliere gli ingredienti che volete sulla pizza (perché da Capperi che Pizza potete scegliere come già scritto addirittura che tipo di margherita si vuole e farsi definire al palato il retrogusto finale che si vuole avere).

Ritornate ad assaporare ciò che mettete in bocca, ad informarvi su cosa state ingerendo e Scegliete di Volervi Bene, portando a casa un prodotto da mangiare con la certezza che Non vi farà male! Oppure scegliete un’altra tipologia di pizza, MA VI PREGO abbiate il coraggio di NON scadere nel populismo, ma di utilizzare il cervello e il palato in modo analitico.

Bababoom, apriti cielo.

Dopo le aquile, è il turno dei falchi. Adriano Aiello, fino a questo momento misurato pur nella sottile venatura polemica ha tracimato.

Luisa Del Sorbo ci vuole comunque un grande coraggio o una grande faccia tosta a entrare su una bacheca e permettersi di dire di “utilizzare il cervello e il palato in modo analitico”. Stai facendo la venditrice sulla mia bacheca e stai facendo anche la lezioncina, stai perfino postulando l’idea che a Milano, sotto i 28 euro, non posso mangiare una buona pizza con il crudo. Stai dicendo che tutti gli altri non si fanno del bene. Vogliamo cominciare a fare dei conti. Con 4 euro li sopra ci metti un prosciutto di Dok Dall’Ava (può andare?). Vogliamo mentire e dire che al massimo livello quella pizza costa 6 euro? Ce ne vuoi guadagnare altri 22, ok. Non mi fare la morale su cosa mangio però perché se non ti rendi conto essere inappropriata abbiamo un problema

Ecco, a voi manca solo il link a tutta la discussione e a noi il vostro parere su quanto possa costare al massimo una pizza per dirsi gourmet senza sembrare un’esagerazione.

Pur se si utilizza prosciutto della colomba venuta giù a colpi di post in questi giorni di festa.



33 commenti su “Milano. Una pizza che costa 28 euro può dichiararsi gourmet spennapolli?

  1. Interessanti osservazioni.
    A cui aggiungo qualche mia banalità.
    1. Gentile Luisa: potresti pubblicare quantità e prezzi dei vari ingredienti, affitti spese compresi, ed eventuali ricarichi: così il tuo discorso sarebbe chiarissimo.
    2. Nei commenti al post di Azzurra leggo di una signora Niki che si lamenta per aver speso 47 €, di un signor Carlos che ne ha spesi 70: però avete scelto le pizze, le avete lette sul menù, dove presumo ci siano i prezzi… potevate prendere solo due arancini, dire mi sembra tutto caro, e andare alla pizzeria di fronte…
    3. Se è corretta l’osservazione “la qualità costa” – la domanda è “costa troppo o c’è chi ci gioca su?”
    4. Quante migliaia di tonnellate di capperi produce Salina, di pistacchi Bronte, di piennoli Piennolandia? e arrivano sempre sulle nostre pizze?
    5. Anche la Ferrari costa più della Punto, il culatello più del prosciutto: è troppo?

  2. La riflessione mi sembra giusta e giustificata dalla follia dei prezzi. Ho seguito anche io sulla pagina fb di Aiello la cosa e il dibattito è interessante. In questa sintesi mi pare mancare la cosa più giusta scritta proprio dall’autore, ovvero la risposta a Bay che subito dava del populista a chi contesta un prezzo dl genere

    Meglio il populismo che la difesa a oltranza dell’indifendibile. Se permetti la pizza col crudo a 28 euro io non la mangio. Di spicciolo trovo solo il conformismo con cui si è passati a sposare sempre e comunque solo le ragioni dell’impresa.

  3. La puntualizzazione di Bonati va nella giusta direzione. Prendiamo un Parma tracciato con tutti i crismi (bolli, timbri, certificati): a 28 euro il consumatore acquista un 40 mesi in gastronomia. Il consumatore, non il negoziante lrima del ricarico…
    Ma alla fine il sottostante della dettagliata replica della pizzeria è: ‘questo è il mercato, bellezza, ti liaccia o non ti piaccia’.
    Orbene, se questo è vero, e in parte lo è, sarà il mercato a giudicare.
    Ricordando che ‘mercato’ oggigiorno non è la bancarella dove fanno la spesa i popolani, ma anche la bacheca fb e i commenti social-qualcheccosa, dove si fanno e si disfano fortune ed epic fail; ‘ti piaccia o non ti piaccia’.
    Insomma, dare del volgaVe populista (aka baVbone senzasoldi) a chi esprime una legittima perplessità, equivale a insultare chi passa davanti alla tua vetrina e non entra per gustare adorante la pizza gourmet da 28 euri.

  4. Vediamo un po’ di conti.
    250 g di mozzarella al banco fanno 3 €, con il trasporto arriviamo a 5 €? 3-5 grammi di olio evo costano circa 15 centesimi? Raffinato è il petrolio, non la farina che è macinata: un sacco di farina bio da 25 kg costa intorno ai 30 €, vogliamo dire 2 € al chilo, quindi un panetto da 260 grammi con buona idratazione costa 40 centesimi? Resta il prosciutto: facciamo 50 € al chilo che vuol dire 100 grammi = 5 €? Totale spannometrico: 11 € costo delle materie prime. Ci metto la legna, il pizzaiolo, l’affitto e il resto per altri 4 € (e mi sembra un’esagerazione come il resto comprando al banco) e arrivo a 15 €. 13 € di guadagno non è male, lo ammetto.

  5. Prosciutto a 50 e mozzarella a 13…….noooo li pagano molto meno…..una pizza del genere non supera 7-8 euro di food cost compreso affitto e pizzaiolo.Chi l ha aperta pensa che a Milano possono spendere.

  6. premessa: si può scrivere un pezzo partendo da un post di fb? oltretutto un post tra Aiello (chi?! ndr. ironico: so che scrive su dissapore e su streetfoodamilano) e Bay, famoso critico a cui piace tutto, sempre. cosa volete che vi dica la capo ufficio stampa degli acciaio? siete a livello della lucarelli.
    per la pizzeria: chissenefrega. avete mai preso una bottiglia di vino seria in un ristorante serio? il prezzo finale é il prezzo del produttore per tre, più IVA. e mi sembra che nessuno scriva pezzi inutili sui blog.
    auguri alla famiglia acciaio, solo il tempo dirà se hanno avuto ragione. intanto, stiamo facendo il loro gioco, con tutta questa pubblicità : un sacco di mentecatti andranno da loro solo per dire di esserci stati (ma spenderanno solo 20€ per pizze base, uguali alle altre pizzerie). vi stupisce la pizza a 28€, quando ci fregano da sempre con margherite a 12/15€?

    • Certo che si può scrivere un pezzo partendo da Facebook e da quello che dicono due autorevoli esponenti dell’arte manducatoria eccetera: è un modo per acchiappare lettori, che è il nostro fine ultimo e a quanto pare ci stiamo riuscendo.

      Ma il tuo discorso ha un senso, naturalmente: i prezzi sono fatti secondo parametri più o meno scientifici, ed economici: comprendono le spese per le materie prime, l’affitto, per l’affitto, la ristrutturazione, per il personale, per le tasse – con tutte le variabili del caso (la posizione del locale, il fatto che sia in una zona dove si lavora meglio di giorno o di sera, ecc). Si tratta di indovinare una serie di variabili, metterle in equilibrio, e cercare di guadagnare. Se uno sbaglia il prezzo, troppo alto, magari non ci andrà nessuno, e fallirà; oppure ci andranno molti clienti incuriositi proprio dal prezzo, o dalle polemiche che avrà suscitato, e che comunque immagino se lo potranno permettere. Se il prezzo invece sarà troppo basso, magari non ci andrà nessuno, insospettiti dall’economicità; o ci andranno solo i ragazzini, che avranno un effetto magari respingente sulla clientela più in età…
      Se poi qualcuno – non sono sicuro che si tratti di mentecatti però – vorrà assaggiarla solo per il piacere di dire Scatti di Gusto o Allan Bay o Adriano Aiello o Azzurra Rossi avevano ragione, o torto marcio (e parto dalla convinzione che non tolgano, così facendo, il pane di bocca alla vecchia madre, o ai quattro gemellini denutriti a casa che aspettano un cucchiaino di latte in polvere), va bene: non è che uno che fa una cosa che io non farei, sbagli per forza.
      E comunque i loro soldi, così mal spesi nel caso, entreranno in un circuito economico virtuoso, fatto di stipendi e di pagamenti ai fornitori…

      • Illogico. Pagare la qualità é un conto, strapagarla, un altro. Ma ripeto, qui non c’è estorsione. Anche al Billionaire si strapagano bottiglie di Dompe e mi sembra che nessuno abbia da ridire troppo. Perché non attivi i virtuosismi di cui parli quando esci a cena, lascia 100€ di mancia. Soprattutto se la cena é già pagata.

  7. D altronde far arrivare le cose a Milano è difficile strade impervie, torrenti scoscesi, passi alpini
    Comunque è evidentemente il tipo di locali che non fa X me ed infatti da lievità che mi sarebbe comodissimo sono andato una volta poi basta e ho ripiegato su soluzioni più tradizionali economiche altrettanto buone se non migliori. Ah tra parentesi riesco anche a dormire dopo

  8. fa ridere il commento di allan bay, uno che come critico il conto non lo paga, giustamente difende il diritto di scroccare pizze a 30 euro.

    • In assoluto: perché un critico dovrebbe pagare quello che recensisce? I critici cinematografici dovrebbero pagarsi il biglietto? I recensori di libri dovrebbero comprarseli? Uno che scrive di automobilismo dovrebbe comprarsi le auto per provarle?
      Il lavoro del critico è dichiaratamente quello di provare e scrivere quello che pensa, e chiaramente senza pagarlo: non è che ristoratori o editori gli facciano un favore particolare. Sarebbe come se l’autista o il cameriere si dovessero comprare la divisa, o i giardinieri portarsi i fiori e la zappa da casa.
      Il lavoro del critico serve poi al lettore per dire vado/non vado a vedere questo film, comprare quest’auto, mangiare questa pizza: so che costa 30€, ci vado consapevole. E i lettori che hanno commentato il post dicendo santocielo ho speso 42€, 70€, non avranno letto il post di Azzurra, o – se è per questo – nemmeno il menù con i prezzi.
      E se invece si decidesse che i critici non vengono più invitati, e che i conti del ristorante li paga il giornale per cui scrivono, Allan Bay andrebbe lo stesso a mangiare la pizza da 30€ (se rientrasse ovviamente nel budget del giornale), pagandola.

      • Critici letterari e cinematografici non c’azzeccano. Libri e film costano uguale e successo di critica e pubblico specie per il cinema se coincidono sono eccezioni.
        Più simile il collaudatore d’auto che infatti soggiace ai volumi di pagine che le case acquistano sui giornali. Prova dell’alce, Dieselgate non sono certo emersi dalle riviste competenti.

      • perché se non paghi tendi a essere più indulgente. Perché se non paghi te ne esci col giustificare il prezzo di una pizza da 30 euro, coi denti, fino a coprirti di ridicolo. E questo rende inutile completamente il suo lavoro perché è evidentemente non in grado di giudicare la qualità rapportata al prezzo.

        • Esatto Tom. Penso a certi pezzi qui su scatti con le foto della coda fuori dal locale… Mentre all’interno si svolge la “cena per la stampa” e si regalano le pizze fritte.

  9. Da che parte stanno i “critici”?
    Per chi scrivono?
    Qual è il loro compito? La loro mission?
    .
    Il “popolo” è così evidentemente disprezzato da un “critico” che mi fiderei poco delle sue recensioni.
    E poi fa pensare un “critico” che non ha il coraggio di scrivere una critica negativa.

    • Vero. Forse l’errore alla base é etimologico: Con l’avvento del 2.0 si é sdoganata molta fuffa, molto accessibile. Dove si diventa in fretta, senza troppe gavette e qualità, “grandi esperti”. Forse invece dovremmo,distinguere critici, che in quanto tali sappiano giudicare e criticare e i blogger e influencer, di dubbie esperienze. Indipendentemente che vengano foraggiati o rimborsati. Critici rispettabili old School, restano Visintin e Raspelli (fino a prova contraria

      • Perdonami “Andrea aka Quello della concorrenza”, te lo chiedo senza polemica alcuna ma solo per il desiderio di capire secondo i tuoi parametri come viene misurata l’autorevolezza.

        Per quale motivo io sulle pizze dovrei essere meno esperto e rispettabile di Visintin?

        Io non scrivo sul Corriere, è vero. Ma a tuo avviso cosa avrebbe fatto lui più di me per abilitare il suo palato alla pizza?

        Io ho mangiato per 30 anni pizze (ne ho 40, tolgo i primi dieci per ovvie ragioni). Basta?

        • Perdonami Ezio, se mangi da 30 anni sei meno autorevole di Bonati, che in passato rispose come te dicendo “mangio da quasi 60”.
          Se l’autorevolezza è commisurata esclusivamente alle esperienze, capisci bene che la tua opinione valga quanto la mia o quanto quella di chiunque su tripadvisor (per esempio). Sei del mestiere? Hai studiato nel settore? Hai qualifiche o certificazioni in materia? La tua autorevolezza in materia deriva dallo scrivere in un blog?
          Tutti hanno mangiato. Tutti hanno un’opinione. Ma quelli che mangiano e scrivono online la propria opinione si credono più autorevoli e infallibili.

  10. “Critici rispettabili old School, restano Visintin e Raspelli (fino a prova contraria)”
    Aggiungo Daniele Cernilli per 4 articoli recenti veramente notevoli che hanno sfidato il CONFORMISMO in cui vive la critica gastronomica nazionale(una CASTA DIPENDENTE).
    Tra le critiche al suo anticonformismo quelle di essere un “populista”.
    .
    Io penso che piano piano qualcosa cambierà anche se lentamente.
    Anche nel settore dei food blog c’è un’OMOLOGAZIONE impressionante che richiede un rinnovamento.

  11. Se la domanda è “spendereste 28 per quella pizza al prosciutto crudo”?, la risposta è un no lievitato 1000 ore. Non sono mica sceso giù con la piena, come si dice da queste parti.
    Non amo essere preso in giro come un turista giapponese qualsiasi. Il prezzo è astronomicamente più lievitato rispetto al food cost. Pagano è molto generoso nel fare i conti e comunque già in base alla sua analisi il guadagno è spropositato. 50 euro al kg per un crudo di Parma? uhm. Sarebbe interessante sapere che crudo di Parma utilizzano. E poi consideriamo che molte materie prime sono di aziende partner commerciali dell’impresa che ha dato vita a Capperi che pizza. Ergo le pagano molto meno.
    Far arrivare i prodotti a Milano costa molto meno chessò che farli arrivare a Pescara. Bisogna limare anche questi costi.
    Quanto dice Bonati al punto 4 è verissimo. Non è il caso di questa pizzeria (e di molte altre), però domandiamoci, con tutte le mozzarelle di bufala spacciata per “campana” (da ristoranti/pizzerie/locali di vario genere, grande e piccola distribuzione etc.), quante cacchio di bufale ci possono essere fisicamente in Campania? Credo che la Finanza dovrebbe ficcarci il naso.
    I critici che parlano sempre bene di tutto, o all’opposto gli indomiti fustigatori, non servono a niente.
    E non vado neanche da Lievità, che, come altre pizzerie, ti fanno intuire sottilmente il loro motto, cioè “siediti,ordina subito, mangia in fretta la pizza, bevi la birra e vattene fuori dalle palle il prima possibile che devo far sedere subito altre persone perché devo incassare il più possibile”. E poi si fregiano di usare prodotti da presidi Slow Food. Curioso.

    • 1) I pistacchi di Bronte non esistono (ovvero, tutti usano i pistacchi di Bronte, ma a Bronte di alberi di pistacchi se ne vedono molto pochi.)
      2) Ancora con la storia dei costi di trasporto.
      3) Io la pizza con il Patanegra la vendo a 9(nove) euro.

  12. Cercare di giustificare questi prezzi con il food cost è una strategia folle che davvero non riesco a capire come si possa pensare di perseguire.

    A Milano ci sono pizzerie altrettanto “Gourmet” che impiegano prodotti anche migliori (penso per esempio ad IGPizza o Lievità) ma con prezzi che sono la metà.

    La scelta del prezzo è una prerogativa dell’imprenditori e non è giusta o sbagliata, è appunto una scelta, se qualcuno è disposta a pagare quella cifra probabilmente è ok. Giustificarla dicendo “beh è così perchè abbiamo un food cost elevato” però è una barzelletta che rischia di farti passare dalla ragione al ridicolo.

  13. Già la critica gastronomica m’annoiava a morte soprattutto quando trova legittimo scroccare una cena, ma l’addetto stampa di una pizzeria denota il livello di fuffa cosmico a cui siete arrivati! quella pizza bianca è scandalosa, il kebabaro riuscirebbe a fare qualcosa di più presentabile! Nei prodotti gourmet rientrano anche i famosi gamberetti dell’Artico?

  14. Giustificare quei prezzi con il food cost è un assurdità che offende la categoria. Ci sono pizzerie “gourmet” a Milano come IGPizza, Lievità ecc che offrono materie prime di assoluta eccellenza a meno della metà.

    Questi prezzi li fa Taverna Gourmet che non ti viene a raccontare cose simili ma si presenta come un nuovo segmento della pizza, in cui l’ideazione del piatto e la creazione della farcitura è da alta cucina (che poi sia vero o meno è un altro paio di maniche) e allora ha senso. Così invece mi spiace per l’addetta stampa ma è solo ridicolo. Le pizze dolci a 18€ come le giustifica allora? Dai su…

  15. Ormai con il concetto di gourmet stiamo sdoganando la qualunque e accettiamo prezzi assurdi. E gli ultimi che dovrebbero parlare in tal senso sono proprio i critici i quali – ma guarda un pò – NON PAGANO!!
    Gliene frega assai ai SIGNOROTTI se quella pizza bianca con crudo costa 28 o 30 o 50 Euro.
    Aggiungiamo pure che “gourmet” significa anche aumento a dismisura il prezzo e diminuisco il diametro della pizza? Perchè in certi posti si usa fare proprio così con la scusa del Cantabrico da una parte, dei capperi di Salina dall’altra, dei pistacchi di sta ca…o di Bronte (in genere vi rifilano pistacchi turchi e/o iraniani).
    Lasciatemi con il dubbio che se il critico pagasse di tasca si avvicinerebbe al consumatore medi e fornirebbe giudizi più adeguati.

    • Allora: se qualcuno usa un termine, gourmet, che ha assunto un certo significato, noi lo raccontiamo. Nel farlo, non lo sdoganiamo, e non “accettiamo” i prezzi assurdi o meno che siano: li raccontiamo, anche loro.
      In questo caso, siamo stati invitati ad assaggiare, lo abbiamo fatto, e non abbiamo pagato. E abbiamo comunque evidenziato i prezzi decisamente alti. Mi è capitato di andare a mangiare in posti dove ho speso tanto, e non lo ho ritenuto adeguato, e lo ho scritto. E se non ci avessero invitato, probabilmente ci saremmo andati lo stesso, pagando, e avremmo preso una pizza in due, magari.
      Noi non siamo signorotti, caro LETTORINO: diciamo se siamo invitati, se no paghiamo.
      E comunque: non è che se una cosa è molto cara, allora non è buona. Per assurdo, una pizza può valere anche 300€ (conosco uno che ne ha preparata una per questo prezzo), ed essere buona lo stesso. Il fatto che io non possa o non voglia acquistarla, è un problema o una decisione mia. Io sto dicendo a te guarda che questa pizza è fatta così, e costa cosà; secondo me il gusto è o non è male: penso che questo prezzo sia o non sia eccessivo. Se tu hai un sacco di soldi,e hai voglia, puoi andare ad assaggiarla. Punto.

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